Nuova Carta atlantica tra Usa e Gran Bretagna: Biden e Johnson rinnovano l’alleanza del 1941

Nuova Carta atlantica tra Usa e Gran Bretagna: Biden e Johnson rinnovano l’alleanza del 1941

11 Giugno 2021 0 Di Pietro Nigro

Intenso Incontro in Cornovaglia tra il presidente Usa e il premier inglese che rinnovano la carta atlantica e parlano di Brexit e pace in Irlanda del Nord.

Incontro denso di contenuti oggi in Cornovaglia tra il Presidente Usa Joe Biden e il primo ministro britannico Bori Johnson.

Il colloquio, che precede il G7 dei prossimi giorni e gli incontri di Biden con i vertici della Nato e della Ue e con il presidente russo Putin, ha permesso ai due di rinnovare la Carta Atlantica, la storica alleanza siglata nel 1941 con cui Usa e Gran Bretagna hanno condiviso una visione strategica e una comune volontà politica internazionale.

Ma a Carbis Bay, Biden ha anche ribadito al suo interlocutore che Washington tiene alla pace in Irlanda e non gradisce che il protrarsi delle dispute tra Regno Unito e Unione europea per la Brexit possa avere ripercussioni negative di qualsiasi genere sulla stabilità dell’isola e della sua parte regnicola in particolare.

Nuova Carta atlantica tra Usa e Gran Bretagna: Biden e Johnson rinnovano l’alleanza del 1941

Il presidente Usa Joe Biden, dunque, è arrivato in Gran Bretagna per iniziare il suo viaggio in Europa e Russia, il primo dopo la Pandemia di Covid e soprattutto dopo le elezioni in cui ha battuto il predecessore Donald Trump.

Ed è proprio il dopo Trump che Biden vuole inaugurare, incontrando il primo ministro dello storico alleato inglese, partecipando poi al G7 dei prossimi giorni in Cornovaglia, incontrando i vertici Nato e Ue e infine il suo dirimepttaio russo Vladimir Putin.

Non a caso, dunque, il primo impegno di Biden è il rinnovo della Carta atlantica, lo storio accordo con la Gran Bretagna firmato nel 1941, ch oltre a rinnovare quei principi e quegli impegni verso il mondo serve anche per “riavviare” quell’impegno “multilaterale” in politica estera che il campione di “America First” ha cercato di ridurre e ridimensionare.

La Carta atlantica precedente è stata siglata nel 1941 da Winston Churchill, di cui Boris Johnson è stato studioso e biografo, e dall’allora inquilino della Casa bianca Franklin Delano Roosevelt, ed ha cementato l’alleanza con cui poi Usa e Gran Bretagna hanno condotto la Seconda Guerra Mondiale e hanno gestito il Dopoguerra e la Guerra Fredda.

E su quel testo è stata ricalcata anche la “nuova” Carta atlantica, (qui il testo integrale) il documento siglato ora da Biden e Johnson.

I due leader hanno dunque riaffermato il loro impegno a lavorare insieme “per realizzare la nostra visione per un futuro più pacifico e prospero“, come è scritto nelle note ufficiali diramate dopo la firma.

Qui il video postato da Boris Johnson sul suo profilo Facebook:

 

Ottanta anni dopo, una nuova Carta atlantica con analoghi principi

Ottanta anni dopo la precedente, dunque, la rinnovata Carta Atlantica “afferma il nostro impegno continuo a sostenere i nostri durevoli valori e a difenderli dalle nuove e vecchie sfide. Ci impegniamo a lavorare a stretto contatto con tutti i partner che condividono i nostri valori democratici e a contrastare gli sforzi di coloro che cercano di minare le nostre alleanze e istituzioni”.

Al primo punto della Carta, in particolare, la difesa di principi, valori e istituzioni della democrazia e della società aperta, il sostegno alla trasparenza, allo stato di diritto, alla società civile e alla indipendenza dei media, affrontando al contempo ingiustizia e diseguaglianza in difesa dei diritti umani.

Secondo impegno, “rafforzare istituzioni, leggi e norme che sostengono la cooperazione internazionale per adattarle alle nuove sfide del 21° secolo”, lavorando “attraverso l’ordine internazionale basato su regole per affrontare insieme le sfide globali; abbracciare la promessa e gestire il pericolo delle tecnologie emergenti; promuovere il progresso economico e la dignità del lavoro; e consentire un commercio aperto ed equo tra le nazioni”.

I principi di sovranità, integrità territoriale e risoluzione pacifica delle controversie sono poi al terzo punto dell’accordo, insieme al rifiuto “dell’interferenza attraverso la disinformazione o altre influenze maligne, anche nelle elezioni”, riaffermando al contempo l’impegno per la trasparenza del debito, la sostenibilità e una sana governance della cancellazione del debito.

Al quarto punto, poi, Usa e Gran Bretagna ribadiscono di voler “sfruttare e proteggere il nostro vantaggio innovativo nella scienza e nella tecnologia per supportare la nostra sicurezza condivisa e fornire posti di lavoro a casa; aprire nuovi mercati; promuovere lo sviluppo e la diffusione di nuovi standard e tecnologie per sostenere i valori democratici; continuare a investire nella ricerca sulle maggiori sfide che il mondo deve affrontare; e promuovere lo sviluppo globale sostenibile”.

