Raid per uccidere il generale Soleimani, alta tensione Usa – Iran

Raid per uccidere il generale Soleimani, alta tensione Usa – Iran

04 Gennaio 2020 0 Di Pietro Nigro

Ucciso in un raid il generale Soleimani: amato dal popolo, per Trump era pericoloso. Reazione indignata e proteste in Iran. Preoccupati l’Onu e cancellerie mondiali.

Raid Usa a Baghdad, ucciso in Iran il generale Soleimani

Donald Trump ha dato l’ordine, ed i soldati Usa hanno eseguito il loro micidiale compito: stanare ed uccidere, a Baghdad, il tenente generale Qassem Soleimani, uno dei più importanti esponenti delle forze armate iraniane considerato uno dei più potenti uomini di quel Paese e di tutto il mondo schiita.

Soleimani, che era il capo delle Forze iraniane al-Quds, è stato ucciso in un raid condotto dalle forze armate Usa vicino all’aeroporto di Baghdad, in Iraq, dove il generale era stato individuato.

Soleimani era considerato uno dei più potenti esponenti del mondo militare iraniano, colui che ha allestito e gestito in questi anni una vastissima rete di collegamenti interni e internazionali che da Teheran uniscono tutto il mondo shiita in Iraq, in Siria e in Libano.

Nel raid, che potrebbe essere stato condotto da un aereo drone e di cui si conoscono pochi particolari, sono morte complessivamente dieci persone.

Secondo quanto riferito da Iraj Masijedi, ambasciatore iraniano in Iraq, gli Usa hanno utilizzato alcuni missili lanciati contro due suv che si stavano allontanando dall’aeroporto di Baghdad.

Tra le vittime, cinque membri dei Guardiani della Rivoluzione, corpo di elite delle forze armate iraniane, tra cui appunto Soleimani e il vice capo del gruppo, Abu Mahdi al-Mohandes.

Il corpo del generale iraniano sarebbe stato identificato grazie all’anello d’argento con incastonata una grossa pietra rossa che solitamente indossava il capo della Forza Quds, corpo di elite dei Guardiani della Rivoluzione. Lo riferisce un politico iracheno citato da vari media internazionali.

Ad ordinare l’attacco, lo stesso Donald Trump, il presidente Usa, che non lo ha reso noto ma lo ha solo commentato con un messaggio su Tweetter. E secondo il Pentagono si sarebbe trattato di una azione difensiva.

“Su istruzioni del presidente i militari americani hanno intrapreso una decisa azione difensiva con l’uccisione del generale Qassem Soleimani per proteggere il personale americano all’estero”, si legge in un comunicato del ministero della Difesa Usa.

Secondo il Pentagono Soleimani stava “attivamente mettendo a punto piani per colpire i diplomatici americani e uomini in servizio in Iraq e in tutta la regione”.

Solo tre giorni fa milizie sciite avevano attaccato la sede diplomatica statunitense nella capitale.

“Il generale Soleimani ha anche approvato gli attacchi contro l’ambasciata americana a Baghdad che hanno avuto luogo questa settimana”, si legge ancora nella nota.

Insomma, il raid si inserisce in quella escalation di episodi che stanno facendo salire la tensione tra Usa e Iran, a cominciare dall’attacco iraniano del 27 dicembre che ha provocato la morte di un cittadino americano.

“Gli Stati Uniti continueranno ad assumere le azioni necessarie per proteggere la nostra gente e i nostri interessi ovunque nel mondo”, afferma il Dipartimento della Difesa di Washington.

Trump: Lo abbiamo preso e lo abbiamo eliminato

Anche Trump ha commentato l’episodio. Non subito, perché dapprima si è limitato ad un messaggio su Tweet, in cui ha inserito solo l’immagine della bandiera Usa, senza alcuna dichiarazione. Poi dopo la nota del Pentagono, il primo tweet: “L’Iran – ha scritto Trump – non ha mai vinto una guerra, ma non ha mai perso un negoziato!”, un concetto che aveva già espresso a fine luglio.

Più tardi, dalla sua residenza di Mar-a-Lago, in Florida, Trump ha detto che Qassem Soleimani “stava pianificando imminenti e sinistri attacchi contro diplomatici e militari americani. Lo abbiamo preso e lo abbiamo eliminato”.

