Prove di crash tra Italia e UE. Con collaudatori Matteo Salvini e Alberto Bagnai, la Lega punta alla crisi

Prove di crash tra Italia e UE. Con collaudatori Matteo Salvini e Alberto Bagnai, la Lega punta alla crisi

17 Giugno 2019 0 Di Marino Marquardt

Prove di crash tra Italia e UE all’ombra della procedura d’infrazione! Le avvia il vate economico della Lega Alberto Bagnai e le porta avanti il Capo del Carroccio Matteo Salvini. Il tutto mentre il Capo Cinquestelle Luigi Di Maio si è prudentemente inabissato. Da giorni il Ministro del Lavoro e dello Sviluppo è fuori dai sonar…

Sempre più inquietanti i chiari di luna  che si riflettono sul Paese

Sono dunque sempre più inquietanti i chiari di luna che si riflettono sul Paese. Tanto inquietanti da sollecitare preoccupate riflessioni da più parti.

Si tratta di riflessioni che muovono dalla constatazione che l’Italia è sempre più isolata nella Ue. Lo dimostrano l’ultimatum dell’Ecofin sui nostri conti, lo confermano le bacchettate della Commissione in materia di migranti, lo avallano le beffe che la Germania si sta facendo del Responsabile del Viminale attraverso i respingimenti via aerea di disperati, lo ribadiscono gli ammonimenti europei sulla flat tax.

Tutti segnali che lasciano prevedere che – guidato dal Duro de noantri – il Governo alla fine andrà a sbattere proprio contro i conti non in regola, contro l’impossibile abbassamento delle tasse e contro il dramma dei migranti.

Andrà a sbattere, l’Esecutivo, e i danni maggiori li riporteranno gli sprovveduti Cinquestelle.

Una previsione – questa – rafforzata dai toni provocatori nei riguardi della UE usati a Washington dal Capo del Carroccio e in tv dal Presidente della Commissione Finanze Bagnai

Inutile dire che il sospetto è quello secondo il quale Salvini – di fronte all’impossibilità di tener fede agli strombazzati annunci – stia studiando il modo più vantaggioso per mandare a carte quaratotto il tutto. Si ha l’impressione – insomma – che il suo atteggiamento da duro nasconda in realtà la voglia di defilarsi e di puntare sui tecnici per far loro svolgere il lavoro sporco in materia di tagli e di tasse. Secondo questa impressione piuttosto diffusa la Lega e il suo Capo ambirebbero a restare in stand by. E ciò nell’attesa che passi l’annunciata bufera economica…

Il tutto in uno scenario in cui l’Europa degli Stati figura come una distorsione del concetto di Unione esposto nel Manifesto di Ventotene.

Così interpretata l’UE è infatti una degenerazione dei nobili principi ispiratori. E’ una degenerazione alla quale peraltro sta offrendo il proprio notevole contributo il Ministro dell’Interno Matteo Salvini – figura di spicco in materia di crudeltà culturale verso i deboli – costantemente assente alle riunioni con i colleghi degli altri Stati della Unione.

Il Duro de noantri cresciuto alla scuola di Bossi, Borghezio e Calderoli…

Si finge filantropo – il Vicepremier leghista – indossa i panni del Capo religioso cattolico, in realtà è un rozzo razzista. Il personaggio si dipinge da solo attraverso la durezza delle sue parole e i toni sempre più sprezzanti.

Del resto non era possibile attendersi altro da un politico cresciuto all’ombra degli insegnamenti di Umberto Bossi, Roberto Calderoli e Mario Borghezio. La creme de la creme intellettuale… E i suoi cori giovanili da stadio contro napoletani e meridionali costituirono al tempo una sorta di rito iniziatico.

Detto in poche parole, Matteo Salvini è cresciuto nel letame culturale leghista. E per quanto si sforzi ad apparire rieducato, l’imprinting non si cancella. E’ questa la legge del mondo animale.

Il Capo  del Carroccio è debole in Europa e soltanto apparentemente forte in Italia

Intanto – numeri alla mano e percentuali dei votanti sotto gli occhi – si ricava che il risultato fatto registrare alle recenti Europee dalla Lega è ingannevole.

La realtà infatti racconta che Salvini resta debole in Europa dove i sovranisti non hanno fatto registrare il vaneggiato boom e dove appaiono divisi o mescolati agli europeisti (vedi Orban ndr) e risulta forte in Italia soprattutto apparentemente.

In Italia infatti è soltanto apparentemente forte, il Capo del Carroccio. Lo è perché molti superficiali megafoni mediatici non hanno tenuto in debito conto del gap fatto registrare tra le elezioni Politiche del 4 marzo 2018 (34 milioni circa alle urne) e quelle Europee del 26 maggio scorso (circa 25 milioni alle urne). Un gap che indica come  alle Europee siano mancati all’appello ben 9 milioni di voti ai quali vanno sommati quelli degli astensionisti cronici. Un dato sottovalutato dagli analisti della domenica i quali hanno finito col confondere l’indubbio trend registrato a favore della Lega con i numeri reali.

Milioni di voti vaganti come mine, insomma. Milioni di voti in cerca di approdi rassicuranti. Milioni di voti che certamente non finiranno nell’Orto salviniano. Senza dire che il 67 per cento degli elettori che ha votato per le Europee Salvini non vuole vederlo neanche in sogno…

 

17/06/2019   h.10.20