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Operazione Marshall a Vicenza, smantellata la rete nigeriana del narcotraffico nel Nord Italia

Operazione Marshall a Vicenza, smantellata la rete nigeriana del narcotraffico nel Nord Italia

19 Novembre 2025 Off Di ItaliaNotizie24

Operazione Marshall ieri a Vicenza, smantellata la rete nigeriana del narcotraffico nel Nord Italia, grazie a venti arresti tra Veneto e Lazio. Sequestri, intercettazioni e due anni di indagini: così i Carabinieri hanno ricostruito l’intera filiera della droga.

Operazione Marshall a Vicenza, smantellata la rete nigeriana del narcotraffico nel Nord Italia

Vicenza – È stata un’operazione imponente, tra le più vaste degli ultimi anni in Veneto, quella messa in campo all’alba del 18 novembre dai Carabinieri del Comando provinciale di Vicenza e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Venezia.

L’“Operazione Marshall” — questo il nome dell’intervento — ha portato all’esecuzione di 20 ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di altrettanti cittadini nigeriani, accusati di far parte di una struttura criminale radicata a Vicenza e dedita all’importazione e allo spaccio di eroina e cocaina in tutto il Nord Italia.

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Si tratta del punto di arrivo di due anni di indagini, che hanno permesso di ricostruire un’organizzazione solida, gerarchica e ben radicata nel tessuto cittadino, capace di movimentare un volume d’affari stimato in mezzo milione di euro a settimana, per un totale di oltre 70 milioni in tre anni.

L’alba dell’operazione: 300 carabinieri in azione

Dalle prime ore del mattino, Vicenza e altre province del Veneto — insieme ad aree del Lazio come Frosinone e Viterbo — sono state teatro di un enorme dispiegamento di forze:

  • 300 militari provenienti da Veneto, Lombardia, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige;
  • le Squadre di Intervento Speciale (SIS);
  • le unità cinofile antidroga;
  • un elicottero del 14° Elinucleo di Belluno;
  • il supporto dei reggimenti 7°, 13° e 4°.

Sono state effettuate decine di perquisizioni domiciliari, che hanno contribuito a consolidare ulteriormente il quadro accusatorio.

L’organizzazione: come funzionava la rete della droga

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’organizzazione criminale — composta da uomini e donne nigeriani, tutti regolari sul territorio italiano e molti dei quali integrati con un lavoro stabile — importava ogni settimana tre chili di eroina e cocaina, principalmente dai Paesi Bassi.

Le indagini, protrattesi per quasi 2 anni, hanno permesso di definire l’esistenza di un’organizzazione criminale strutturata su più livelli, con ruoli chiaramente delineati:

  • un fornitore con base nei Paesi Bassi, incaricato del reperimento e dell’invio dello stupefacente;
  • un promotore in Italia, responsabile della direzione e del coordinamento delle attività operative;
  • una rete di corrieri ovulatori dedicata al trasporto “corporeo” della droga;
  • un gruppo di distributori locali incaricato del confezionamento e dello spaccio al dettaglio.

Gli stupefacenti raggiungevano Vicenza grazie ai cosiddetti body packer: i corrieri ingerivano ovuli da circa 11 grammi l’uno, spesso marcati con sigle che permettevano di identificare il destinatario finale della merce.

Una volta giunti in Italia, gli ovuli venivano recuperati, la droga tagliata e redistribuita. Da ogni chilogrammo puro si ottenevano almeno tre chili di prodotto da spacciare, destinati non solo alle piazze vicentine ma anche a Padova, alla provincia e a diverse città del Veneto e della Lombardia.

Gli inquirenti hanno anche decodificato il linguaggio criptico usato dagli indagati: “top” indicava la cocaina; “spa” l’eroina; “pantaloncino” le dosi da 5 grammi; “fogli di caramelle” il denaro contante.

Durante i due anni di indagini sono stati sequestrati 5 chili di droga, compreso un chilo nascosto nel reggiseno di una corriera fermata a Padova. Recuperati anche quaderni contabili con dettagliati movimenti di denaro e 60mila euro in contanti, oltre a tracce di bonifici internazionali verso conti in Nigeria.

La Procura di Venezia: Un successo importante

La Procura di Venezia, coordinatrice dell’intera operazione, ha diffuso una nota ufficiale nella quale definisce l’azione “un successo importante nel contrasto al narcotraffico internazionale e alla criminalità organizzata nel Nord Italia”.

Secondo il procuratore, l’indagine “ha permesso di colpire una struttura stabile, pericolosa e altamente specializzata”, in grado di operare “con modalità da vera organizzazione transnazionale”.

Il comandante generale dei Carabinieri, Salvatore Luongo, ha espresso “il più vivo apprezzamento” per l’operazione, complimentandosi con il colonnello Loreto Biscardi, comandante provinciale di Vicenza:

“La brillante operazione ‘Marshall’ ha disarticolato un’organizzazione criminale transnazionale dedita al traffico di stupefacenti. È il frutto di lunghe, complesse e articolate attività investigative svolte dall’Arma sotto il coordinamento dell’Autorità Giudiziaria.”

Luongo ha poi aggiunto:

“Lo Stato ha dimostrato ancora una volta che il diritto e la convivenza civile prevalgono sulla violenza e sulla prevaricazione criminale.”

Gli arrestati e la rete territoriale

Le 20 persone arrestate — uomini e donne tra i 25 e i 57 anni — facevano parte di celle operative distribuite tra Vicenza, Padova, il resto del Veneto e il Lazio. Tra loro, gli investigatori ritengono di aver individuato anche il capo del sodalizio, figura chiave nella gestione dei rapporti con i fornitori olandesi.

Due componenti del gruppo risultano ancora ricercati.

Una delle operazioni più importanti degli ultimi anni

L’operazione “Marshall” rappresenta una delle più significative azioni di contrasto alla criminalità organizzata nigeriana nel Nord Italia. Il giro d’affari, la capillarità del gruppo, la complessità dell’importazione degli stupefacenti e l’impegno straordinario di personale e mezzi rendono l’intervento uno dei più rilevanti del 2025.

Secondo fonti investigative, lo smantellamento della rete avrà un impatto immediato sulle dinamiche del narcotraffico locale, privando il territorio di una delle principali centrali di approvvigionamento.

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