“Si parla spesso di dialogo fra le religioni. Ebbene, io non sopporto questa espressione. Le religioni sono un astratto e non parlano. I credenti parlano e debbono parlare, loro e le loro comunità, perché dopo il 7 ottobre e dopo la guerra di Gaza non si può fare come se nulla fosse accaduto. Ci sono state ferite e incomprensioni con le quali dobbiamo fare i conti”. Lo ha detto al Meeting di Rimini il cardinal Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, dialogando con alcuni giovani sul tema “Scrutando il cielo di Gerusalemme”.
Dialogo interreligioso
“Abbiamo ancora un dialogo interreligioso di elite – ha proseguito Pizzaballa – nel quale parlano fra loro i preti i rabbini e gi imam. Occorre invece creare occasioni di dialogo a livello di territorio, dove le comunità si incontrano perché è lì che nasce il nuovo e il diverso di cui la Terra Santa ha bisogno. Se l’imam, il prete, il rabbino hanno una comunità di appartenenza parlano diversamente da come farebbero se rappresentassero solo se stessi”.
Per questo dialogo, occorrono testimoni con una identità lieta, forte e bella, capaci di superare i confini, di incontrare gli altri”. Per il patriarca sono persone il cui modo di pensare non è plasmato dalla guerra, dalla violenza, dalla vendetta.
Un incontro all’Università di Gaza
All’Università di Gaza, Pizzaballa nei giorni scorsi ha incontrato seicento studenti. Un lungo incontro in cui nessuno ha parlato di guerra e di politica, ma della vita, della speranza, della sua esperienza di uomo di fede. “E quando ho detto che per noi cristiani- ha ricordato al Meeting- è costitutivo il rifiuto di ogni forma di violenza, di scatto si sono alzati tutti per applaudire. Finché ci sono persone così è ragionevole nutrire speranza”. Il cardinale, infine, ha espresso il suo apprezzamento per gemellaggi e adozioni a distanza, riconoscendone l’importanza, ma ha detto anche “che sarebbe bene cominciare a venire in Terra Santa ed esserci”.