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Marco Zullo - Rubrica Marco di Fabbrica
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Nucleare controllato dai Prefetti.Gli affari sulle ex centrali

Nucleare controllato dai Prefetti.Gli affari sulle ex centrali

03 Settembre 2025 Off di Nunzio Ingiusto

Rinnovato il Protocollo di legalità tra la Sogin e i Prefetti contro le infiltrazioni delle mafie negli appalti. Il giro d’affari supera gli 11 miliardi di euro.

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Un altro triennio di collaborazione tra la società che sta smantellando le vecchie centrali nucleari e i Prefetti. La società è la Sogin e i Prefetti che hanno rinnovato l’impegno a vigilare sui lavori sono quelli di Alessandria, Caserta, Latina, Matera, Piacenza, Roma, Varese, Vercelli. Le parti sono impegnate in un protocollo di legalità che riguarda i lavori di smantellamento delle strutture esistenti. Il rischio che la criminalità organizzata possa inserirsi in lavori complessi e miliardari è vivo da tempo. Secondo Greenreport, l’impegno complessivo per lo smantellamento dei vecchi siti è di  11,38 miliardi di euro  con termine di fine lavori al  2052. La cifra  supera la precedente stima di 8 miliardi iscritta nel bilancio dello Stato e totalmente in capo a Sogin. La Società  negli anni ha accumulato ritardi di vario tipo e il piano di smantellamento periodicamente entra nel dibattito politico. Non c’è dubbio che l’addio al precedente sogno nucleare italiano susciti gli appetiti della criminalità organizzata. E che cresca nel momento in cui l’Italia sta approcciando un nuovo ricorso all’energia nucleare che soppianterà definitivamente le centrali del passato.

Vigilanza e futuro

La Sogin è la società a capitale pubblico che  gestisce tutto il sistema di decomissioning e le imprese che partecipano ai bandi  per i lavori devono offrire massime garanzie tecniche, di sicurezza e di legalità. Il protocollo vuole prevenire ogni possibile infiltrazione della criminalità non solo per i lavori, ma anche per servizi e forniture. Il rinnovo – ha spiegato Sogin-  conferma l’impegno nel garantire sicurezza e trasparenza lungo tutto il processo di esecuzione degli appalti, tutelando così il valore sociale, industriale ed economico dei siti nucleari italiani. È stato firmato per la prima volta nel 2011, tanto per avere memoria di un business pluriennale.  Ancora una volta prevede la richiesta delle informative antimafia per tutta la  filiera di imprese e fornitori per lavori di valore pari o superiore a 200 mila euro e servizi e forniture di valore pari o superiore a 150 mila euro. L’attività più gravosa riguarda le verifiche antimafia ai sub-appalti indipendentemente dal loro valore economico e ai sub-affidamenti per prestazioni più a rischio di infiltrazioni mafiose. Come si fa a essere sicuri che  boss e faccendieri stiano alla larga ? Non è un mistero che le ditte fantasma che ambiscono a entrare nel giro, sono interessaste al trasporto di materiali a discarica, smaltimento rifiuti, fornitura e trasporto terra, calcestruzzo, noli di macchinari. Chi intende “farsi largo” nel sistema riesce a trovare sempre qualche sistema. Il nucleare, insomma, non è ripugnante, indipendentemente dalle valutazioni politiche o ideologiche. La filiera è lunga e lacunosa,  come è capitato alla stessa Sogin, oggetto di diverse inchieste giudiziarie.

Miliardi e inchieste

Le centrali sono piene di risorse industriali che valgono soldi. In tutto il mondo i traffici illegali per il nucleare sono sotto osservazione di polizia e magistratura. L’Italia, forse anche per la lentezza con la quale si smantellano i siti, è nella lista dei paesi più esposti ai traffici. I trafugamenti di sorgenti radioattive sono, infatti, l’altro filone che attira la criminalità organizzata. Tra il 2006 e il 2009 la Guardia di Finanza ha scoperto traffici di materiale radioattivo tra Pozzuoli, Roma, Catania, Saluggia. Nel corso dell’inchiesta in Basilicata furono trovati in mare 600 fusti radioattivi ad opera di ditte legate alla ’ndrangheta. A febbraio scorso, la Direzione Distrettuale Antimafia di Milano ha smantellato un’associazione a delinquere legata a clan calabresi che gestiva 16 tonnellate di rame radioattivo. Le inchieste sono laboriose, bisogna avere in campo investigatori preparati e scrupolosi,  di cui fidarsi anche quando controllano i libri matricola del personale delle ditte che entra negli impianti da smantellare. Potrebbe essere un escamotage per carpire segreti e mettere le mani in modo oscuro su pratiche amministrative. È un altro aspetto qualificante del protocollo Sogin-Prefettue che interviene sulle modalità chiare di assunzione della manodopera. Un’altra garanzia per gli italiani che chiedono trasparenza e onestà nei comportamenti pubblici.

 

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