Oggi è morto il M5s. E il killer non è il presunto tangentista De Vito. E’ il Salva-Salvini

Oggi è morto il M5s. E il killer non è il presunto tangentista De Vito. E’ il Salva-Salvini

20 Marzo 2019 0 Di Marino Marquardt

Non condivido le opinioni di quanti fanno ricadere sui Cinquestelle le responsabilità personali di Marcello De Vito, il presidente del Consiglio  comunale di Roma arrestato per corruzione.

Le responsabilita personali del cinquestelle arrestato non possono ricadere su quelle del Movimento

De Vito è accusato di aver preso tangenti per favorire la realizzazione del nuovo stadio della Capitale. E per questa ragione è finito in galera.

Ma il Movimento non c’entra.

Ci sarebbe entrato – il M5s – se De Vito avesse incassato denaro per conto di Luigi Di Maio, Davide Casaleggio, Virginia Raggi o altri del Movimento. Come accadeva in passato.

Bassa speculazione politica – dunque – quella di quanti accostano il malaffare di De Vito al destino del Movimento, bassa speculazione quella di quanti lasciano intravedere la fine del Movimento dopo questo increscioso episodio.

Bassa speculazione politica al pari di quanti hanno chiesto la testa del neo Segretario del Pd, Nicola Zingaretti, perché indagato in una storia di finanziamento illecito.

Voto al Senato sul caso Diciotti, i Cinquestelle si vendono l’anima. Muore il sogno grillino

Detto ciò, è ben altra la ragione che sta accompagnando il M5s all’estinzione. Riguarda il voto salva-Salvini sul caso Diciotti, un voto che di fatto si è tradotto in gesto contro i magistrati del Tribunale dei Ministri di Catania. E mentre il caso De Vito riguarda la responsabilità personale dell’accusato, le responsabilità sul salva-Salvini sono collettive, sono dell’intero Movimento e sono dell’intero Governo.

Sulla sconcezza Diciotti, la Casta assolve il suo adepto Matteo Salvini e il M5s mescola i propri voti con quelli del Centrodestra berlusconiano.

Cala il sipario sul sogno grillino. Da oggi i Cinquestelle sono come gli altri.

Coloro che gridavano “o-ne-stà, o-ne-stà” si sono venduta l’anima per trenta denari. E lo hanno fatto nascondendosi dietro i fantasmi del clic della piattaforma Rousseau, fantasmi senza testa che – invitati ad esprimersi  – lo avevano fatto attraverso opinioni gradite a Luigi Di Maio e a Davide Casaleggio. Si erano espressi – i tifosi della Piattaforma – pur non conoscendo le carte.

Nel sottrarre Salvini al processo (dal quale peraltro molto probabilmente sarebbe uscito assolto) i Cinquestelle hanno tradito se stessi  sull’altare delle poltrone e della propria insipienza. Hanno tradito se stessi, i Cinquestelle, per difendere i rispettivi scranni in Parlamento.

Si sono giocati a dadi la tunica dell’etica e della morale pubblica. Lo hanno fatto per difendere un privilegio di Casta, quello che vuole che si faccia di tutto per evitare che un politico finisca sotto processo.

Domani – siatene certi – sotto processo finiranno loro, i Cinquestelle. E saranno i cittadini, i milioni di elettori a giudicarli e non gli obbedienti quattro gatti del click della piattaforma Rousseau. Accadrà a fine maggio, in occasione delle elezioni Europee.

Un requiem ne sancirà la fine.

20/03/2019  h.16.55