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Perché è inaccettabile eliminare il tema letterario

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Perché è inaccettabile il proposito della ventilata abolizione del tema letterario, di cui si discute sui social media,almeno nella scuola di secondo grado.

Scuola, è sbagliato abolire il tema letterario

In questi giorni su Facebook è esplosa una variegata “querelle” circa la proposta di abolire il tema letterario che resiste da svariati decenni, autentica radiografia dello spessore culturale, ideativo e argomentativo dei giovani studenti.

La manichea questione, se mantenere in vita o dare sepoltura a tale prova scolastica, è – a mio avviso – capziosa. Che al mutare dei tempi mutino in tutti i settori della vita mode, abitudini e quant’altro è un dato di fatto che, per certi aspetti, condivido.

Le frenesie innovative sono tuttavia rischiose; il passato non va collocato in un polveroso solaio virtuale, ma “rivisitato” e adeguato, senza per questo cancellarne le radici, altrimenti non ci sarà più presente né futuro.

Insomma, per dovere di sintesi, mi rifaccio al famoso detto di Giosué CarducciInnoviamo rinnovando”.

L’abolizione del tema letterario nella scuola media di 1° grado è un’ipotesi plausibile; se non si fa letteratura (e in quel grado scolastico non se ne fa) non si può svolgere un tema letterario; è un dato di fatto che i giovani che si diplomano con la terza media rivelano, oggi, una crassa ignoranza dei fondamenti fonetici, terminologici e grammaticali della lingua italiana.

Insomma non sanno parlare né scrivere correttamente; figuriamoci cosa ne vien fuori da un utopistico tema letterario.

La loro età esige che siano sottoposti a una severa e profonda appropriazione del lessico (ma oggi non si legge più, anche per l’invasione dei moderni strumenti informatici) e delle strutture basilari della grammatica e della sintassi con l’assoluta conoscenza delle nove parti del discorso.

Le verifiche devono riguardare esercizi plurimi, proposti dal docente volutamente in maniera scorretta affinché gli alunni apportino le necessarie correzioni.

Infine, per consolidare la memoria, l’apprendimento mnemonico di brani poetici o prosastici. Tralascio altre tipologie per esigenza di spazio.

Nel primo biennio della scuola media di 2° grado occorre ampliare questi strumenti attraverso il riconoscimento delle figure retoriche e le diverse funzioni linguistiche: referenziale, argomentativa, emotiva e conativa (ben chiarite dal grande linguista Jakobson).

Come prova scritta suggerisco il “riassunto” che costituisce una funzione di educazione alla sintesi corretta di un ampio brano, lettera o articolo di giornale (non a caso prova inclusa nll’esame di Stato per aspiranti giornalisti, ndr).

Può sembrare un esercizio banale, laddove lo ritengo arduo e funzionale a circoscrivere la retorica con la drastica riduzione degli avverbi e degli aggettivi qualificativi.

In possesso di questo “zoccolo duro” i giovani potranno cosi approcciarsi alla letteratura e, di conseguenza, al tema letterario.

Questo può essere svolto, come ancora in vigore agli Esami di Maturità, o come esegesi formale, con l’aggiunta di un contenuto ma esauriente commento, o come confronto di più testi relativi ad una stessa tematica (senza barare, creando cioè un testo che sia un mortificante collage dei testi proposti in traccia!) o come tema letterario libero, tipo quello cui tante generazioni sono state sottoposte da moltissimo tempo.