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Marco Zullo - Rubrica Marco di Fabbrica
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Ranucci fuori da Report: meglio le dimissioni ?

Ranucci fuori da Report: meglio le dimissioni ?

26 Agosto 2026 Off di Nunzio Ingiusto

Sigfrido Ranucci è un fiume in piena. Nel bene e nel male è il protagonista mediatico dell’estate. Suo malgrado , ovviamente, perchè è stato pur sempre vittima di un attentato. Sta girando l’Italia per presentare il suo libro “La scelta” e negli incontri – non potrebbe essere diversamente- si parla dell’attentato, dei rapporti con il suo amico Valter Lavitola e del futuro in Rai.

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Durante una tappa del tour a Cerveteri, ha fatto capire che il suo addio a Report è ormai inevitabile. Ha ribadito che un ridimensionamento o un semplice spostamento ad altre testate dell’azienda rappresenterebbe un passo indietro inaccettabile dopo anni di servizio ed ha ricordato le minacce e i rischi subiti per il suo lavoro. Insomma, difende la sua storia professionale di 35 anni in Rai e la conduzione di Report.

La Rai libera il posto

La Rai, in queste ore sta valutando tre diverse opzioni da proporre a Ranucci al posto della conduzione del programma. Le soluzioni in mano all’amministratore delegato Giampaolo Rossi prevedono un rientro in una testata giornalistica aziendale o la direzone della scuola di giornalismo di Perugia, considerato anche che Ranucci in Rai ha l’incarico di vicedirettore.

“Ho la coscienza a posto- ha detto il giornalista- e rifarei tutto quello che ho fatto. Ho condotto un programma che è il fiore all’occhiello della tv pubblica, ho fatto tutto quello che dovevo, onorando la Rai con la fedina penale pulita. Ho attraversato 240 tra cause e altre citazioni. Io ho la coscienza a posto. Gli altri invece ? “

Ma è a questo punto che sorge una domanda: chi meglio di te, caro Sigfrido, poteva sottrarre alla Rai il potere di ridimensionarti, ferendo la professionalità, la dignità di giornalista d’inchiesta del servizio pubblico ? Si dice che hai violato il codice etico dell’azienda e che il centro destra non aspettava altro che “il giallo” con l’amico Lavitola per non vederti più a Report. E’ dovere di un giornalista per rispetto del proprio pubblico, pretendere la verità.  Dimettersi non è ammettere colpe, ti dà un senso di libertà che al punto in cui siamo Ranucci non ha più. Ha commesso l’errore di frequentare Lavitola ? Per calcolo, per fantasie politiche, per avere informazioni ?  Un giorno forse sapremo.

 Ranucci e la politica

La domanda- dimettersi o restare- si insinua nello stato delle cose. Lavitola è notoriamente vicino al centrodestra, ha relazioni di ogni tipo, è stato candidato per Forza Italia, le sue dichiarazioni sull’attentato non hanno convinto i magistrati. È dalla somma di questi basilari elementi che Ranucci poteva scegliere di farsi da parte, prima di finire nel cortocircuito Rai- magistrati-centrodestra- centrosinistra- epurazione. Un gesto per difendere meglio la sua storia professionale, non consentire alla Rai di esiliarlo, presentarsi ai suoi estimatori due volte vittima. Ranucci ha sufficiente esperienza e intelligenza per sapere cosa fare, ma non sarebbe finito ostaggio del potere politico (tutto) e aziendale e un giornalista senza ombre è un valore per la democrazia. ” Un giornalista può essere amico di chiunque, è il suo mestiere che non è amico di nessuno” diceva Enzo Biagi.

Senza colpe e orpelli Tv, Sigfrido avrebbe stroncato alla radice le discussioni tra quanti difendono il metodo di lavoro di Report e chi non ha mai visto di buon occhio il racconto di fatti e personaggi della politica, delle istituzioni, della finanza. E non solo a destra, per essere chiari, perchè quel giornalismo talvolta è stato usato per dividere.Dopo le decisioni della Rai e la polemiche che ne seguiranno Ranucci si sentirà più libero, senza le etichette di chi lo difende ?  La credibilità per un giornalista è il bene più prezioso con la fiducia del pubblico come limite.

Sul futuro di Ranucci oggi il Movimento Cinque Stelle parla di “scelta politica del governo Meloni” contro Fratelli d’Italia che in Europa aveva accusato Report di sbilanciamento e faziosità per violazioni dell’European Media Freedom Act. Un documento che in Italia non è applicato e che riconosce ai giornalisti la piena libertà nell’esercizio della professione. In qualunque contesto.

 

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