Prima Guerra Mondiale, Macron e Merkel alla cerimonia per l’armistizio

12 Novembre 2018 0 Di Pietro Nigro
Parigi, solenne cerimonia con Macron, Putin, Merkel e Trump per l’armistizio che ha posto fine alla Prima guerra mondiale.

Prima guerra mondiale, a Parigi si ricorda l’armistizio

Cento anni dopo l’armistizio che pose fine alla Prima guerra mondiale, quella che Papa Benedetto XV definì “la strage inutile”, i capi delle nazioni che hanno mandato al massacro oltre 10 milioni di uomini si ritrovano a Parigi. E gli occhi sono puntati su Emmanuel Macron e Angela Merkel, i leader dei due stati protagonisti del principale scontro di quel conflitto.

 

A Parigi la cerimonia per i 100 anni della firma dell'armistizio che pose fine alla Prima guerra mondiale il giorno 11 novembre 1918.

A Parigi la cerimonia per i 100 anni della firma dell’armistizio che pose fine alla Prima guerra mondiale il giorno 11 novembre 1918.

Al centro della celebrazione, soprattutto l’omaggio ai milioni di soldati morti su tutti i fronti di quel conflitto, nel giorno in cui l’armistizio delle ore 11 dell’11 novembre 1918 fece finalmente zittire le armi.

 

A guidare la cerimonia, il padrone di casa, Emmanuel Macron, insieme al presidente degli Stati Uniti Donald Trump, al presidente russo Vladimir Putin, alla cancelliera tedesca Angela Merkel e a dozzine di monarchi, principi, presidenti e primi ministri.

Tra i momenti più salienti, a cui hanno assistito migliaia di persone, i bambini chiamati a leggere le lettere scritte da soldati tedeschi, francesi e britannici durante la guerra, un recital del violoncellista Yo-Yo Ma e una commovente esibizione del Bolero di Maurice Ravel.

Non è mancato l’incidente, la provocazione all’indirizzo di Trump: mentre il suo corteo si avviava lungo gli Champs Elysees, una manifestante del gruppo femminista radicale Femen gli si è parata davanti a seno nudo e conla scritta “falso pacificatore” (Fake peacemaker in Iìinglese) arrivando a pochi metri dal “bersaglio” prima di essere fermata dagli agenti della polizia.

“La lezione della Grande Guerra non può essere quella del risentimento tra i popoli, né il passato dovrebbe essere dimenticato – ha detto Macron in un discorso durato oltre venti minuti – È nostro obbligo profondamente radicato pensare al futuro”.

Ad ascoltarlo, in un baldacchino di vetro ai piedi dell’Arco di Trionfo, costruito dall’imperatore Napoleone nel 1806, Trump, Merkel, Macron, Putin e gli altri leader mondiali.

Ma è soprattutto la commemorazione il tema dominante di questa celebrazione, che ha avuto il suo prologo già nella giornata di sabato a Compiegne, storica località al centro di battaglie e scontri durante il conflitto sulla linea franco-tedesca.

Qui, nelle foreste a nord di Parigi, è stata organizzata una commovente cerimonia di omaggio ai protagonisti di quel conflitto, ai soldati morti nella terrificante carneficina che ha avuto per teatro le trincee.

Qui, Macron e la Merkel si sono presi per mano, e insieme hanno deposto un omaggio ai soldati morti, insieme a militari di entrambi gli eserciti.

Macron: “Si risvegliano i vecchi dèmoni”

E dopo una settimana passata visitando le città e le località campo di battaglia lungo il “fronte occidentale” tra Francia e Germania, da Parigi Macron ha lanciato un monito contro i dèmoni del nazionalismo che assalirono tanti Paesi e provocarono quella guerra, che stava provocando il suicidio dell’Europa stessa.

Dèmoni che oggi possono risvegliarsi, ha avvertito Macron, attraverso la rinascita del nazionalismo che si sta manifestando in tutta Europa, e che nelle parole del presidente francese rappresenta una rinnovata minaccia per il continente.

“Il patriottismo è l’esatto contrario del nazionalismo. Il nazionalismo è il suo tradimento – ha detto Macron – I vecchi dèmoni si stanno risvegliando, pronti a seminare il caos e la morte”.

