Nicola Zingaretti vara la nuova Segreteria del Pd. Fuori i renziani. Il capogruppo Andrea Marcucci sbraita

Nicola Zingaretti vara la nuova Segreteria del Pd. Fuori i renziani. Il capogruppo Andrea Marcucci sbraita

16 Giugno 2019 0 Di Marino Marquardt

Andrea Marcucci non ci sta. E sbraita contro Nicola Zingaretti a nome di Matteo Renzi e di tutti i renziani. Marcucci è la stessa persona che poco più di un anno fa organizzò la riunione carbonara dei turborenziani, Matteo Renzi compreso, negli uffici della holdingg Marcucci dalle parti di via Veneto. Un summit per stabilire strategie e poltrone. Un summit del Pd extra Nazareno. Così come si fa tra persone che della trasparenza hanno fatto scempio…

I fedelissimi dell’ex Capo Scout col dente avvelenato

Non ci sta, Marcucci, perché nessun renziano è presente nella Segreteria appena varata.

Gli uomini – e non i Quaquaraquà – di fronte a un grave torto subito (e il torto è visibile agli occhi di tutti detenendo i renziani la maggioranza dei parlamentari) agiscono di conseguenza: vanno via sbattendo la porta e mandando a quel paese gli autori dell’oltraggio.

Ma nel Pd non tutti sono uomini… E i Quaquaraquà subiscono l’affronto limitandosi a sbraitare sterilmente. Agiscono così perché non sanno dove andare, perché l’ipotesi del neopartitino griffato Giglio Magico made by Matteo Renzi non offre loro sufficienti garanzie di successo e di poltrone. I numeri sono numeri e quelli relativi al progetto dell’ex Capo Scout sono quelli che sono. Devono limitarsi a fare gli offesi, dunque, i Quaquaraquà, non disponendo di frecce avvelenate ai propri archi.

Detto ciò accade che in ore difficili per il Pd scosso dal caso Lotti, Nicola Zingaretti annunci gli incarichi conferiti per la Segreteria. Si tratta di una squadra di quindici persone, 8 uomini e 7 donne. E’ una squadra derenzizzata senza se e senza ma. Tanto derenzizzata che – come detto – il numero uno dei senatori dem, Marcucci, subito insorge: “La segreteria non assomiglia al partito del noi. Vedo un’unica matrice identitaria in un partito che è nato per valorizzare i riformismi. È una scelta che non condivido”. Acque agitate, insomma, in vista della Direzione convocata per martedì. Ma – siatene certi – non accadrà niente di significativo.

Per dovere di cronaca notarile ecco la squadra. Il coordinatore sarà Andrea Martella, parlamentare dal 2001 al 2013, vicino al vicesegretario Andrea Orlando. Agli Esteri va Enzo Amendola, già sottosegretario agli Esteri. Chiara Braga – urbanista e deputata della commissione Ambiente – va alla Sostenibilità. Alle imprese Pietro Bussolati, che è stato segretario provinciale del Pd a Milano e ora è consigliere regionale in Lombardia. Andrea Giorgis alle riforme istituzionali. Maria Luisa Gnecchi al Welfare. Alle Infrastrutture Roberto Morassut. Alle Politiche della sicurezza Roberta Pinotti, senatrice ed ex ministra della Difesa. Al Lavoro Giuseppe Provenzano, economista e direttore dello Svimez. A Nicola Oddati va il Mezzogiorno. Agli Enti locali Marina Sereni. All’organizzazione Stefano Vaccari, che è stato sindaco di Nonantola, in provincia di Modena, e senatore in commissione Ambiente. Alla Pubblica amministrazione Antonella Vincenti. Alla scuola un’insegnante. Camilla Sgambato. Al Terzo settore Rita Visini. Si avvia poi la costituzione di Forum aperti alla partecipazione di rappresentanti dell’associazionismo, del volontariato, delle forze sindacali, delle professioni e il coordinatore sarà Marco Furfaro. Maurizio Martina – sfidante di Zingaretti alle Primarie –  ha avuto l’incarico di occuparsi della riforma dello Statuto del Partito.

PS. C’è chi non esclude che il nuovo assetto interno possa essere prodromico all’apertura di un dialogo tra Pd e M5s. Chi vivrà vedrà…

16/06/2019   h.07.45