Povertà e retorica nel Paese che si prende gioco del futuro
16 Novembre 2025Povertà multidimensionale: è la definizione efficace usata dalla Caritas per dire agli italiani che il Paese reale è molto distante da quello che viene raccontato ad arte. Il Rapporto 2025 su povertà ed esclusione sociale in Italia contiene dati che non è più possibile ignorare. I poveri hanno toccato il record di 5,8 milioni, mentre 2,2 milioni di famiglie vivono in condizioni di indigenza assoluta. A loro si affianca, sempre di più, una vulnerabilità sociale e relazionale. La Caritas è partita dagli ultimi dati dell’Istat, ma è andata più a fondo mettendo in risalto fenomeni drammatici di disagio sociale e di mancanza di senso. Don Marco Pagniello, direttore dell’organizzazione, è stato netto quando a Roma, ieri, ha presentato il Rapporto sulla povertà, sottolineato la crescita delle disuguaglianze e, quindi, di una povertà multidimensionale e multiforme.
Le persone, che si rivolgono ai centri di ascolto del volontariato portano con se, ormai, due o più bisogni. Che risposte ricevono dallo Stato ? Da un Paese che nei summit internazionali viene celebrato come 7^ potenza industriale del mondo ? Poche e scarse. La ricchezza è ingiustamente distribuita, mal governata da una classe dirigente incapace di incidere nel corpo vivo di una società decomposta e privata del senso del bene comune. Un futuro meno cupo sta solo nel gioco. Il Rapporto della Caritas è, dunque, lo spaccato di un Paese sommerso dalla retorica e dall’enfasi populista. Da quell’esercizio persuasivo che nega il disagio di milioni di persone mentre consuma tecnologie, mode, tendenze effimere. La povertà multidimensionale si esprime nell’indebitamento economico, nella fragilità interiore, nella carenza di affettività, nell’insostenibilità sociale. Un punto di attenzione, riflesso dell’illusione di cambiare vita, non per l’azione concreta degli uomini, ma per le misteriose alchimie della sorte tecnologica, è la pratica del gioco d’azzardo. La Caritas ha lanciato una mobilitazione. Il sistema in un solo anno ha portato via dalle magre tasche degli indigenti, 157 miliardi di euro. Una montagna di denaro finita nelle mani della criminalità organizzata, la quale, secondo codici e prassi in uso da anni, “aiuta“ così la povera gente a vedere una vita diversa. Cosa fa la comunità, le élite politiche ed economiche, per depotenziare questo mercato delle meraviglie ? Finge di non sapere che “le puntate” al gioco dei poveri vengono fatte con soldi presi in prestito da organizzazioni criminali. “ Non è un gioco – ha detto Don Pagniello – ma una pratica che porta tante persone a scivolare nella piaga dell’usura. È anche un tempo che viene tolto alle relazioni in famiglia, alle relazioni amicali ”. È la risposta inconscia a un sistema sociale e politico che li ha già esclusi. Che nella guerra sotterranea tra ricchezza e povertà ha scavato un solco largo e profondo. Che ha fatto sì che la speranza finisse racchiusa nei meccanismi elettronici delle macchinette e delle lotterie on line, divise a metà tra organizzazioni criminali, Agenzia di scommesse e Monopoli di Stato. Non può essere questo, un Paese in pace con se stesso. Una comunità, una Nazione (ahimè ) dove il futuro si annuncia peggio del passato.






