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Cinema: arriva nelle sale Predator: Badlands. È ancora fantascienza

Cinema: arriva nelle sale Predator: Badlands. È ancora fantascienza

09 Novembre 2025 Off Di Emanuel Felice Coppola

Week end al cinema per gli appassionati di fantascienza. Dopo Prey (2022), lo yautja, noto anche come Predator, gli extraterrestri, dal 6 novembre è tornato sul grande schermo con Predator: Badlands. Al timone ritroviamo Dan Trachtenberg, già regista di Prey, prequel dell’iconico Predator (1987) di John McTiernan con Arnold Schwarzenegger. Trachtenberg, che si è imposto nel panorama della fantascienza contemporanea con 10 Cloverfield Lane (2016), consolida così il suo rapporto con una delle saghe più longeve e riconoscibili del cinema di fantascienza. Predator: Badlands presenta, numerosi rimandi a videogiochi iconici. Citazioni consapevoli e ben integrate nel tessuto del film, che ne arricchiscono l’immaginario senza scadere nel semplice omaggio decorativo. Alla luce di ciò si può affermare che Trachtenberg abbia saputo restituire dignità e forza espressiva al franchise degli yautja, specialmente dopo l’accoglienza pessima riscontrata con The Predator (2018) di Shane Black.

Un pianeta ostile, un destino da compiere

La trama si configura come un racconto di formazione il cui fulcro è la crescita del protagonista. Seguiamo infatti Dek, un giovane yautja originario di Yautja Prime, deciso a dimostrare il proprio valore di cacciatore affrontando il Kalisk, una creatura leggendaria. La scelta di intraprendere questa caccia solitaria non è dettata soltanto dall’ambizione personale, ma si configura come un vero e proprio rito di iniziazione: ottenere il riconoscimento del proprio clan e, soprattutto, l’approvazione del padre. È un percorso di prova e definizione identitaria che permette al film di approfondire la cultura guerriera degli yautja, rendendola più stratificata di quanto visto in precedenza. Trachtenberg insiste qui su un tratto antropologico essenziale: per gli yautja la caccia non è soltanto un’attività rituale, ma una forma di ordine sociale. La loro è una cultura rigorosamente spartana, che non ammette debolezza e non contempla la pietà per chi non è all’altezza del proprio ruolo. Lo scenario cambia radicalmente quando Dek precipita su Genna, pianeta ostile in cui sia la flora che la fauna si configurano come minaccia. Ed è qui che il percorso di Dek devia dalla dottrina della sua specie: gli yautja cacciano da soli, la cooperazione non è consentita. Eppure, per affrontare le prove che lo attendono, Dek sarà costretto a stringere un legame di necessità con Thia, un sintetico della Weyland-Yutani Corporation, interpretato da una meravigliosa Elle Fanning. L’ingresso in scena di Thia, inoltre, segna un punto di contatto strutturale tra due universi: quello di Predator e quello di Alien. La Weyland-Yutani, come noto, è la corporazione che nei film della saga di Alien gestisce l’espansione umana nello spazio profondo e tenta ossessivamente di ottenere un esemplare vivo di xenomorfo.

Il futuro della saga

Predator: Badlands si rivela un’opera capace di coniugare intrattenimento adrenalinico e cura estetica, restituendo alla saga una forza creativa che sembrava essersi affievolita. L’azione è costruita con rigore e ritmo, la regia valorizza ambienti e creature con una precisione quasi pittorica, infine, la colonna sonora di Sarah Schachner conferisce un’identità sonora unica. Predator: Badlands si lascia seguire con chiarezza e coerenza e Trachtenberg dimostra di avere un’idea precisa della direzione da imprimere all’universo degli yautja. Il finale lascia intravedere possibilità narrative ulteriori, suggerendo l’arrivo di un terzo capitolo già atteso con entusiasmo.

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