Non profit, l’Istat fotografa gli enti del settore: +2,6 per cento nel 2018

Non profit, l’Istat fotografa gli enti del settore: +2,6 per cento nel 2018

09 Ottobre 2020 0 Di Redazione In24
Aggiornate al 2018 le rilevazioni Istat del settore Non profit: le 359.574 istituzioni non profit attive in Italia (+2,6% su anno) impiegano 853.476 dipendenti (+1%).

Non profit, dall’Istat la fotografia del settore

Il settore non profit italiano si conferma in crescita: al 31 dicembre 2018 le istituzioni non profit attive in Italia sono 359.574 e, complessivamente, impiegano 853.476 dipendenti.

A fornire la fotografia aggiornata del non profit è l’Istat, che ha appena rilasciato i dati del settore del 2018 (qui il rapporto completo) e che rileva come il numero di istituzioni non profit aumenta con tassi di crescita medi annui sostanzialmente costanti nel tempo (intorno al 2%) mentre l’incremento dei dipendenti, pari al 3,9% tra il 2016 e il 2017, si attesta all’1,0% nel biennio 2017-2018. Rispetto al complesso delle imprese dell’industria e dei servizi, l’incidenza delle istituzioni non profit continua ad aumentare, passando dal 5,8% del 2001 all’8,2% del 2018, diversamente dal peso dei dipendenti che rimane pressoché stabile (6,9%).

La rilevazione dell’Istat aggiornata al 2018 parte dai dati del registro statistico, aggiornato annualmente attraverso l’integrazione di diverse fonti amministrative mentre ogni tre anni, l’informazione sul settore viene completata dalla rilevazione campionaria. In tal modo viene garantita sia la necessaria profondità ed articolazione del quadro informativo di carattere strutturale sia l’analisi in serie storica.

Le istituzioni aumentano di più nel Mezzogiorno, i dipendenti diminuiscono nelle Isole.

Nel 2018, le istituzioni crescono a un ritmo più sostenuto nelle Isole (+4,5%) e al Sud (+4,1%), in particolare in Sardegna (8,9%), Puglia (7,8%), Calabria (6,8%) e Basilicata (3,8%) mentre il Molise è l’unica regione in cui si riducono (-4,4%).

Tali incrementi non modificano significativamente la distribuzione territoriale che permane piuttosto concentrata, con oltre il 50% delle istituzioni attive nelle regioni del Nord (27,1% nell’Italia meridionale e insulare). La diffusione del settore non profit è comunque in aumento nel Mezzogiorno: rispetto al 2017, il numero di istituzioni ogni 10 mila abitanti passa da 48,3 a 50,7 nelle Isole e da 43,7 a 45,7 al Sud.

Nel biennio 2017-2018, i dipendenti impiegati dalle istituzioni non profit crescono di più nel Nord-est (+2,6%) e al Sud (+1,4%) mentre sono in flessione nelle Isole (-1,2%).

Le regioni maggiormente interessate dall’incremento dei dipendenti sono Molise (+8,4%), Friuli–Venezia giulia (+4,2%), Emilia-Romagna (+3,8%) e Campania (+3,2%).

Al contrario, si registra una diminuzione dei dipendenti in Calabria (-2,8%), Basilicata (-2,8%), Sicilia (-2,1%) e Valle d’Aosta (-1,4%).

Dal punto di vista territoriale, i dipendenti risultano ancora più concentrati delle istituzioni, oltre il 57% è impiegato al Nord.

In crescita soprattutto le fondazioni

Tra il 2017 e il 2018, ad eccezione delle cooperative sociali che permangono sostanzialmente stabili (-0,1%), le istituzioni non profit aumentano pressoché in tutte le forme giuridiche, in particolare tra le fondazioni (+6,3%).

L’associazione è la forma giuridica che raccoglie la quota maggiore di istituzioni (85,0%), seguono quelle con altra forma giuridica (8,4%), le cooperative sociali (4,4%) e le fondazioni (2,2%).

I dipendenti aumentano maggiormente nelle cooperative sociali (+2,4%) e nelle fondazioni (+1,9%), al contrario, diminuiscono tra le associazioni (-3,0%).

La distribuzione dei dipendenti per forma giuridica resta piuttosto eterogenea, con il 53,0% impiegato dalle cooperative sociali, il 19,2% dalle associazioni e il 12,2% dalle fondazioni.

Due istituzioni su tre attive nel settore della cultura, sport e ricreazione

Rispetto al 2017, le istituzioni non profit che presentano un incremento più elevato sono quelle attive nei settori della tutela dei diritti e attività politica (+9,9%), dell’assistenza sociale e protezione civile (+4,1%), della filantropia e promozione del volontariato (+3,9%) e delle relazioni sindacali e rappresentanza interessi (+3,7%).

La distribuzione delle istituzioni non profit per attività economica rimane pressoché invariata, con il settore della cultura, sport e ricreazione che raccoglie quasi due terzi delle unità (64,4%), seguito da quelli dell’assistenza sociale e protezione civile (9,3%), delle relazioni sindacali e rappresentanza interessi (6,5%), della religione (4,7%), dell’istruzione e ricerca (3,9%) e della sanità (3,5%) (Prospetto 4).

