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Primarie Pd, è ufficiale: Marco Minniti si ritira dopo le glaciali parole di Matteo Renzi

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Da questa mattina è ufficiale. Marco Minniti si ritira dalla corsa alla Segreteria del Nazareno. Diciotto giorni all’insegna dell’ambiguità renziana: quanto è bastato per spingere alla rottura l’ex Ministro dell’Interno col suo malfidato Mentore.

Da “Enrico stai sereno” a “Marco stai sereno”. Corsi e ricorsi renziani…

“Sono perfettamente consapevole della pesantezza di questo atto. E so che sarò io a prendermi addosso tutto il fango — si sfoga Minniti — Ma ho misurato il rischio di un Congresso che non avrebbe dato un esito definitivo e, credetemi, lasciare è la decisione migliore. La mia sofferenza sarà ripagata da un risultato chiaro e dalla vittoria di un nome autorevole”.

Il Ragazzo di Rignano sull’Arno con la presa di distanza dalle Primarie ha dunque deciso: non potendo più usare il Pd a proprio piacimento, il giocattolo non gli piace più. E ha deciso di romperlo per costruirsene uno a propria immagine e somiglianza.

Ed è subito terremoto nel Nazareno.

Dall’ “Enrico stai sereno” al “Marco stai sereno”. Corsi e ricorsi renziani. Slealtà e scorrettezza – è noto – fanno parte del codice genetico dell’ex Capo Scout.

Eterno bambinone vinciuto e capriccioso, non si rassegna alle sconfitte subite nel Referendum e nelle ultime elezioni politiche.

Un caso clinico.

Probabilmente sotto il profilo psicologico lo hanno rovinato i galloni da Capo Scout. E il montarsi la testa in età adolescenziale può produrre danni in età adulta.

Pd a pezzi, missione compiuta dunque per Matteo Renzi. Una missione iniziata con l’appoggio di Denis Verdini in occasione della campagna elettorale a sindaco di Firenze del 2009 e messa a punto nella successiva famosa cena del 6 dicembre 2010 nella Villa di Arcore col Puttaniere Emerito.

Pd a pezzi. Un vero e proprio trauma il ritiro di Minniti per la corrente renziana, dilaniata e scossa dalle mosse del leader che ormai lavora alla luce del sole per un partito tutto suo.

Zingaretti e Martina dicano chiaramente con chi vogliono stare

A questo punto i reduci non renziani del Nazareno tacciano, non si facciano vedere in tv, e cerchino di recuperare slancio e credibilità. Non sarà facile dopo anni di silenziose genuflessioni all’arroganza dell’ex Capo Scout.

Nicola Zingaretti e Maurizio Martina – i candidati favoriti alla Segreteria – dicano chiaramente da quale parte intendano stare. Non è più tempo di vaghezze e ambiguità. L’attuale legge elettorale in un quadro tripolare impone scelte. E sono obbligate: o dialogo con M5s e dialogo col Centrodestra a trazione leghista. A meno che ciò che resta del Pd non intenda relegarsi a un ruolo di pura testimonianza…

Governo, la Manovra all’esame di Camera e Senato

Intanto, sul versante della Manovra, la coperta è corta e le promesse sono grandi. La partita sul Bilancio nelle Aule di Camera e Senato è appena iniziata. E ciò che oggi passa a Montecitorio passerà con modifiche a Palazzo Madama. Presto dunque per esprimere giudizi. A meno che non ci si voglia lasciare andare in processi preventivi senza fondamento. Non resta che attendere, dunque. Ormai è questione di pochi giorni. E finalmente sarà possibile valutare sui fatti e non sulle chiacchiere.

Luigi Di Maio ha assicurato che l’aumento delle pensioni minime a 780 euro mensili partirà da Febbraio. Staremo a vedere. E staremo a vedere soprattutto quale sarà la platea dei beneficiari in base ai requisiti richiesti. Stesso discorso per il Reddito di Cittadinanza. Con la differenza che questa Misura dovrebbe partire a Marzo. Il tutto Commissione UE permettendo, ovviamente.

06/12/2018  h.08.50