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Reddito, le domande entro il Primo Marzo vanno presentate a Poste Italiane

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Gli invisibili Richard Gere nei panni del clochard George in una scena del film.
Gli invisibili Richard-Gere nei panni del clochard George in una scena del film.

Reddito di cittadinanza all’ombra del Decreto attuativo… Spifferi all’insegna del burocratese allo stato puro. Litri di inchiostro e fiumi di parole per non spiegare niente. Un esempio? Le anticipazioni dell’Ansa sul sussidio ai poveri. Un effluvio di parole il cui unico effetto è quello di mantenere in vita dubbi e perplessità. Storia vecchia… L’unica certezza al momento è rappresentata dalla data di presentazione della domanda per ottenere il Reddito: entro il primo marzo a Poste Italiane. Il resto è scarsa chiarezza. E’ ammuina. Buona lettura…

Prima erogazione il Primo Aprile

Il reddito di cittadinanza sarà istituito «a decorrere dal mese di aprile 2019» e il sostegno decorrerà «dal mese successivo a quello della richiesta». Lo prevede una bozza della misura resa nota dall’Ansa. Si potrà beneficiare del nuovo sostegno al reddito «per un periodo continuativo non superiore a 18 mesi» rinnovabile «previa sospensione dell’erogazione per un mese prima di ciascun rinnovo».

Tutti i componenti della famiglia in età lavorativa dovranno rispettare gli obblighi «connessi alla fruizione del reddito di cittadinanza». Tutta la famiglia quindi sarà coinvolta nei due percorsi possibili, «Patto di inclusione sociale» o «Patto per il lavoro», salvo chi ha compiti di cura di bimbi piccoli (entro i 3 anni) o disabili.

Caos e balletto di cifre tra reddito individuale e familiare

Non solo un’Isee complessiva entro i 9.360 euro, ma anche un reddito familiare che non superi i 6mila euro (per un single) elevati in base alla composizione del nucleo familiare fino a un massimo di 12.600 euro. Sono questi alcuni dei «paletti» previsti nella bozza, che dovrebbe confluire in un unico decreto da varare a metà gennaio insieme ai dettagli per l’uscita anticipata per la pensione con «Quota 100». Altro limite fissato per poter chiedere il reddito di cittadinanza un valore del patrimonio immobiliare non oltre i 30mila euro, sempre ai fini Isee, e mobiliare non oltre i 6mila euro, elevati fino a 10mila euro per un nucleo di tre persone, e di ulteriori 1000 euro per ogni figlio successivo al secondo, più altri 5mila euro per ogni familiare disabile. Non ci devono poi essere intestatari di auto nuove (immatricolate nei sei mesi precedenti la domanda) o di grossa cilindrata (sopra i 1600 cc), moto sopra i 250 cc e barche. Il sostegno non andrà nemmeno ai nuclei in cui siano presenti disoccupati per dimissioni volontarie.

Nella domanda la immediata disponibilità al lavoro

Nella domanda, si legge sempre nella bozza, il richiedente dovrà dare immediata disponibilità al lavoro e successivamente saranno individuati gli altri componenti del nucleo «tenuti a rispettare gli obblighi connessi alla fruizione» del reddito. Nei trenta giorni successivi al riconoscimento del beneficio ci sarà la convocazione (per ora si parla di centri per l’impiego o servizi sociali del Comune, ma, stando agli annunci, potrebbero essere coinvolti anche le agenzie per il lavoro private) e la valutazione «dei bisogni del nucleo familiare e dei suoi componenti», individuando «i componenti del nucleo familiare tenuti, oltre al richiedente» che dovranno rispettare alcuni obblighi, a partire da quello di «accettare almeno una di tre offerte di lavoro congrue», e a dare disponibilità di un «massimo di otto ore settimanali» da dedicare a progetti «gestiti dai comuni, utili alla collettività in ambito culturale, sociale, artistico, ambientale, formativo e di tutela dei beni comuni», pena la «perdita del beneficio per l’intero nucleo familiare».

Tra gli altri impegni che deve sottoscrivere chi riceve il reddito di cittadinanza, quello di «collaborare» con chi deve definire «il bilancio delle competenze» per la definizione del Patto per il lavoro, svolgere «ricerca attiva del lavoro», consultare «periodicamente l’apposita piattaforma digitale», accettare «di essere avviato a corsi di formazione e riqualificazione professionale», sostenere «colloqui psicoattitudinali e le eventuali prove di selezione finalizzate all’assunzione». Non basta quindi la propria disponibilità generica, ma va dimostrata una concreta attività di collaborazione e ricerca per uscire dalla condizione di indigenza.

Oltrte 1 milione di nuclei familiari interessati

A fronte di circa 1,8 milioni di famiglie che vivono sotto la soglia di povertà, la platea con i requisiti per accedere a reddito e pensione di cittadinanza, sarebbe di oltre 1 milione e 375mila nuclei familiari, compresi quelli di stranieri se residenti da almeno 5 anni e in possesso di permesso di soggiorno. I calcoli sono stati fatti partendo dalle dichiarazioni sostitutive uniche ai fini Isee relativi al 2017. I costi si attestano a 6,1 miliardi nel 2019 (tenendo conto della partenza ad aprile e considerando una adesione al 90%), che salgono a 7,8 miliardi nel 2020, a circa 8 miliardi nel 2021 per poi stabilizzarsi a 7,8 miliardi dal 2022. I calcoli sembrano fondati  su una buona dose di otimmismo. Si tratta di previsioni di spesa al momento non verificabili.

03/01/2019  h.15.45