Reddito di Cittadinanza, Pensioni minime e Fornero. Rischio guerra tra poveri

Reddito di Cittadinanza, Pensioni minime e Fornero. Rischio guerra tra poveri

20 Dicembre 2018 0 Di Marino Marquardt

Reddito e Pensioni di Cittadinanza, modifica della Legge Fornero e Quota 100, il rischio che corre il Governo è forte. Ed è quello di operare discriminazioni tra i poveri. Ed è quello di mettere in atto misure annacquate rispetto agli annunci.

I troppi paletti potrebbero lasciare molti bisognosi a bocca asciutta

Attorno all’osso dei 780 euro mensili potrebbe insomma scatenarsi la rissa tra poveri e poverissimi.

Troppi paletti, troppi distinguo, troppe condizioni, troppe riserve. A cominciare dall’unica casa di proprietà in cui il povero vive. Finora l’abitazione non faceva reddito, ora pare che lo faccia secondo stime ricavate da chissà dove.

Ora la paura dei poveri – gli stessi che Luigi Di Maio aveva annunciato di voler cancellare dal tessuto sociale italiano – è che il setaccio governativo possa lasciare molti di loro a bocca asciutta.

E c’è il rischio che alla fine il numero dei delusi dall’applicazione del Reddito di Cittadinanza e dell’aumento delle pensioni minime sia superiore a quello dei soddisfatti.

C’è il rischio, insomma – da parte del Governo – di riproporre l’antica immagine di disparità di trattamento tra figli e figliastri. Tra poverissimi e poveri, in questo caso.

Accade quando si generano attese tra bisognosi di diverso livello, attese che si rivelano alla prova dei fatti non in grado di essere soddisfatte nella loro totalità.

Giudizio sospeso in attesa di leggere le carte ufficiali

Giudizio sospeso, dunque, in attesa di conoscere la reale platea dei destinatari del Reddito di Cittadinanza, delle Pensioni di Cittadinanza e di Quota 100 e in attesa di apprendere i tempi relativi alle entrate in vigore di queste nuove Leggi. Le modalità attraverso le quali entreranno in vigore questi Provvedimenti daranno il senso della portata e delle ricadute sociali dei medesimi.

Intanto, con la Manovra di Bilancio ancora in fase di limatura, non mancano gli spifferi in merito. Spifferi relativi alle argomentazioni usate per convincere i cerberi della UE.

Si parla di possibili aumenti dell’Iva per un totale di 23 miliardi nel 2020 e quasi 29 nel 2021 e nel 2022 come clausole di salvaguardia per rassicurare Bruxelles; di taglio progressivo, per tre anni, dell’adeguamento all’inflazione per le pensioni sopra i 1.522 euro; di un’imposta del 3 per cento sui ricavi da servizi digitali; della vendita di immobili pubblici, che porterà però utili di neanche 1 miliardo di euro per il 2019 e 150 milioni nel 2020 e 2021.

Sarebbero questi – ridotti all’osso – alcuni dei punti principali che emergerebbero dal maxi-emendamento alla Manovra messo a punto dal governo per recepire l’accordo con la Ue.

Chi vivrà vedrà…

20/12/2018  h.10.40