Nel biennio 2017-2018, i dipendenti crescono in misura relativamente maggiore nei settori della religione (+5,8%), della filantropia e promozione del volontariato (+3,4%), dello sviluppo economico e coesione sociale (+3,3%) mentre diminuiscono in quelli della tutela dei diritti e attività politica (-12,1%), della cultura, sport e ricreazione (-11,3%) e della cooperazione e solidarietà internazionale (-3,1%).

Anche la distribuzione del personale dipendente è abbastanza concentrata in pochi settori quali: assistenza sociale (37,3%), sanità (21,8%), istruzione e ricerca (15,0%) e sviluppo economico e coesione sociale (12,0%).

Senza lavoratori dipendenti oltre otto istituzioni non profit su dieci

Nel complesso l’85,5% delle istituzioni non profit opera senza dipendenti ma nei settori dello sviluppo economico e coesione sociale e dell’istruzione e ricerca la quota è molto inferiore, rispettivamente 29,8% e 42,1%.

In questi due settori più di una istituzione su cinque impiega almeno dieci lavoratori, percentuale che permane sopra il 10% anche nei settori della sanità (13,3%) e dell’assistenza sociale e protezione civile (12,7%).

Diversamente, nei settori della cultura, sport e ricreazione, della filantropia e promozione del volontariato e dell’ambiente oltre il 90% delle istituzioni opera senza impiegare personale dipendente per lo svolgimento delle proprie attività.

Nei settori dello sviluppo economico e coesione sociale e della cultura, sport e ricreazione più di una istituzione su quattro è stata costituita nel quinquennio 2014-2018, contrariamente ai settori della religione, della filantropia e promozione del volontariato, dell’istruzione e ricerca e della sanità dove tale quota è inferiore al 15%.

Organizzazioni di volontariato e Onlus concentrate nell’assistenza sociale e protezione civile

Attraverso il settore di attività prevalente si possono caratterizzare le principali forme organizzative delle istituzioni non profit.

Le organizzazioni di volontariato si concentrano nei settori di attività che rientrano nel loro ambito di intervento tradizionale: assistenza sociale e protezione civile (41,9%) e sanità (23,5%).

Le Onlus, oltre a concentrarsi nel settore dell’assistenza sociale e protezione civile (42,7%), sono più attive in quello della cooperazione e solidarietà internazionale (17,1%).

Le imprese sociali, oltre a essere più presenti nei settori peculiari della cooperazione sociale, cioè assistenza sociale e protezione civile (45,1%) e sviluppo economico e coesione sociale (32,4%), sono più diffuse anche nel campo dell’istruzione e ricerca (9,5%).

E’ invece più eterogenea la distribuzione delle associazioni di promozione sociale, attive prevalentemente nel settore della cultura, sport e ricreazione (82,7%).

Le principali forme organizzative delle istituzioni non profit si differenziano anche in base alla composizione delle risorse umane impiegate per lo svolgimento delle attività.

Le organizzazioni di volontariato e le associazioni di promozione sociale operano prevalentemente senza impiegare personale dipendente (89,7% e 88,2%, rispettivamente) e, in misura minore, anche le Onlus (77,9%) contrariamente alle imprese sociali che nell’80,8% dei casi utilizzano personale dipendente.

Istituzioni non profit principali beneficiarie del cinque per mille

Nel 2018, le istituzione non profit iscritte nell’elenco degli enti destinatari del cinque per mille sono 60.425, pari al 16,8% del totale.

La scelta operata dai contribuenti al momento della dichiarazione dei redditi per la destinazione del cinque per mille dell’Irpef ha premiato maggiormente le istituzioni non profit operanti nei settori dell’assistenza sociale e protezione civile (25,0%), dell’istruzione e ricerca (23,2%), della sanità (15,6%) e della cooperazione e solidarietà internazionale (12,3%).

Diversamente, il settore della cultura, sport e ricreazione (12,0%) sebbene raccolga oltre il 40% delle istituzioni non profit destinatarie del cinque per mille ha ricevuto il 12,0% delle preferenze dei contribuenti.

In effetti, il numero di scelte è piuttosto variabile in termini mediani: più elevato nei settori della cooperazione e solidarietà internazionale (75) e della sanità (72); più basso in quelli dello sviluppo economico e coesione sociale (16) e della cultura, sport e ricreazione (24). La distribuzione degli importi rispetto al settore di attività dell’istituzione non profit beneficiaria è piuttosto simile a quella delle scelte dei contribuenti.

Per quanto riguarda la forma organizzativa, le scelte operate dai donatori del cinque per mille hanno interessato principalmente le Onlus (34,8%) e meno le imprese sociali (3,6%).

Infatti, considerando la mediana, il numero delle scelte è pari a 57 tra le Onlus, scende a 46 tra le organizzazioni di volontariato ed è più basso tra le associazioni di promozione sociale (24) e le imprese sociali (22).