Queste riforme riducono la rappresentanza democratica

Queste riforme riducono la rappresentanza democratica

19 Ottobre 2016 0 Di Enrico Zini

Le riforme di questi anni stanno eliminando la rappresentanza dei cittadini, dalle circoscrizioni alle province alla modifica del Senato. E invece la Rivoluzione americana è scoppiata proprio all’insegna del “Niente tasse senza rappresentanza”.

 

Senza rappresentanza è scoppiata la Rivoluzione americana

Era il 1765 quando gli Inglesi delle colonie americane risposero alla tassa sulla carta stampata con il motto ” No taxation without representation“.

L’Inghilterra era uscita economicamente malconcia dalla Guerra dei sette anni e, per rimpinguare le casse vuote, aveva deciso di imporre alle 13 colonie una serie di nuove tasse.

Ma i sudditi oltremare, contando sul fatto che il consenso dei contribuenti alla tassazione era previsto dalla Magna Charta, concessa dal re d’Inghilterra Giovanni Senzaterra nel 1215, posero la madre patria davanti a un aut aut: o li esonerava da quelle tasse o accoglieva rappresentanti delle colonie nel Parlamento di Londra. La corona non esaudì né l’una né l’altra richiesta provocando la Rivoluzione americana.

Dietro la rivendicazione americana del “No taxation without representation” c’era la volontà di essere rappresentati per decidere del proprio futuro, essere partecipi del proprio destino.

 

Il principio della rappresentanza sta venendo meno oggi in Italia

Nel marzo del 2010 la legge 267 ha abolito, per i comuni sotto i 250 mila abitanti, le circoscrizioni nate nel 1976 con lo scopo di favorire la partecipazione democratica e per sensibilizzare i cittadini verso i problemi del quartiere. In cambio di un piccolo risparmio gli italiani di quei comuni si sono ritrovati privi di un punto di riferimento importante, il consigliere di circoscrizione. I consigli territoriali di partecipazione che le hanno sostituite non sono elette ma nominate dai partiti.

Quattro anni dopo, con la legge 56 del 2014 (la legge Del Rio) a scomparire sono state le elezioni dirette dei consigli provinciali. Infatti essi sono eletti dai consiglieri e dagli amministratori dei comuni del territorio al loro interno.

Con la nuova riforma costituzionale è abolita un’altra elezione, la terza in sei anni, quella dei senatori e il Senato sarà eletto dai consigli regionali tra i loro membri e tra i sindaci del territorio eppure avrà voce in capitolo su moltissime leggi tra le quali quelle che riguardano l’Unione europea e la Costituzione, oltreché il governo del territorio, le politiche sociali, il lavoro e l’ istruzione.

Dei 500 milioni di euro cui ammonta oggi la spesa per il Senato, risparmieremo solo le indennità dei senatori, un misero 10 per cento. Si ripeterà per il Senato quindi, se verrà approvata la riforma, quello che è successo sia per le circoscrizioni che per le province: in cambio di un piccolo risparmio rinunceremo a un pezzo della nostra sovranità e della nostra rappresentanza.

A questo quadro va aggiunto anche il fatto che è dal 2011, dalla fine del governo Berlusconi, che alla guida del Paese non c’è una maggioranza uscita vincitrice dalle elezioni. Non era tale quella del governo Monti, non lo è stata quella di Letta e non lo è quella di Renzi.

Last but non least, un altro segnale che i momenti di democrazia e gli spazi di rappresentanza si stanno riducendo, è la “deposizione” del sindaco di Roma Marino, eletto con più del 63,9 % dei voti dei cittadini, davanti ad un notaio.

Una buona occasione per dare una svolta a quest’andazzo preoccupante poteva essere la sentenza 1/2014 della Corte Costituzionale sulla legge elettorale detta Porcellum, dichiarata illegittima per l’effetto distorsivo del premio di maggioranza, che non prevede soglia minima, e per le liste bloccate. La strada giusta sarebbe stata fare un governo di scopo con il solo obiettivo di elaborare una legge elettorale in grado di ridare rappresentanza e sovranità agli Italiani. Invece si è preferito andar avanti con delle camere che funzionano solo grazie al principio implicito della continuità dello stato e affidare loro, addirittura, la riforma della legge fondamentale dello stato

Riassumendo, prima è sparita la nostra possibilità di eleggere le circoscrizioni, poi le province, adesso il Senato. Contemporaneamente la composizione delle camere e la formazione dei governi corrispondono sempre meno alla volontà popolare espressa col voto.

La condizione del popolo italiano sembra assomigliare all’immagine di quell’orso bianco alla deriva su una lastra di ghiaccio che si rimpicciolisce sempre di più.

Gli Americani per avere la loro rappresentanza ebbero il coraggio di ribellarsi alla più grande potenza mondiale del tempo. E noi Italiani cosa faremo, resteremo sulla nostra lastra di ghiaccio come quell’orso bianco aspettando inermi che si sciolga del tutto?