Pernigotti, il Mise annuncia: “Crisi risolta. Adesso al via la realizzazione del piano industriale”

Pernigotti, il Mise annuncia: “Crisi risolta. Adesso al via la realizzazione del piano industriale”

18 Giugno 2020 0 Di Pietro Nigro

Pernigotti, incontro al Mise tra la Sottosegretaria Alessandra Todde e il Cfo Piero Colombi. Al via il nuovo Piano che salva l’azienda e i lavoratori.

Pernigotti, il Mise: L’Azienda è salva

La Pernigotti è salva: salvo lo storico marchio del cioccolato made in Italy e salva pure l’occupazione dei due stabilimenti dell’azienda. L’annuncio, dopo i lunghi mesi della più dura crisi dell’azienda e dopo le intense trattative per salvarla, arriva dal sottosegretario al Mise Alessandra Todde al termine dell’incontro che si è svolto al Ministero dello Sviluppo economico con il responsabile finanziario dell’azienda Piero Colombi.

L’incontro, che è servito per esaminare il Piano di salvataggio della Pernigotti, rappresenta, secondo quanto comunicato dallo stesso Ministero, la “conclusione di un percorso condiviso che ha consentito di salvaguardare un marchio storico del made in Italy e i lavoratori”.

Il piano industriale prevede investimenti per ammodernare gli impianti e per consentire allo stabilimento di dassare dalla produzione stagionale a quella continuativa: investimenti che dovrebbero prendere il via già dal prossimo mese di luglio e proseguire nei successivi dodici mesi.

La proprietà turca  dell’azienda porterà a Novi Ligure – nello storico stabilimento dell’azienda dolciaria – la produzione di crema spalmabile e di tavolette di cioccolato con due nuove linee da affiancare a quelle di torrone e cioccolatini.

Il Piano prevede tuttavia la continuazione della Cassa integrazione: il 3 agosto, quando terminerà il periodo di cassa integrazione per COVID, partirà un anno di CIG straordinaria per la riorganizzazione che riguarderà i dipendenti delle sedi di Milano e Novi Ligure.

“Sono tre gli interventi strategici previsti dal piano industriale presentato dall’azienda”, ha dichiarato la sottosegretaria Todde. “L’obiettivo è il consolidamento e lo sviluppo nel settore confectionary e del progetto di rilancio produttivo. Infatti, il piano prevede il trasferimento dalla Turchia al Piemonte della produzione delle creme spalmabili. Le funzioni amministrative saranno riunite presso una sede unica a Milano, in modo da garantire una maggiore sinergia ed efficienza professionale, mentre le attività commerciali verranno riorganizzate in basi agli sviluppi di mercato. Abbiamo parlato non soltanto della risoluzione della crisi ma anche dei prossimi passi di sviluppo. In particolare, abbiamo affrontato il tema della costruzione di un distretto di eccellenza per il cioccolato a Novi Ligure, e delle iniziative possibili per poter rendere la catena produttiva più resiliente”.

Il Piano presentato dall’azienda nei giorni scorsi, inoltre, non prevede la realizzazione del nuovo stabilimento di cui pure si era parlato nel novembre scorso.

Comunque, “Dalla situazione attuale emerge un quadro più che positivo in quanto l’azienda ha riconosciuto il valore dello storico marchio e ha confermato il proprio impegno a rilanciare il sito di Novi Ligure. Il MiSE – ha detto la Toddecontinuerà a monitorare l’evoluzione della situazione, confermando la determinazione del Governo nel sostenere il Made in Italy, tutelando patrimonio produttivo e lavoratori”.

Piano atteso da novembre e presentato nei giorni scorsi ai sindacati

Il piano industriale della Pernigotti era atteso da novembre, quando al ministero dello Sviluppo economico venne presentata una bozza riferita al periodo 2020-24 nella quale si parlava di riportare nella fabbrica di Novi Ligure la produzione di creme spalmabili e tavolette dalla Turchia.

In quella bozza si è ipotizzata anche la nascita di un nuovo stabilimento e il recupero di 80 esuberi.

Il Piano industriale definitivo discusso ieri al mise, era stato presentato già da qualche giorno ai Sindacati, che lo avevano accolto positivamente, soprattutto perché prevede 59 posti di lavoro a Novi e 65 a Milano tra impiegati e commerciali.

Pernigotti, azienda a rischio chiusura dal novembre 2018

Se tutto andrà come annunciato, e se il plauso di ministero e sindacati è ben riposto, potrebbe essere dunque scacciato del tutto lo spettro della chiusura dello storico marchio del Made In Italy che era stato annunciato dalla proprietà quel 6 novembre 2018, nella sede di Confindustria Alessandria, quando il management comunicò che un mese dopo la Pernigotti avrebbe chiuso i battenti.

Quasi immediatamente i dipendenti della storica fabbrica hanno iniziato l’occupazione dello stabilimento che è durato fino al febbraio 2019, mentre i Toksoz, i proprietari del gruppo turco proprietario della fabbrica, quando sono stati ricevuti dal premier Giuseppe Conte, sono stati invitati a ragionare su una reindustrializzazione della fabbrica invece della paventata chiusura.

La cassa integrazione servirà a sostenere il rilancio dello stabilimento

Al ministero, intanto, i sindacati hanno chiesto di proseguire la cassa integrazione, anche se con modalità diverse rispetto al passato. La prima Cassa integrazione, infatti, è scattata per la crisi e poi per la chiusura dell’azienda, e poi è stata sostituita da quella per l’emergenza Covid 19.

«La nuova cassa significa il salvataggio della fabbrica – ha spiegato alla stampa Tiziano Crocco, della Uila Uile resterà in vigore fino a luglio 2021. Nel piano industriale si parla anche dell’attivazione di una catena di produzione ex novo per le creme spalmabili. Il fatto che l’impianto non sia importato dalla Turchia ma costruito qui è un segnale, come la decisione di riportare in Italia le creme, che saranno un vero made in Italy e potranno dare lavoro tutto l’anno, non essendo stagionali».

La «cassa» sarà attivata se necessaria e servirà a circa 10 persone per agganciarsi alla pensione.

«Nel novembre 2018 – conclude Croccola proprietà aveva annunciato la chiusura. Ora i posti di lavoro e la fabbrica resteranno». Una buona notizia che non può avere i festeggiamenti che merita: a Novi ci sono altri 660 dipendenti, quelli dell’Ilva, che lottano per non rimanere a casa.