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Reddito di cittadinanza e pensioni minime. Niente soldi dal Primo Gennaio…

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Soldi e acrobazie, “l’acqua è poca e ‘a papera nun galleggia”, direbbero a Napoli…: Reddito di cittadinanza e pensioni minime nel 2019, ma non dal primo gennaio.

Pensioni e Reddito di cittadinanza, tutto andrà bene le prime erogazioni alla vigilia delle Europee

Mancano i soldi e si cercano pezze a colori da mettere sul Documento contabile che fisserà le spese del Paese per il prossimo anno.

Oggi a Palazzo Chigi ennesima riscrittura a matita della Manovra. Riscrittura a matita e non a penna in modo che il Documento possa essere sottoposto ad ulteriori correzioni da parte del Parlamento o su suggerimento UE.

Si mette male per Luigi Di Maio. Il Capo politico Cinquestelle rischia la faccia dopo i proclami dal balcone di Palazzo Chigi e dopo gli squilli di tromba sulla annunciata  “sconfitta della povertà”.

Fughe in avanti non accompagnate dalla necessaria prudenza, qualità indispensabile per uno statista o aspirante tale.

Cinquestelle sull’orlo di una crisi di nervi

Di certo la gestione Di Maio ha portato il M5s sull’orlo di una crisi di nervi. Il Monolite grillino dà inquietanti segnali di erosione. Sbriciolamenti minimi ma significativi. Tanto che si torna a parlare di espulsioni dei dissidenti. Un film già visto nella scorsa Legislatura.

Con la differenza che oggi il M5s non può più vantare lo stesso carisma, lo stesso robusto spessore morale fondato su rigore, etica e coerenza.

Il Palazzo, insomma, ne ha contaminato i valori. Tanto da costringere i propri interpreti a esibirsi in maldestre capriole, in spericolate giravolte e in deprimenti piroette. Tutta roba da fare scuotere il capo ai malcapitati spettatori in segno di disappunto.

Capriole e giravolte, vane performances tese al differimento degli impegni

Si tratta di performances tutte finalizzate a tenere buona la spettabile clientela del 4 marzo scorso, clientela oggi speranzosa di poter ottenere dal Primo Gennaio del prossimo anno l’erogazione del Reddito di cittadinanza e l’aumento delle pensioni minime a 780 euro mensili. Promesse da onorare da parte di una forza politica che ama definirsi “seria”.

Promesse da onorare senza ricorrere ad artifici tesi a ridurre o a miniaturizzare la platea dei beneficiari e la robustezza degli importi. E spiace notare che in merito già si intravedono troppi punti e virgole, troppi distinguo, troppi  “Sì ma però”… Inoltre c’è un “ma”… Un “ma” grande quanto una casa: i conti ancora non tornano…

Ed ecco la puzza di bruciato, ed ecco allora l’apparire sulla scena di quanti tentano improbabili equilibrismi e spericolate acrobazie. Tutte manovre – queste – orientate al differimento almeno fino a maggio e nell’immediata vigilia delle elezioni Europee degli impegni assunti con gli elettori.

Il rompicapo riguarda – ovviamente – in primis i Cinquestelle da sempre in prima fila nella lotta alla povertà e alle diseguaglianze.

Mala tempora dunque, puzza di imbroglio nell’aria.

Una certezza intanto si staglia con estrema chiarezza sulle nubi che ingrigiscono e incupiscono il Governo Conte: “perdete le speranze voi che attendete – direbbe Dante – non c’è trippa per gatti”.

Tradotto: il Primo Gennaio niente soldi, niente Reddito di cittadinanza, niente aumento delle pensioni minime e degli assegni sociali. Se tutto andrà bene se ne riparlerà a maggio, alla vigilia delle elezioni Europee. 80 euro renziani docent…

30/10/2018   h. 16.00