Protocollo S: arriva il primo manuale per gestire i sequestri

Protocollo S: arriva il primo manuale per gestire i sequestri

08 Aprile 2019 0 Di Pietro Nigro

Parla Umberto Saccone, l’esperto di risk management che ha scritto la prima guida operativa sulla gestione dei sequestri a scopo di riscatto.

Protocollo S, ecco il primo manuale per la gestione dei sequestri

Sono stati 128 i sequestri di italiani in giro per il mondo, 64 solo negli ultimi 18 anni, ad opera di terroristi, organizzazioni armate o bande criminali interessate solo a chiedere un riscatto. Una lunga sequenza di avvenimenti, che in qualche caso si sono conclusi – dopo una lunga e traumatica prigionia – con la morte dei sequestrati e in molti altri con la liberazione degli ostaggi. In ogni caso, eventi drammatici, che hanno coinvolto operai, tecnici, uomini d’affari, giornalisti, volontari e cooperanti, e che hanno avuto anche vaste e profonde ripercussioni sulle loro famiglie, sulle aziende ed organizzazioni per cui operavano, sugli uomini delle istituzioni chiamati a lavorare per la loro liberazione e che in qualche caso sono stati a loro volta uccisi.

E’ questa la galassia di avvenimenti su cui, a parte le cronache dei giornali, poco o nulla si sa, al punto che nessuno sa bene – se non gli addetti ai lavori – come affrontare e gestire queste evenienze, come gestire la comunicazione interna ed esterna, come trattare con i media e quali siano le leggi che regolano queste circostanze. Al punto che ci sono stati perfino i casi di imprenditori condannati per non aver adottato le dovute cautele nel mandare i propri dipendenti a lavorare in zone pericolose.

A colmare questa lacuna, arriva finalmente il libro di uno specialista, “Protocollo S“, scritto da Umberto Saccone, con un passato da ufficiale dei carabinieri e poi una carriera come responsabile della sicurezza di una importante multinazionale italiana, l’Eni, e poi come titolare di una società di consulenza specializzata in risk management, la Ifi Advisory.

Protocollo S, il libro che sarà presentato il prossimo 9 maggio nella sede di Confindustria a Roma, sebbene scritto da uno specialista, più che un saggio si presenta come un vero e proprio manuale operativo, utile a comprendere il fenomeno e capire come gestirlo.

Il volume, di quasi 500 pagine, offre una comprensione molto accurata del fenomeno, dalla ricognizione del complesso quadro normativo sia italiano che internazionale, alla analisi economico sociologica, grazie alla quale ad esempio apprendiamo che siamo arrivati ormai a 20 o 30 mila rapimenti all’anno, che avvengono prevalentemente nel sud del mondo, sia in mare che in terra, per almeno il 70 per cento dei casi con finalità di riscatto, tanto da generare un giro d’affari stimato in 500 miliardi di euro l’anno, e che sempre più spesso prendono di vista cooperanti e personale delle Ong.

Protocollo S, poi, offre una accurata rassegna di tutti i rapimenti di italiani che si sono verificati in questi anni, con una ricca messe di riflessioni, indicazioni pratiche, diciamo pure consigli e illustrazioni di metodo, che rendono il volume un vero e proprio “protocollo” operativo.

Nel libro di Saccone una rassegna delle leggi e una guida operativa

Umberto Saccone.

L’excursus storico offerto dal libro, oltre ad una rassegna giuridica che parte dal diritto romano, offre anche i numeri del fenomeno in Italia. Raro fino alla metà del XX secolo, con solo 47 casi tra il 1960 e il 1969 ma esplosi fino a quota 593 dal 1972 al 1989.

L’emergenza criminale e l’industria dei sequestri in Italia sono state sgominate – spiega Sacconecon la cosiddetta “linea della fermezza” e la legislazione introdotta dopo il rapimento Moro, che ha di fatto vietato il pagamento dei riscatti ed eliminato alla base il “mercato” dei rapimenti. Invece, in diverse parti del mondo, continuano a verificarsi sequestri di persone, sia per motivi terroristici sia per finalità di riscatto. E le conoscenze del fenomeno, in Italia, sono poche e limitate a pochi ambienti“.

