Pisa, Palazzo Blu riapre!

Pisa, Palazzo Blu riapre!

29 Aprile 2021 0 Di Patrizia Russo

Con la Toscana in fascia gialla, i musei ripartono, e da lunedì 26 aprile Palazzo Blu ospita nuovamente i visitatori: fino al 9 maggio De Chirico e la Metafisica.

De Chirico e la metafisica in mostra a Palazzo Blu

 “L’opera d’arte metafisica è quanto all’aspetto serena; dà però l’impressione che qualcosa di nuovo debba accadere in quella stessa serenità e che altri segni, oltre a quelli già palesi, debbano subentrare sul quadrato della tela. Tale è il sintomo rivelatore della profondità abitata”. (Giorgio de Chirico, Sull’arte metafisica, 1919)

Il padre della Metafisica, uno dei principali fenomeni artistici italiani del secolo scorso, è in mostra a Pisa con una esposizione antologica dal titolo De Chirico e la Metafisica, visitabile fino al 9 maggio 2021.

La mostra ripercorre la ricerca, in continua evoluzione di colui che gettò le basi del Surrealismo e sconvolse la storia della pittura con l’invenzione della Metafisica. De Chirico, dopo aver dato i natali alla Metafisica nel 1910, è tornato costantemente ad alimentarsi alla sua fonte, dando vita, in periodi diversi, alle stagioni della cosiddetta “seconda Metafisica” e della “Neometafisica”.

Le opere di Giorgio de Chirico (Volos 1888 – Roma 1978) sono esposte nelle prestigiose sale di Palazzo BLU sul lungarno pisano e attraverso una serie di assoluti capolavori raccontano l’opera del Pictor optimus in un lungo viaggio attraverso immagini e parole. Una navigazione fatta di partenze e ritorni, che hanno lasciato tracce profonde lungo l’arco del Novecento e che ancora oggi ispirano le nuove generazioni di artisti. Osservando i numerosi quadri esposti si ha la possibilità di conoscere una delle più complesse figure artistiche del XX secolo, grazie a una serie di disvelamenti che aprono il sipario sui suoi enigmi, consentendo l’accesso al suo labirintico proscenio.

Giorgio de Chirico - Orfeo trovatore stanco, 1970 Fondazione Giorgio e Isa de Chirico, Roma © Giorgio De Chirico by SIAE 2020

Giorgio de Chirico – Orfeo trovatore stanco, 1970 Fondazione Giorgio e Isa de Chirico, Roma © Giorgio De Chirico by SIAE 2020

Il pubblico potrà apprezzare le opere di tutta la prestigiosa carriera di de Chirico seguendo un percorso cronologico che attraversa il lavoro dell’artista in tutte le sue fasi. Il percorso ha, infatti, il merito di andare dalle prime opere “böckliniane” dalla fine del primo decennio del Novecento agli anni Dieci della grande pittura Metafisica; dai capolavori del periodo “classico” dei primi anni Venti della “seconda metafisica” parigina, fino ai Bagni Misteriosi degli anni Trenta, alle straordinarie ricerche sulla pittura dei grandi maestri del passato riscontrabili nelle nature morte, nei nudi e negli autoritratti, realizzati tra gli anni Trenta e gli anni Cinquanta, giungendo all’ultima luminosa fase neometafisica, che recentemente ha riscosso un grande interesse internazionale.

De Chirico immagina vedute di città antiche che si sovrappongono a visioni di città moderne riprese da luoghi di vita vissuta, prima Volos e Atene, poi Monaco di Baviera, Milano, Firenze, Torino, Parigi, Ferrara, New York, Venezia, Roma. Sono luoghi in cui lo spazio pubblico disabitato dall’uomo viene popolato da oggetti (frammenti, rovine, archi, portici, angoli di strade, muri, edifici, torri, ciminiere, treni, statue, manichini) che estraniati dal loro abituale contesto emergono con tutta la loro forza iconica diventando irreali, misteriosi, enigmatici. Un esempio potente lo ritroviamo nel dipinto Le muse inquietanti dove, il geniale inventore della pittura metafisica, fissa per sempre una concezione del mondo e del rapporto tra l’uomo e la realtà. Il mondo, attraverso la metafora della città di Ferrara, è un insieme di cose dominate da una fatalità illogica, un mondo irreale popolato di meraviglie, un assurdo mistero a guardia del quale stanno controllori severi che solo l’intuizione poetica può penetrare.

Giorgio de Chirico – Gli archeologi, 1927 circa, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma © Giorgio De Chirico by SIAE 2020

Superata l’idea di un de Chirico geniale solo nel periodo che va dal 1910 al 1923 diviene possibile rileggere l’intero sviluppo della sua lunga ricerca come un lucido ed eclettico percorso attraverso le sale di un museo ideale, che dagli esordi classico-romantici, ispirati da Böcklin e Klinger, conduce alla pittura metafisica e dal periodo “neo-barocco” del dopoguerra alla rivisitazione di se stesso e alle nuove ispirazioni della Neometafisica. In questa progressione, anche il periodo metafisico assume un significato più organico rispetto al resto della carriera e diviene perfettamente coerente parlare, come ha ripetutamente fatto Maurizio Calvesi, uno dei massimi studiosi dell’artista, di una “Metafisica continua”. In tale contesto si colloca il grande interesse che, a partire dagli anni Sessanta, l’opera di de Chirico ha riscosso nelle giovani generazioni di artisti. Le citazioni e gli omaggi che, in modi diversi, autori del calibro di Giulio Paolini e Andy Warhol hanno dedicato all’artista sembrano avvalorare una nuova e più concettuale visione dell’intera sua opera, riconoscendo nell’autoreferenzialità della sua ricerca una sottaciuta e rigorosa componente programmatica e un premeditato disegno di poetica.

La mostra ha, anche, il merito di rimettere in luce quella che oggi possiamo considerare la disseminazione della visione metafisica che, inventata da de Chirico nel 1910, ha poi portato fioriture internazionali che ritroviamo nelle diramazioni di grandi artisti come Carrà, Savinio e de Pisis, ma anche di Sironi e Martini. Questi artisti, presenti in mostra grazie ad alcuni prestiti, più che formare una scuola o un movimento, hanno saputo recepire e rielaborare in modo personale la potente influenza di de Chirico che, alla metà degli anni Dieci, aveva già prodotto dei capolavori fondamentali per l’arte del Novecento, come, ad esempio Il Canto d’amore (1914) o Il Vaticinatore (1915).

Uno degli elementi principali del progetto è la scoperta della collezione personale dell’artista, dei “de Chirico di de Chirico” che sono il fulcro di questa mostra, composta soprattutto da un grande numero di opere provenienti da La Galleria Nazionale di Roma, donate nel 1987 dalla moglie del pittore e dalla Fondazione Giorgio e Isa de Chirico. Grazie anche alla collaborazione con alcune delle più prestigiose istituzioni nazionali d’arte moderna, come la Pinacoteca di Brera e il Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto (MART), il progetto presenta a Palazzo Blu una serie di assoluti capolavori.

La mostra è organizzata da Fondazione Pisa insieme con MondoMostre e curata da Saretto Cincinelli e Lorenzo Canova, con la collaborazione della Fondazione Giorgio e Isa de Chirico e de La Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma.