Nello stretto di Hormuz si riapre lo scontro tra Usa e Iran

Nello stretto di Hormuz si riapre lo scontro tra Usa e Iran

09 Maggio 2019 0 Di Corrado Corradi

Sale la tensione tra Usa e Iran: Teheran minaccia di chiudere lo stretto di Hormuz per rispondere al veto americano sull’export di petrolio.

Mentre in Algeria la pacifica rivolta contro il sistema é giunta alla sua dodicesima edizione e non sembra intenzionata a smorzarsi e in Libia prosegue il duello a colpi di grad e sparatorie disordinate tra le truppe del Generale Aftar e le milizie del premier (?) Al Sarraj, un’altro fronte, potenzialmente più preoccupante, sembra aprirsi nello stretto di Hormuz.

Si riaccende lo scontro tra Usa e Iran

Cosa sta succedendo? Semplice: l’amministrazione Trump vuol riportare l’Iran al tavolo di nuove trattative sul nucleare e siccome l’Iran non ne vuole sapere, il biondo ed ossigenato presidente americano ha pensato bene di non rinnovare le esenzioni all’importazione di petrolio iraniano già concesse all’Italia, a Taiwan, alla Cina, all’India, alla Grecia, alla Turchia, al Giappone, e alla Corea del Sud, avendo per obiettivo l’azzeramento dell’export petrolifero iraniano (principale fonte di proventi di quel paese)…

Nessuna proroga, dunque, oltre la data del 1° maggio: “ipse dixit”, così ha detto il Segretario di Stato Usa Mike Pompeo.

Chiaramente, un fattore suscettibile di far ulteriormente “incazzare” Teheran (mi si passi il termine), è il conseguente incremento di produzione di petrolio da parte dei paesi del Golfo, già in aperto, netto e virulento contrasto con l’Iran sia a causa della storica contrapposizione tra sci’iti e sunniti, ma anche per questioni legate all’egemonia regionale.

Teheran pronta a chiudere lo stretto di Hormuz

L’Iran ha fatto sapere che le sue forze armate sono pronte a chiudere lo stretto di Hormuz e mettere così in seria difficoltà il mercato petrolifero mondiale senza tuttavia “strozzarlo” come una vulgata strumentalmente pessimistica vuol dare da credere.

E gli Usa, dal canto loro, hanno spedito nel Golfo la flotta della portaerei Lincoln con funzione dissuasiva.

Tale prospettiva, già minacciata ma mai finalizzata perché corrisponderebbe ad una sorta di dichiarazione di guerra rivolta a 360 gradi, cade proprio in concomitanza con l’avvicendamento al vertice della Guardia Rivoluzionaria.

Un avvicendamento che, stando ai proclami del nuovo Comandante, il generale Hossein Salmi, marca un notevole quanto preoccupante irrigidimento:

  • “Spezzeremo l’America, Israele e i loro partner e alleati…le nostre forze di terra ripuliranno il mondo dalla sozzura della loro esistenza”.
  • “Spazzeremo via Israele dalla carta politica del mondo”
  • “Scateneremo l’inferno contro lo Stato ebraico”.
  • “L’Iran ha avvertito il regime sionista di non scherzare col fuoco, perché sarà distrutto prima che gli Usa lo possano aiutare”.
  • “La guerra si concluderà con la sconfitta di Israele nel giro di tre giorni e non essi avranno abbastanza terra in cui seppellire i loro morti”.

Esperienza insegna che: “can che abbaia non morde”. E’ pur vero, però, parlando di Iran, che è meglio non andare a “sfruculiarlo” troppo, perché ha pur sempre forze armate efficientissime, alcune milizie sparse per il Medio Oriente (Hizb Allah in Libano, Badr Corp e Jaish al Mahdi in Iraq) e conta su amicizie, come la Russia di Putin, che, proprio come la Roma antica, non è avvezzo ad abbandonare sul più bello l’alleato.

Basso rischio terrorismo: gli sci’iti non badano al jihad

Alcune testate giornalistiche avanzano l’ipotesi che potrebbe scatenarsi una offensiva terroristica di matrice sci’ita sostenuta dalla Guardia Rivoluzionaria, tuttavia tenderei ad escludere questa possibilità, perché l’Islam Sci’ita non ha nelle sue corde il jihad e l’Iran non coltiva il lebensraum spirituale mirando ad estendere l’Islam all’orbe come invece fanno l’Arabia Saudita e altri paesi del Golfo, padrini dell’Islam intollerante.

L’espansionismo dell’Iran sci’ita è limitato ad un’affermazione regionale che, tramite un paese satellite (Siria) e un’organizzazione politico/militare (Hizb Allah) gli permette di affacciarsi sul Mediterraneo.

Comunque, è evidente che ogni scenario è aperto. Non resta che aspettare e vedere.