Pil in calo dello 0,2%: i dati Istat indicano la “recessione tecnica”

Pil in calo dello 0,2%: i dati Istat indicano la “recessione tecnica”

01 Febbraio 2019 0 Di Pietro Nigro

Pil in calo per il secondo trimestre consecutivo: 0,2% a fine 2018. Per l’Istat l’Italia è in recessione tecnica. Di Maio: Colpa del precedente Governo.

Istat: Pil in calo per il secondo trimestre consecutivo

Quasi a voler mettere le mani avanti, il presidente del COnsiglio Giuseppe Conte ha anticipato già ieri i dati che l’Istat h pubblicato oggi sull’andamento della congiuntura: nel quarto trimestre 2018 il Pil è in calo, perché si è contratto dello 0,2% rispetto al trimestre precedente.

E poiché ciò è accaduto per due trimestri consecutivi, nel terzo trimestre il calo è stato dello 0,1%, l’economia italiana è in “recessione tecnica”, la definizione che si può adottare appunto dopo due trimestri consecutivi di calo, e che se si protrae anche nel successivo diventerà vera e propria recessione.

Calcolato anno su anno, il Pil è invece aumentato dello 0,1 per cento.

“Nel quarto trimestre del 2018 – ha rilevato l’Istat – si stima che il prodotto interno lordo, espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2010, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, sia diminuito dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e sia aumentato dello 0,1% in termini tendenziali”.

Il quarto trimestre del 2018 – ha precisato l’Istat – ha avuto una giornata lavorativa in meno rispetto al trimestre precedente e due giornate lavorative in più rispetto al quarto trimestre del 2017.

La variazione congiunturale è la sintesi di una diminuzione del valore aggiunto nel comparto dell’agricoltura, silvicoltura e pesca e in quello dell’industria e di una sostanziale stabilità dei servizi.

Dal lato della domanda, vi è un contributo negativo della componente nazionale (al lordo delle scorte) e un apporto positivo della componente estera netta.

Di Maio: Quelli del governo precedente ci hanno mentito

FIn qui i dati calcolati dall’Istat. Ma i numeri, sebbene esigui, hanno dato la stura ad una ridda di polemiche a distanza tra gli esponenti del Governo e dell’opposizione.

Fonti del governo Gialloverde, infatti, hanno attribuito la responsabilità della situazione ai passati esecutivi: “La nostra manovra – hanno detto – è entrata in vigore da poco. Quindi i possibili dati negativi sono il frutto di politiche economiche scellerate degli anni passati e di dati congiunturali non favorevoli (vedi la Germania)”.

Anzi, secondo il Governo, i provvedimenti adottati, a cominciare da Reddito di cittadinanza e Quota 100, potranno produrre effetti migliorativi della situaziopne, ma quadno entreranno in operatività, cioé ad aprile.

È evidente a chiunque che la recessione tecnica del terzo e quarto trimestre 2018 è il risultato dei fallimenti del passato. Noi siamo qui per invertire la rotta, e lo stiamo facendo”.

I dati Istat testimoniano una cosa fondamentale – ha detto il vicepremier Luigi Di Maiochi stava al governo prima di noi ci ha mentito, non ci ha mai portato fuori dalla crisi. Non credo ci sarà bisogno di correggere le stime (per il 2019, ndr) nonostante la congiuntura economica difficile, considerata anche la guerra dei dazi. Credo che aiutando le fasce più deboli, i pensionati, le pmi e chi cerca lavoro permetteremo un aumento della domanda interna, immettendo 8 miliardi Di euro ogni anno e 5 miliardi con il Tfs che entrano nei conti correnti”.

Renzi: Così si va a sbattere, fermiamoci

Di tutt’altro avviso Matteo Renzi, che affida il suo commento ai social.

“Era dal 2013 che non andavamo così male: due trimestri col segno negativo… ma naturalmente Di Maio dà la colpa ai governi di prima, a me. E’ la tragedia disperata di un uomo ridicolo – ha detto Renzi – Con noi ci sono stati 14 trimestri di crescita, con loro immediatamente tutto si è bloccato. Per forza, hanno cambiato le regole del mercato del lavoro, hanno creato sfiducia, hanno bloccato gli investimenti“.

Renzi lancia quindi un appello al governo giallo-verde:

Non facciamo polemiche: aprite i cantieri, i cantieri della Tav, le infrastrutture, gli aeroporti, il passante di Bologna. Servono i cantieri per far salire il Pil. E non fate assunzioni, i 10mila navigator, i forestali del terzo millenio, buttando via soldi per il reddito di cittadinanza ma abbassate le tasse agli italiani. Cambiate strada, siete ancora in tempo“.