Palazzi & Poltrone. Sono i giorni degli schiamazzi dei parvenue della politica

Palazzi & Poltrone. Sono i giorni degli schiamazzi dei parvenue della politica

28 Novembre 2018 0 Di Marino Marquardt

Confusione, ammuina, annunci a ruota libera, scambi e sovrapposizioni di ruoli, pollai tv con chiassose mezze tacche in Parlamento per Grazia ricevuta…. Sono i giorni delle parole in libertà, questi.

Confusione, ammuina, pollai tv. E’ il tempo delle parole in libertà

Sono i giorni degli scambi di accuse secondo i canoni dell’infantilismo più spinto. Sono i giorni delle bugie e delle urla dei parvenue della Politica. Ed emerge impietosamente il ridottissimo spessore intellettuale, morale, culturale e politico degli italici rappresentanti del popolo e di quanti ne resocontano o ne raccontano le gesta.

Platone è morto, lo hanno ucciso per l’ennesima volta. E’ questo il senso del desolante quadro che ripropongono gli scalcagnati interpreti dei Palazzi e i rispettivi megafoni mediatici.

A proposito di scambi e sovrapposizione di ruoli, la settimana scorsa si chiuse con i lamenti e con il pianto in pubblico dei manipolatori delle tastiere de “la Repubblica” diretta da Mario Calabresi. Ieri sera il Direttore di questo quotidiano in diretta tv – ospite di Giovanni Floris – ha dato vita ad un faccia a faccia col vicepremier Luigi Di Maio.

L’imbarazzante Calabresi nel faccia a faccia con Di Maio. Capopartito o Direttore di giornale?

Imbarazzante.

Diventa difficile ogni commento di fronte al Direttore di un cosiddetto “Giornalone” che sceglie di indossare i panni del verginello. E che finge di ignorare i giochini e gli interessi che possono nascondersi dietro ogni singola virgola o dietro ogni singolo punto.

Imbarazzante. E’ imbarazzante per se stesso e per la squadra che dirige uno che smentisce i condizionamenti dell’editore, ovvero del padrone che usa il Giocattolo-Giornale per meglio concludere affari.

Imbarazzante, ripeto.

Imbarazzante ogni commento soprattutto per quanti conoscono i trucchi del mestiere.

Mario Calabresi ieri sera – insomma – ha dato l’impressione di essere più un capopartito che un Direttore di un quotidiano che si millanta “indipendente”.

Il polverone tra storie di padri, figlie e figli

Voltando pagina, a proposito di confusione all’insegna di un mescolamento di uomini e fatti, a proposito del mettere insieme mele e pere, il top lo hanno fatto registrare gli osceni schiamazzi attorno alle variegate vicende di padri, figlie e figli.

Un vergognoso polverone dal quale finora è uscito indenne Luigi Di Maio, nel mirino di quei moralisti a giorni alterni. Nel mirino di perbenisti e benpensanti perché vittima di un padre che dieci anni fa si era servito dell’opera di lavoratori a nero. Al tempo Giggino faceva il bibitaro al San Paolo. Ed era all’oscuro dei fatti. E non frequentava la politica.

Un autogol, intanto, gli schiamazzi di quanti avevano cavalcato lo “scandalo”. Ovvero uno scivolone per Matteo Renzi e Maria Elena Boschi le cui urla e il cui sdegno hanno finito col riportare a galla episodi familiari che erano prossimi ad essere inghiottiti dall’oblio.

Al tempo dei fatti – giova ripetere – Maria Elena e Matteuccio brigavano da Palazzo Chigi per tirare fuori dai guai i rispettivi Babbi…

Giggino distributore di lavoro nero?

Detto ciò, lo scenario cambierebbe totalmente se rispondesse al vero il fatto secondo il quale un contenzioso per lavoro sommerso era ancora in corso nel 2014, quando cioè la società dei genitori di Di Maio fu donata alla Ardima srl, di cui il vicepremier è proprietario al 50 per cento. In questo caso il vicepremier nonché Capo politico del M5s, farebbe bene a dimettersi. Sempre che tra i Cinquestelle la questione morale continui ad occupare un posto di primo piano. Giggino avrebbe infatti dovuto chiudere anticipatamente e amichevolmente la querelle giudiziaria, avrebbe dovuto scusarsi con il lavoratore per la colpa paterna e avrebbe dovuto stringerli la mano.

Nota a margine. Ad alimentare questi giorni consacrati al Caos – inutile dire – anche il decerebrato conformismo condito da grigio perbenismo degli operatori dei maggiori mezzi di Informazione. Conformismo e perbenismo irrinunciabili scudi per quanti palesano non trascurabili deficit intellettuali e culturali.

Pd, in preparazione l’ultimo pasticcio renziano

Infine, l’ultima notazione di questo inizio settimana riguarda il pasticcio di ispirazione renziana che stanno preparando al Nazareno.

Matteo Richetti si è ritirato dalla corsa alla segreteria dichiarandosi sponsor di Maurizio Martina. Entrambi sono vicini all’ex Capo Scout.

E’ l’estremo tentativo di Matteo Renzi di conservare un presidio nel Nazareno a prescindere dalla nascita del suo partitino.

Un problema per il Pd. Fino a quando non si libererà di tutte le scorie del renzismo il Partito non potrà recuperare ruolo, immagine e credibilità.

28/11/2018   h.09.46