Nel Pd e in Fi spunta una irresistibile voglia di gruppo misto…

Nel Pd e in Fi spunta una irresistibile voglia di gruppo misto…

30 Marzo 2018 0 Di Marino Marquardt

La paura del voto anticipato spinge molti neo parlamentari a guardare ai gruppi indipendenti e a entrare nel gruppo misto. 

Neo senatori e neo deputati Dem e Forzisti tentati di entrare nel gruppo misto

Considerati i chiari di luna, prepariamoci ad assistere al rapido ingrossamento del Gruppo Misto di Camera e Senato. L’effetto-Viagra sarà prodotto dall’insopprimibile desiderio ii tenersi ben avvinti agli stipendi e agli scranni appena conquistati. Una irrefrenabile voglia – questa – che secondo navigati osservatori spingerà soprattutto i neo parlamentari per grazia ricevuta ad abbandonare le case paterne – Pd e Fi – per trasferirsi nella casa comune di quanti vogliono disporre in proprio delle scelte politiche. Per interesse o per improvvise folgorazioni sulla via del Potere.

E’ bastata infatti la diffusione della ipotesi di voto anticipato da più parti ventilata per determinare scricchiolii sullo scacchiere parlamentare. E’ la naturale premessa al fatto che – secondo i maligni – ne vedremo delle belle in assenza dell’accordo tra Luigi Di Maio e Matteo Salvini.

C’è già chi immagina corpose fughe dalla morgue del Nazareno controllata dal Becchino del Pd di Rignano, e c’è già chi prevede evasioni altrettanto nutrite dall’asse Arcore-Palazzo Grazioli in direzione leghista.

Il 4 Aprile, intanto, al Quirinale si apriranno le danze…

Tutto dipende dagli sviluppi della trattativa tra Di Maio e Salvini

Tutto – ovviamente – dipenderà se M5s e Lega riusciranno a trovare o no una intesa.

In caso affermativo l’unione tra il leader Cinquestelle e il pari grado leghista non sarà un matrimonio d’amore, non sarà il frutto di una attrazione fatale, non sarà l’effetto di un colpo di fulmine.

Distinti e distanti (ricordate il disappunto di Salvini quando Raffaele Fitto gli preannunciò il crollo del Pd e l’en plein dei Cinquestelle al Sud? E ricordate l’insofferenza dei pentastellati verso le posizioni della Lega in tema di migranti e sicurezza?), tra Di Maio e Salvini si tratterebbe in sostanza di formare una sorta di società finalizzata esclusivamente al raggiungimento di tre obiettivi:

  • Legge elettorale,
  • misure economiche a sostegno alle fasce sociali deboli,
  • compatibile taglio delle tasse.

Una società per la quale potrebbe essere nominato amministratore delegato Carlo Cottarelli, esperto in taglio delle spese e quindi idoneo per reperire risorse a favore delle misure per i poveri e della riduzione della pressione fiscale. Un lavoro di pochi mesi.

Inutile dire che una intesa su queste basi – e per giunta con un premier bipartizan – si tradurrebbe indubbiamente in un affare politico sia per il M5s che per la Lega.

Soddisfacendo seppure in parte le attese dei rispettivi elettori Di Maio e Salvini si troverebbero infatti già con buoni argomenti da mettere sul piatto della prossima campagna elettorale per il voto che – nella più lontana delle ipotesi – potrebbe ripetersi in occasione delle Europee dell’anno prossimo.

Tutto comunque dipenderà dall’effetto-Viagra accennato in apertura. A buon intenditor…