Home Politica Politica italiana Pd, Matteuccio adieu! Emiliano o Zingaretti per la segreteria

Pd, Matteuccio adieu! Emiliano o Zingaretti per la segreteria

Pd, per Renzi niente Primarie. Emiliano e Zingaretti, in campo per la segreteria dei Dem. E intanto volano stracci.

Matteuccio adieu! Per lui niente primarie

Matteuccio adieu. Questa volta Matteo Renzi ha finalmente capito che per lui tira brutta aria dalle parti del Nazareno. E per questo motivo non parteciperà alle Primarie per eleggere il nuovo Segretario Dem. Per Lui è una pagina chiusa. Amen!

La notizia-bomba la diffonde il ragionier Ettore Rosato, prestanome di Denis Verdini per la Legge elettorale non a caso battezzata Rosatellum.

Magia del 4 marzo 2018, con un sol colpo gli italiani, insomma, sono riusciti a liberarsi di Silvio e di Matteuccio.

Quando la matita si rivela più efficace della bacchetta magica…

Lunedì – come è noto – la Direzione affidata alla reggenza del vicesegretario Maurizio Martina deciderà modi e tempi per l’elezione del nuovo Segretario.

In merito Michele Emiliano e Nicola Zingaretti – non ne fanno mistero – già stanno scaldando i motori per partecipare alla corsa.

Intanto Andrea Orlando si propone come Totò nel film “L’oro di Napoli” quando – di fronte al Guappo vittima di un malore – il “Pazzariello” impersonato dal Comico scarica addosso all’Invasore della sua casa una valanga di improperi e gli lancia dal balcone abiti, valigia, stoviglie e vettovaglie.

La metamorfosi del mite Ministro della Giustizia il giorno dopo la conferma ufficiale delle dimissioni di Matteo Renzi da Segretario del Pd, a poche ore dall’annuncio che non si ricandiderà alla massima carica del Partito e a stretto giro dalle dure parole usate dall’astro nascente Dem Carlo Calenda nei confronti dell’ammaccato ex Leader.

Di fronte a questi nuovi accadimenti Orlando si scopre cuor di leone e inveisce contro l’ex Capo.

Sentitelo.

“Si vuole anteporre la questione dell’intesa con il M5s alla riflessione sul risultato drammatico di queste elezioni. Mi sembra voler gettare il pallone in tribuna… Non condivido nemmeno l’analisi che ho sentito da qualche dirigente Pd che ha detto che, poiché i Cinquestelle ci hanno insultato per cinque anni, non possiamo dialogare con loro: non mi pare che anche quando abbiamo fatto il patto del Nazareno abbiamo ricevuto solo applausi. Mi sembra che si stia sottovalutando il ruolo del Capo dello Stato, che dovrà interpretare qual è l’incipit da cui partire per la formazione di un nuovo governo”.

Parole come pietre. Parole sorprendenti dopo i timidi silenzi dei giorni scorsi. Orlando parla a “Circo Massimo”, il programma radiofonico di Massimo Giannini.

L’attacco è alle argomentazioni post-voto dell’ex Rottamatore e dei suoi fedelissimi. Un attacco prontamente rintuzzato dal palafreniere renziano Luca Lotti, uno degli ultimi mohicani dell’entroterra toscano.

Lotti rimprovera a Orlando il fatto di essere stato rieletto grazie al “paracadute” del proporzionale in un territorio lontano da quello originario di appartenenza.

Una argomentazione infantile che tra l’altro non tiene in debito conto della sistemazione elettorale studiata per Madonnina Etruria, la ex Ministra e attuale Sottosegretario di Palazzo Chigi inviata come pacco dono agli elettori dell’Alto Adige.

Partito a pezzi dopo cinque anni di gestione Renzi, ora c’è da scommettere che a stretto giro Orlando non resterà solo nell’esibizione del proprio “spirto guerrier”.

A Lui – vedrete – nei prossimi giorni e nelle prossime ore si accoderanno altri amici e ciò che resta dei compagni in casa Dem.

Chi frattanto non ha usato mezzi termini è stato il governatore della Puglia Michele Emiliano. Da sempre critico verso il Ragazzo di Rignano senza giri di parole ha auspicato il rientro dei dissidenti bersaniani per restituire al Partito l’anima di Sinistra. Non gradita da Emiliano l’incursione di Calenda.

Hanno fatto sentire le rispettive voci anche il Presidente Sergio Mattarella e il suo predecessore Giorgio Napolitano.

Entrambi hanno esortato al senso di responsabilità. Appello rivolto soprattutto al Pd allo sbando.

Detto ciò, per ora dalla truppa Dem – sottovoce – vengono espresse misurate prese di distanza dall’ex Segretario.

Atteggiamenti attraverso i quali si cominciano ad abbozzare i nuovi posizionamenti all’interno del Nazareno.

Nessuno vuole rischiare di bruciarsi, la prudenza è d’obbligo anche se poi qualche parolina scappa.

Si attende di capire bene il ruolo che rivestirà il neo folgorato sulla via del Nazareno Calenda, si tratta di capire il senso della iniziativa extra Partito a Costui legata, si cerca di capire chi lo ha mandato.

Calenda – è questo insomma l’interrogativo di fondo – è arrivato lì (o lo hanno mandato) per diventare il leader del rilancio o per fungere da Commissario liquidatore dell’attuale Pd?

L’interrogativo attraversa le stanze del Palazzo Dem.

Nessuno lo dice ma è ben presente il sospetto che dietro il tentativo di dar vita a una sorta di governo “Monti 2.0” e dietro le manovre per la nuova leadership partitica si celi l’ombra di cappucci, grembiulini e compassi…