Anzi, “Quello che gli Stati Uniti hanno fatto ieri avrebbe dovuto essere fatto molto tempo fa – ha sottolineato Trump -. Molte vite sarebbero state risparmiate”.

Trump ha anche fatto riferimento al fatto che Soleimani è stato individuato, addirittura in paese straniero, e rapidamente è stato organizzato il raid per la sua eliminazione.

“Gli Stati Uniti – ha detto Trump – hanno i migliori militari dappertutto nel mondo, abbiamo la migliore intelligence nel mondo e se gli americani in qualsiasi luogo vengono minacciati, abbiamo già tutti gli obiettivi identificati e sono pronto a prendere qualsiasi azione sia necessaria e questo si riferisce in particolare all’Iran. La scorsa notte abbiamo agito per fermare una guerra, non abbiamo agito per iniziare una guerra”, anche se ha assicurato di non volere “un cambio di regime” a Teheran. “L’aggressione del regime iraniano nella regione, compreso l’uso di combattenti per destabilizzare i vicini, deve finire e deve finire adesso”, ha scandito.

Soleimani, ha accusato ancora Trump, “aveva fatto della morte di persone innocenti la sua passione malata, contribuendo a complotti terroristici a Nuova Delhi come a Londra… Solo di recente Soleimani aveva guidato la brutale repressione dei manifestanti in Iran, dove oltre mille civili innocenti erano stati torturati e uccisi dal loro stesso governo”.

Il generale, aveva scritto su Twitter qualche ora prima, “ha ucciso o ferito migliaia di americani in un lungo periodo di tempo e stava pianificando di ucciderne molti altri…ma lo abbiamo preso”. Per il presidente Usa, Soleimani era “direttamente o indirettamente responsabile della morte di milioni di persone, compresi i tanti manifestanti uccisi in Iran”.

Soleimani, di umili origini perché figlio di un contadino, ma divenuto potentissimo e al culmine di una importante carriera militare, secondo al cune fonti stava progettando anche un impegno diretto in politica. Pur essendo considerato un importante “consigliere” di Khamenei, Soleimani aveva infatti intenzione di candidarsi alle prossime elezioni politiche in Iran.

Inoltre, Soleimani, definito anche il Machiavelli del Medio Oriente, è considerato il massimo artefice della politica estera che ha permesso all’Iran di diventare una importante potenza regionale, influente su parte dell’Iraq, sugli Hezbollah libanesi e sulla Siria.

Secondo Trump, “anche se l’Iran non lo ammetterà mai, Soleimani era odiato e temuto nel suo Paese: non sono rattristati come i leader fanno credere al mondo esterno: avrebbe dovuto essere eliminato molti anni fa”.

E ancora: “Gli Stati Uniti hanno pagato all’Iraq miliardi di dollari all’anno, per molti anni. Questo, in cima a tutto il resto, è quello che abbiamo fatto per loro. Gli iracheni non vogliono essere dominati e controllati dall’Iran, ma in ultima analisi è una loro scelta – ha scritto il presidente Usa – Negli ultimi 15 anni l’Iran ha ottenuto sempre più controllo sull’Iraq e gli iracheni non ne sono contenti. Non finirà mai bene”.

Iran e Iraq: “Dagli Usa un atto terroristico”

Immediate le reazioni ufficiali del governo iraniano, ma anche le proteste scattate in tutta la popolazione per quello che è stato subito definito come il “martirio di Soleimani”.

Il leader supremo della Repubblica islamica dell’Iran, l’Ayatollah Ali Khamenei, ha diramato una nota ufficiale, ed ha minacciato contro gli Stati Uniti una “dura ritorsione” e ha proclamato tre giorni di lutto nazionale.

Il ministro degli Esteri iraniano, Javad Zarif, con un tweet ha definito l’azione deli Usa un atto “estremamente pericoloso”, nonché “un atto terroristico” ed una “stupida escalation”.

L’escalation a cui si fa riferimento è quella che potrebbe scoppiare in Medio Oriente e che potrebbe infiammare a questo punto tutto il mondo shiita che ha il suo centro proprio in Iran ma anche nel vicino Iraq, in Siria e in Libano.

Dall’Iraq arriva infatti la prima reazione. Una dura condanna del raid è arrivata dal primo ministro iracheno dimissionario Adel Abdul-Mahdi, che ha definito l’attacco una ”aggressione” nei confronti dell’Iraq, oltre che di una ”violazione di sovranità”, affermando che si tratta di una “pericolosa escalation”.

