Pappano fa il pienone per Susan Komen

Pappano fa il pienone per Susan Komen

04 Aprile 2016 0 Di Pietro Nigro

Pienone, sabato 1 aprile all’Auditorium di Roma, per il primo concerto di beneficenza a favore della Fondazione Susan G. Komen dell’orchestra con coro e voci bianche dell’Accademia Santa Cecilia diretta da Antonio Pappano.

Pappano fa il pienone per la Susan Komen

Antonio Pappano Santa Cecilia Susan Komen

Il concerto dell’orchestra di Santa Cecilia per la Susan G. Komen Italia

Sarà perché il concerto era per sostenere la Fondazione Susan G. Komen Italia e i suoi progetti di ricerca e terapia per i tumori al seno. Sarà stato perché a dirigere era Antonio Pappano, che piace, è apprezzato ed è carismatico. Sarà perché l’orchestra di Santa Cecilia, per l’occasione, includeva anche il coro e le voci bianche del maestro Ciro Visco. Sarà perché in cartellone, oltre a due superbi lavori russi, la sinfonia di Salmi di Igor Stravinskij e la sinfonia n. 5 di Pëtr Il’ič Čajkovskij, il cartellone includeva la nuova versione de L’Aurora probabllmente del giovanissimo Riccardo Panfili. Sarà per tutti questi fattori insieme, ma ieri sera sulle 2400 poltrone della sala Santa Cecilia dell’Auditorium di Roma c’era il gran pienone, con la sola trascurabile esclusione di alcuni settori laterali della galleria. E tra il pubblico in platea anche l’habitué Bruno Vespa.

Il concerto è il primo dei tre, i successivi domenica 3 e lunedì 4 aprile, che Santa Cecilia dedica alla Susan G. Komen, la cui attività è interamente dedicata al tumore al seno, e di fatto avvia la collaborazione triennale siglata dalla Fondazione, presieduta dal senologo Riccardo Masetti, con l’Accademia romana, presieduta da Michele dall’Ongaro.

E Antonio Pappano ha fatto magistralmente la sua parte, dirigendo con il consueto vigore una orchestra in doppia composizione, e per giunta atipica, ed eseguendo tre brani estremamente diversi per stile, emozionalità e contenuti.

Ad aprire il concerto, per la prima volta al Santa Cecilia, una pagina del 37enne autore italiano Riccardo Panfili intitolata L’aurora probabilmente, ma in una versione rinnovata rispetto a quella che Pappano aveva già diretto alla Scala nel 2014.
Il brano, scritto specificamente per l’orchestra e della durata di 20 minuti, e vagamente ispirato a Friedrich Nietzsche, rappresenta in musica, come ha spiegato lo stesso Panfili, l’alba di un giorno nuovo che l’umanità immagina nei suoi sogni di una vita migliore.
A seguire, cambio di composizione dell’orchestra, ed ingresso di coro e voci bianche, formati dal maestro Ciro Visco, per La Sinfonia di Salmi di Stravinskij, scritta nel 1930 e considerata una delle opere fondamentali del periodo “neoclassico” di Stravinskij.
Impregnata del forte sentimento religioso del compositore russo, ma risalente alla sua fase “europea”, in cui stava attingendo a piene mani – riassimilandolo – a tutto o quasi quel che la tradizione europea ha costruito nei secoli, l’opera è dedicata “alla gloria di Dio”, come si legge nella partitura, e prosegue in un salmodiare alternato dell’orchestra e dei cori, questi ultimi affidatari di tre salmi appunto, Exaudi orationem meam – dal salmo XXXVIII, 13-14, Expectans expectavi Domine – dal salmo XXXIX, 2-4, e Laudate Dominum – dal salmo CL.
Infine, dopo la pausa, la Quinta Sinfonia in mi minore, opera 64, di Čajkovskij, altro “pezzo forte” dell’esperienza del Santa Cecilia, proposto in tutti i canonici quattro movimenti che ne fanno parte.
Scritta nel 1888 a Mosca, dopo un periodo di depressione e di stasi creativa, e ben 11 anni dopo la quarta, è stata a lungo poco apprezzata dallo stesso autore, mentre viene considerata da molti splendidamente orchestrata ed elegante, nonostante la rapidità con cui è stata scritta tra il maggio e l’ottobre di quell’anno.