Esclusivo. Pixar, viaggio nella fabbrica dei sogni

Esclusivo. Pixar, viaggio nella fabbrica dei sogni

22 Luglio 2016 0 Di Francesca Pierpaoli

Nella mitica sede di Emeryville, in California, abbiamo incontrato Davide Pesare, capo ingegnere del settore Lighting della Pixar. Ecco svelati i segreti della produzione di un cartoon di successo.

Pixar, parla il capo ingegnere LightingDavide Pesare 

“Alla ricerca di Dory“, l’ultima acclamata produzione Disney Pixar, uscirà nelle sale italiane il 14 settembre, dopo aver sbancato i botteghini americani. Ci è parsa l’occasione giusta per andare a conoscere più da vicino la “fabbrica dei sogni” e siamo partiti alla volta di Emeryville, in California.

Arrivo alle sede della Pixar in una tarda mattina di luglio. L’edificio è proprio come te lo immagini: imponente, moderno, con un servizio di security accurato e parcheggi enormi.

La struttura è suddivisa in diversi buildings, disseminati nel mezzo di ampi prati, e di zone relax  e gioco riservate ai dipendenti. Mi dirigo all’edificio dedicato a Steve Jobs, dove incontrerò Davide Pesare, capo ingegnere nel settore Lighting (Tool Shading Lead).

davide_pesare

Accanto alla reception mi accolgono Woody e Buzz fatti con mattoncicni Lego in formato gigante e un ampio cortile con soffitto a vetri sul quale si aprono la caffetteria-ristorante, la sala giochi e uno shop. Sembra quasi di essere in un piccolo centro commerciale, con gente che va e viene di continuo, persone sedute ai tavoli che parlano con aria concitata, atmosfera vivace.

Davide arriva puntuale e iniziamo subito il giro dell’edificio, che si sviluppa su due piani con ampia estensione orizzontale. Ci sono salette di proiezione, dove i registi vedono i reel, o si proiettano gli spezzoni dei film in attesa di approvazione.

Toy Story 3 lavoro in sala

Toy Story 3: lavoro in sala

Al piano di sopra ci sono i dipartimenti di Art, Storyboard, Technical, e così via: in pratica una successione di uffici e tutto intorno nei corridoi disegni, piccole sculture in argilla dei personaggi, modellini, fotografie.

Purtroppo per ragioni di sicurezza non possiamo accedere alla sala proiezioni, dove John Lasseter, il fondatore e vice-presidente esecutivo del Dipartimento Creativo di Pixar (in due parole, il grande Boss, per capirci) sta visionando un film.

Torniamo quindi nella zona ristoro e iniziamo la nostra chiacchierata. Davide ha 36 anni e da nove lavora qui, dove è approdato dopo varie esperienze in Australia e a Londra. Dove accetta di farci da anfitrione in questo viaggio alla scoperta della “fabbrica dei sogni”, dove al termine di un rigoroso processo produttivo, nascono i film che poi vediamo nelle sale di tutto il mondo.

“Alla ricerca di Dory” è il sequel di “Alla ricerca di Nemo”, è difficile realizzare un sequel?

Assolutamente sì. Contrariamente a quanto si pensa, il sequel impone tutta una serie di vincoli sui personaggi, gli ambienti, e quindi è molto più complesso.

Ci spieghi meglio il tuo lavoro?

Mi occupo di un sistema di pittura digitale, in modo che gli altri possano dipingere i modelli tridimensionali senza dover fare proiezioni. Ovvero, sembra di dipingere una miniatura reale, però sul computer. Mi occupo del sistema che dalla pittura consente di arrivare al rendering finale. Uno degli aspetti migliori del mio lavoro è quello di liberare gli artisti prigionieri in una vita da tecnici. Più complesso è trovare invece uno strumento che funzioni con persone di diversi background, c’è molto da negoziare.

Quanto dura il making di un film?

In media ci vogliono 5 anni, di cui 2/3 solo per la definizione della storia. Pixar è molto selettiva in questo senso: prima di accendere un computer ci deve essere una storia davvero valida, difficilmente ne vedrai di deboli. Tutte le storie vengono da persone della Pixar, è il nostro punto di forza.

Da che deriva il nome Pixar?

E’ un mix tra pixel e star, ma in giro ci sono tante leggende urbane su questo tema. Quando la Pixar è nata, negli anni Ottanta, faceva computer, nello specifico produceva hardware per computer grafica. All’epoca John Lasseter girava degli short, dei corti, ma per presentare i prodotti, anche alle fiere. Però gli affari andavano male, i conti erano in rosso, così a un certo punto hanno cambiato rotta, hanno iniziato a fare i film. E qual punto Steve Jobs, che era uno dei fondatori, è uscito dalla società.

Che differenza c’e’ tra un film Pixar e uno della Disney?

La principale differenza è negli obiettivi: la Pixar vuole fare film che siano non solo per bambini ma per tutta la famiglia, che facciano riflettere anche gli adulti. Un’altra grande differenza è che non ci sono parti cantate: in effetti negli anni 90 i film Disney erano più che altro un musical. Qui si punta tutto su trovare belle storie e di solito lo si fa internamente.

In che senso? Come nasce un film?

Si parte sempre dalla storia. Ognuno dei dipendenti può proporre la sua idea, che viene valutata. Esiste in Pixar un team di registi, circa una decina se contiamo anche i vice, che sono gli ideatori delle storie. Non prendiamo sceneggiature dall’esterno, per intenderci, ma solo dall’interno. Una volta approvata la storia, al film viene assegnato un team che si occuperà della realizzazione.

Quali sono le fasi principali della creazione di un film?

Una volta che l’idea viene approvata, passa al dipartimento Story, ovvero della Storia, dove si fanno gli storyboard, dei disegni a fumetti, di solito uno per sequenza. Man mano che vengono approvate le sequenze, il film prende forma. Dopo di che si comincia a fare il reel, ovvero un dvd con tutti disegni in sequenza, che mostrano la storia nel suo insieme. Se anche il reel viene approvato, si crea l’art department per quel film, che inizia lo studio dei colori, dei personaggi, delle ambientazioni. Si creano anche il dipartimento tecnico, e l’editorial: ossia quelli mettono dentro le immagini man mano che sono definitive, fino a che c’è il film finito. Il dipartimento tecnico, ad esempio, è formato da tanti sottogruppi: quelli che creano I personaggi, le ambientazioni, il layout, ovvero la camera, il direttore della fotografia, chi fa simulazione per capelli e vestiti, il lighting, cioè l’illuminazione e il rendering finale. Un altro dipartimento fondamentale è quello dell’animazione. I ragazzi ricevono da noi i personaggi pronti per essere animati, poi li ripassano a noi animati, noi mettiamo la camera, facciamo lo shot e terminiamo il lavoro fino alla fase finale. Il dipartimento tecnico  è composto da 120/130 persone, quello di animazione da 60/70 persone.