Avvertendo di come l’ideologia, la religione e il disprezzo dei fatti potrebbero essere sfruttati, Macron ha avvertito che “La storia a volte minaccia di ripetere i suoi modelli tragici, e minare l’eredità di pace che pensavamo di aver sigillato con il sangue dei nostri antenati”.

La Prima guerra mondiale, o anche la Grande guerra come pure è stata spesso ricordata, è stato sicuramente il più sanguinoso dei conflitti della storia. Solo a prezzo di terribili battaglie, che hanno “prodotto” dieci milioni di morti tra i soldati e almeno altri sei milioni di uomini donne e bambini tra la popolazione civile, oltre a un numero incalcolabile di feriti, mutilati e invalidi, si è arrivati ad una sofferta pace.

L’armistizio tra Germania e Francia è stato firmato all’alba di quell’11 novembre nel vagone ferroviario del Comandante dell’Armata francese Ferdinand Foch, fermo su un binario nella foresta di Compiegne. Poche ore dopo, alle 11, i contendenti hanno cessato le ostilità.

Ma dall’armistizio di Parigi e dall’anno di conferenze per arrivare alla firma dei trattati di pace, è uscito un mondo solo apparentemente pacificato, pieno come era di rivendicazioni, di frustrazioni.

Scontenti sono stati spesso i vinti. Basti pensare alle frustrazioni dei tedeschi tra l’altro martoriati e affamati da un blocco navale che la Gran Bretagna di Churchill volle proseguire fino al 1919.

E scontenti furono anche i vincitori. Basti pensare al mito e al sentimento della vittoria mutilata che si diffuse e si consolidò negli anni a venire nell’opinione pubblica  italiana.

Per questo, anche per questo, la pace è durata poi solo vent’anni, prima dell’avvio di un altro se possibile ancor più terribile conflitto mondiale.

Oggi, invece, come ha testimoniato Angela Merkel, “c’è la volontà, e lo dico con piena convinzione a nome della Germania, di fare tutto il possibile per instaurare nel mondo intero un ordine pacifico, anche se sappiamo che abbiamo ancora molto lavoro da fare”.

Commemorazione a Londra per i reali inglesi

Anche la famiglia reale inglese, la regina Elisabetta, raggiunta per l’occasione dal presidente della Repubblica federale di Germania Frank Walter Steinmeier, e accompagnata dalla duchessa di Cornovaglia Camilla e dalla duchessa di Cambridge Catherine, ha ricordato l’armistizio, partecipando al silenzio durante il National Service of Remembrance al Cenotaffio di Westminster.

A guidare le commemorazioni al Cenotaffio, in nome e per conto di sua madre, il principe Carlo. A rendere altamente simbolica la manifestazione, Carlo e il presidente Steinmeier, quindi i massimi rappresentanti delle due nazioni al tempo mortali nemiche, hanno oggi posato insieme una corona di fiori al Cenotaffio, in quella che rappresenta dunque la piena riconciliazione dei due popoli.

Altre ghirlande sono state poi deposte dai principi William e Harry, dal primo ministro Theresa May e dal leader dell’opposizione e del Partito laburista Jeremy Corbyn.

A Riga la commemorazione della battaglia per la libertà

E contemporaneamente, all’altro lato dell’Europa, la commemorazione dell’ultima battaglia della Prima guerra mondiale, quella dell’11 novembre 1919, che ha dato alla Lettonia la libertà e l’indipendenza.

A Riga, dunque, la solenne parata militare in ricordo di tutti i caduti per l’indipendenza del paese baltico.

In marcia, in Piazza della Libertà nel centro di Riga, unità delle forze armate lettoni e dei servizi di polizia, guardie di frontiera e del servizio antincendio e di salvataggio.

L’esercito lettone è stato rappresentato anche dalle unità dell’Accademia nazionale di difesa, del Battaglione del personale, delle forze navali e della Guardia nazionale. in marcia al suono della banda militare delle Forze armate nazionali.

A guidare la parata, composta da circa 350 unità, il generale di brigata Ainars Ozolins, comandante della Guardia nazionale lettone, che ha fatto sfilare i reparti davanti al portavoce del Parlamento lettone Inara Murniece, in rappresentanza del Capo dello Stato Raimonds Vejonis, che ha presenziato alle celebrazioni di Parigi.