Abdul-Mahdi ha quindi ricordato Abu Mahdi Al-Mohandes, il numero due delle potenti milizie sciite delle Unità di mobilitazione popolare, le Hashd Shaabi, oltre a Soleimani, comandante delle Forze al-Quds.

Il premier iracheno li ha definiti ”simboli” della vittoria irachena sui militanti dello Stato Islamico (Isis). ”L’assassinio di un comandante militare iracheno rappresenta una aggressione nei confronti dell’Iraq come Stato, come governo e come popolo – ha detto Abdul-Mahdi in una nota – Portare avanti operazioni di eliminazione fisica contro esponenti iracheni di spicco o di un Paese fraterno in territorio iracheno rappresenta una flagrante violazione della sovranità dell’Iraq”, oltre a una “pericolosa escalation che scatena una guerra distruttiva in Iraq, nella regione e nel mondo”.

Washington, Trump compatta i Repubblicani e divide i Democratici

Non è chiaro ancora quali conseguenze il raid potrà avere sulla corsa alle elezioni presidenziali Usa che si terranno a fine 2020. Come è noto, infatti, Trump è stato eletto anche, e soprattutto, per la promessa di interrompere le “interminabili” guerre in cui gli Usa sono coinvolti in giro per il mondo. Promessa sostanzialmente mantenuta fino a questo momento, fino al raid in Iraq.

In ogni caso, l’uccisione di Soleimani ha in parte sorpreso il mondo politico stautnitense, che ha reagito con atteggiamenti diversi, anche perché la Casa bianca non ha preventivamente informato il Congresso Usa.

Tra i Repubblicani, a parte qualche lamentela perché il Congresso non è stato preventivamente informato del raid, prevale un certo favore per l’azione ordinata da Trump.

Diverse invece le reazioni degli esponenti politici democratici, anch’essi indignati per non essere stati informati, ma divisi.

Per alcuni esponenti il raid va condannato. Di questo avviso, ad esempio, il candidato democratico alla Casa Bianca Joe Biden, per il quale il “presidente Trump ha gettato dinamite in una polveriera“. “L’Amministrazione americana sostiene che il suo obiettivo sia quello di evitare ulteriori attacchi da parte dell’Iran, ma questa azione avrà quasi certamente l’effetto opposto – ha affermato Biden, secondo cui il presidente Trump “deve al popolo americano una spiegazione della strategia e del piano per tenere al sicuro le nostre truppe e il personale dell’ambasciata, la nostra gente e i nostri interessi, sia qui in patria che all’estero, così come i nostri partner nella regione e altrove“.

Anche per la speaker della Camera dei Rappresentanti di Washington, Nancy Pelosi, quello di Trump è “un atto provocatorio e sproporzionato, che rischia di provocare una pericolosa ulteriore escalation di violenza. L’America – e il mondo – non possono affrontare una escalation delle tensioni fino ad un punto di non ritorno”.

Anche un altro candidato democratico alle prossime Presidenziali, Bernie Sanders,, ha fortemente criticato il raid. “La pericolosa escalation di Trump ci porta più vicini ad una nuova guerra disastrosa in Medio Oriente che potrebbe costare un numero infinito di vite umane ed altri trilioni di dollari – ha commentato su Twitter – Trump ha promesso di mettere fine alle guerre senza fine, ma questa azione ci iscrive su un sentiero che porta ad una nuova guerra. Quando ho votato contro la guerra in Iraq nel 2002, temevo che ci avrebbe portato ad una maggiore destabilizzazione della regione. Questo timore purtroppo si è rivelato giustificato. Gli Stati Uniti hanno perso approssimativamente 4500 soldati coraggiosi, decine di migliaia di altri sono rimasti feriti, ed abbiamo speso trilioni”.

Qassem Soleimani “era un assassino, responsabile della morte di migliaia” di persone, “tra loro centinaia di americani. Ma questa mossa sconsiderata provoca una escalation della situazione con l’Iran ed aumenta la probabilità di altre morti e di un nuovo conflitto in Medio Oriente – ha scritto su Twitter la candidata alle presidenziali Elisabeth Warren – La nostra priorità deve essere quella di evitare un’altra guerra costosa”, ha scritto la senatrice.