Gran Bretagna e Usa ripropongono anche la comune e condivisa responsabilità di mantenere sicurezza collettiva e stabilità e resilienza internazionali contro l’intero spettro delle minacce moderne, comprese le minacce informatiche, mentre il deterrente nucleare resta destinato alla difesa della Nato, che è e resta una alleanza nucleare, su cui partner ed alleati possono sempre contare. Al contempo, resta l’impegno a promuovere un comportamento responsabile dello Stato nel ciberspazio, nel controllo degli armamenti, nel disarmo e nelle misure di prevenzione della proliferazione per ridurre i rischi di conflitto internazionale a contrastare il terrorismo.

Non manca nel sesto punto l’impegno a costruire una società inclusiva, equa, rispettosa del clima, sostenibile, basata su regole dell’economia globale, impegno rinnovato nel successivo punto sette dedicato all’urgente necessità di affrontare la crisi climatica, proteggere la biodiversità e sostenere la natura, menrte al successivo punto otto si cita la necessità di contrastare l’impatto catastrofico delle crisi sanitarie e rafforzare le difese collettive contro le minacce alla salute.

Sulla pace in Irlanda del Nord Biden mette in guardia Johnson

Ed è l’Irlanda del Nord l’altro tema al centro dedll’incontro di Biden e Johnson a Carbis Bay, dove il Presidente Usa ha consegnato al primo ministro britannico un vero e proprio avvertimento: occore evitare, ha detto il primo, che le dispute in corso con l’Unione europea per la Brexit non possono mettere in pericolo la delicata pace in Irlanda del Nord.

Un avviso certamente non facile da consegnare, per Biden, che probabilmente ha approfittato del clima cordiale dell’incontro, mentre i due insieme alla First Lady Jill e alla nuova moglie di BoJo si godevano il panorama sulle cristalline acque di Carbis Bay.

Anche perché, l’inquilino di Downing Street è sempre stato tra coloro che hanno guidato il processo di uscita dall’Ue e che, anche dopo la Brexit, ha continuato ad assumere decisioni più o meno unilaterali ed arbitrarie, così vengono infatti considerate a Bruxelles, sull’una o sull’altra materia oggetto di contenzioso gli ex partner europei.

Ma quelle decisioni, ha dovuto ribadire Biden, che tra l’altro è fiero delle sue origini irlandesi, spesso e volentieri hanno ripercussioni sull’Irlanda del Nord, che si ritrova anche ad essere sulla frontiera con la confinante Repubblica di Irlanda rimasta in Europa, provocano ripercussioni e fibrillazioni di ogni genere, e finiscono inevitabilmente con il minacciare la pace in Ulster.

La Brexit all’inglese mette a rischio L’accordo del Venerdì Santo del 1998

Pace che si basa, ancora oggi, sull’Accordo del Venerdì Santo del 1998, a suo tempo negoziato proprio dagli Stati Uniti e che ha nesso la parola fine a oltre tre decenni di spargimenti di sangue e di guerra civile in Irlanda del Nord.

Al contrario, le decisioni legislative adottate da Johnson, spesso unilateralmente su questioni doganali, di frontiera, di transito e di trasporto di persone, merci e servizi, passano inevitabilmente per la ripristinata frontiera con l’Europa, che si colloca lungo il canale di Irlanda.

Insomma, nel bloccare le frontiere, oltre che bloccare il mercato unico europeo, rischia di isolare completamente la povera provincia irlandese dal resto del Regno Unito.

L’UE e la Gran Bretagna hanno cercato di risolvere il complesso rompicapo del confine tra le due isole con il Protocollo dell’Irlanda del Nord dell’accordo sulla Brexit, che mantiene la provincia sia nel territorio doganale del Regno Unito che nel mercato unico dell’UE.

Ma a Londra si sostiene che quel protocollo è insostenibile nella sua forma attuale e che addirittura viola lo spirito e la lettera dell’Accordo di Pace del Venerdì Santo. Per questo è stata volutamente ritardata l’attuazione delle clausole della Brexit che riguardavano la parte nord irlandese del Regno e sono state perfino interrotte le forniture di beni di uso quotidiano all’Irlanda del Nord.

Per questo, “Il presidente Biden è stato chiarissimo sulla sua solida fiducia nell’Accordo del Venerdì Santo come base per la coesistenza pacifica nell’Irlanda del Nord – come ha riferito ai giornalisti presenti a bordo dell’Air Force One il consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca Jake Sullivan – Qualsiasi passo che lo metta in pericolo o lo minacci non sarebbe accolto con favore dagli Stati Uniti“.

L’avvertimento di Biden a Johnson è stato ovviamente salutato, se non addirittura acclamato in Irlanda del Nord, mentre a Londra non manca chi considera una ingerenza, se non anche una provocazione qualsiasi iniziativa americana, anche diplomatica, buona solo a infiammare gli animi.

Ma intanto, la nota ufficiale diffusa da Downing street fa capire che l’avviso notificato a Bojo a Carbis Bay è giunto al destinatario.

Il Primo Ministro e il Presidente – si legge – hanno entrambi riaffermato il loro impegno per l’Accordo di Belfast (Venerdì Santo) e per la protezione dei risultati del processo di pace. I leader hanno convenuto che sia l’UE che il Regno Unito hanno la responsabilità di lavorare insieme e di trovare soluzioni pragmatiche per consentire un commercio senza ostacoli tra l’Irlanda del Nord, la Gran Bretagna e la Repubblica d’Irlanda”.