E invece, il fenomeno coinvolge tante imprese ed organizzazioni che operano all’estero, siano esse multinazionali o Onlus, Ong e piccoli appaltatori, uomini d’affari e pescatori. E il quadro legislativo è molto complesso.

A scala internazionale sono state varate la Convenzione di New York del 1997 e quella di Algeri nel 2012, insieme alla Conclusione del Consiglio dell’Unione europea sempre del 2012 e varie risoluzioni dell’Onu: e tutte condannano i sequestri e vietano di pagare riscatti ai rapitori. Chiarito dunque, che non è possibile pagare, e di conseguenza non è possibile nemmeno trattare, istituzioni e privati hanno la necessità di “gestire” i sequestri dei nostri connazionali nel modo più efficace per salvaguardare la vita dei rapiti e assicurarne la liberazione“:

Oltre a chiarire il quadro legislativo in vigore, il libro Protocollo S offre una ricostruzione storica accurata di tutti i 64 i casi di sequestro di italiani avvenuti all’estero (in prevalenza Somalia, Nigeria, Yemen, Libia, Siria ed Iraq) nel periodo 2001-2018 (circa il 50 per cento rappresentato da marittimi e operatori economici, nella stragrande maggioranza di genere maschile). E dedica un capitolo specifico al caso “Bonatti“, l’azienda i cui vertici sono stati condannati per responsabilità colposa nel rapimento dei 4 dipendenti, due dei quali uccisi, in un sequestro avvenuto in Libia.

In Italia mancava finora una pubblicistica strutturata quanto la letteratura internazionale. Ed io stesso sono uno di quelli che hanno imparato sul campo le necessità del risk management e – purtroppo – anche a gestire in prima persona il rapimento di dipendenti delle aziende per cui lavoro. E un rapimento è sempre un evento traumatico, che coinvolge i vertici dell’azienda, alcune funzioni aziendali, alcune persone incaricate della mediazione e quelle che devono curare la comunicazione interna – quella per esempio diretta agli altri dipendenti – ed esterna – rivolta invece verso i media. E che, non da ultimo coinvolge e travolge i familiari dei sequestrati“.

L’esperienza ha dettato la prima regola per gestire qualsiasi rapimento, ed è quella della massima discrezione, del massimo riserbo che deve avvolgere ed agevolare il compito di chi al Ministero degli Esteri e nei servizi di intelligence opera per la migliore risoluzione dei sequestri.

E la discrezione deve essere assicurata sia da parte delle aziende che delle famiglie dei sequestrati. Appelli ai media, addirittura gli interventi pubblici delle autorità e così via sono tutti elementi che contribuiscono a dare risalto al rapimento e magari anche ad accrescere il presunto valore “economico”del rapito. Per questo è estremamente utile che sia lo stesso capo dell’azienda, ad esempio, a tenere in prima persona contatti continui con i familiari dei sequestrati, aiutare a tranquillizarli, far loro capire quanto lavoro si sta facendo per riportare a casa i loro congiunti. E anche i rapporti con i media vanno gestiti con competenza e consapevolezza, ed affidati a professionisti qualificati, per evitare quei clamori mediatici che sono pericolosi durante la prigionia dei sequestrati“.

E poiché i rapimenti hanno effetti devastanti in particolare sui parenti dei sequestrati, proprio alle famiglie è dedicata una ampia parte del libro. Inoltre, tutti i proventi della vendità saranno destinati all’associazione Hostage Italia, organizzazione no profit che Giovanna Motka ha creato per fornire aiuto e sostegno anche psicologico alle famiglie e agli stessi rapiti proprio dopo aver vissuto in prima persona l’atroce esperienza del rapimento del figlio Federico.