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Pd, Renzi adieu! E si profila un’altra possibile scissione

Maurizio Martina, reggente del Pd dopo le dimissioni di Matteo Renzi.
Maurizio Martina, reggente del Pd dopo le dimissioni di Matteo Renzi.

Direzione nazionale del Pd, arrivano le dimissioni di Renzi. E il reggente Martina deve fronteggiare una nuova possibile scissione.

Renzi, adieù! Pd, nuova possibile scissione

5 Dicembre 2016. Ricordate i commenti di tromboni e trombette dell’informazione e le analisi di politologi da salotti tv all’indomani della bocciatura del Referendum costituzionale?

I No vinsero col 60 per cento, i Sì si fermarono al 40.

E subito si levò il coro consolatorio a sostegno dell’umore sotto il piedi dell’ex Capo Scout.

“Il 40 per cento è tutto di Matteo Renzi”,

cantarono gli impudenti cortigiani. Una genuflessione collettiva per risollevare il morale del Giovanotto nella circostanza afflitto soprattutto dal pensiero del pagamento della scommessa urlata urbi et orbi

“Se perdo il Referendum lascio la politica”.

Una promessa non ancora del tutto onorata, un impegno che sta pagando a rate: prima lo sfratto tredici mesi fa da Palazzo Chigi, oggi – a quindici mesi di distanza – l’addio al Nazareno.

Un impegno comunque non del tutto assolto. Di lasciare la politica – ricca fonte di sostentamento per sé e per il suoi – il Giovanotto infatti non parla più.

Da poche ore Matteo Renzi è dunque ufficialmente senatore semplice in attesa di proclamazione.

E ancora una volta il personaggio si rivela bugiardo in lite con la coerenza e con se stesso. Aveva infatti assicurato coram populo che questa volta in caso di sconfitta non si sarebbe dimesso. Ha fatto il contrario. Scherzi della carente lucidità…

Assente alla riunione della Direzione Pd di oggi, il Giovane Depresso ha incaricato il grigio Matteo Orfini di leggere il messaggio di commiato.

Gli succede pro-tempore alla guida del Nazareno il Vice segretario Maurizio Martina.

Si va verso una gestione collegiale del Partito fino alla scelta del nuovo Segretario.

Secondo la calcolatrice e alcune accreditate voci di dentro i renziani dovrebbero attestarsi nel Pd attorno al 50 per cento e l’altro 50 dovrebbe essere composto dagli uomini di Dario Franceschini, Michele Emiliano, Andrea Orlando e ciò che resta dei superstiti post-comunisti.

Partito spaccato dunque. E non è detto a questo punto che – considerando le smanie di rivalsa del Giovanotto di Rignano – possa generarsi una nuova scissione.

Un nuovo divorzio dal quale potrebbero nascere due partitini del 7/8 per cento.

A quello non renziano potrebbero nuovamente aggregarsi gli scissionisti bersaniani e i resti di Sinistra Italiana e Possibile.

Un panorama fatto di schegge tra le schegge, uno scenario all’insegna dell’appannamento politico, un quadro che nell’eventualità di non lontane nuove elezioni potrebbe finire con il favorire ulteriormente M5s e Lega.

In fondo è la fotografia di ciò che si meriterebbero gli sceneggiatori di questa sconclusionata e sgangherata commedia politica italiana degli albori del Terzo Millennio.

Intanto i poveri del Paese non possono più aspettare. E la situazione potrebbe diventare davvero incandescente se fallisse la missione dei Cinquestelle e se di conseguenza non fosse onorata la promessa del Reddito di cittadinanza. A buon intenditor…