Enrico Morando, esponente di spicco del centrosinistra, presidente dell’Associazione
LibertàEguale, senatore dei Ds per diverse legislature e viceministro dell’Economia, è tra i sostenitori del Si al referendum sulla riforma della giustizia. In questi giorni è impegnato in incontri e dibattiti per sostenere le vere ragioni della riforma che – dice – ” è un patrimonio riformista da non lasciare al centro destra”.A un mese dal voto del referendum, ha accettato di parlarne con noi.
Senatore Morando, il clima nel Paese si va surriscaldando, facciamo una previsione di voto ?
“No grazie, non è il mio mestiere”.
Da esponente storico della sinistra, come si sente a stare insieme a tanti rappresentanti della destra ?
“Sono un sostenitore del Si, determinato e tranquillo. Difendo la bontà della mia scelta e per una ragione molto semplice: la separazione delle carriere, che è la scelta fondamentale realizzata attraverso la riforma costituzionale, è il completamento di un lungo cammino riformatore di cui la sinistra è stata protagonista durante lunghi anni”.
Ce la riassume ?
” È un cammino che inizia con la riforma del processo penale da inquisitorio ad accusatorio nel 1989 con Giuliano Vassalli, grande personalità della sinistra liberal socialista e Ministro della Giustizia. Si è poi sviluppato circa dieci anni dopo con la riforma dell’articolo 111 della Costituzione. Badi, che la riforma fu realizzata attraverso un accordo tra centrosinistra e centrodestra in una legislatura nella quale il centrosinistra aveva la maggioranza in Parlamento”.
Cosa avvenne in pratica ?
” Fu il capogruppo dei Ds Cesare Salvi( anch’egli oggi per il Si n.d.r.) a presentare l’emendamento che, sulla base di un lavoro congiunto con il senatore Marcello Pera di Forza Italia, è diventato l’attuale articolo 111 della Costituzione”.
Quindi ?
“Quindi, la separazione della carriere è semplicemente il completamento di quel percorso”.
E Lei che è sempre stato a sinistra ?
” Io mi batto per la separazione delle carriere da circa 20 anni attraverso un lavoro che si è sviluppato in convegni e iniziative anche dell’associazione LibertàEguali che presiedo”.
Ma poi è arrivato il centrodestra a chiudere il cerchio.
” Ed io francamente non ho nessuna intenzione di lasciare questo enorme patrimonio riformista in eredità a Giorgia Meloni”.
Ma il confronto tra centrodestra e centrosinistra è naufragato.
“È un’ eredità da non lasciare al centrodestra solo perché è stato il centrodestra a realizzare l’ultimo miglio della riforma costituzionale. Mi dispiace che non siamo stati noi del centrosinistra, ancora una volta, ad essere protagonisti”.
Cosa avrebbe dovuto fare il centrosinistra ?
“A mio giudizio avremmo fatto meglio a non chiuderci nell’ostruzionismo, aiutando così il governo a non chiudersi a sua volta, negando qualsiasi confronto di merito”.
Recentemente Lei ha parlato di letture politiche del contesto rispetto al testo della riforma. Cosa vuol dire ?
” C’è un grande sforzo da parte dei sostenitori del No nel sostenere che in realtà non si vota sul testo della riforma, ma che l’oggetto vero del confronto sarebbe il contesto politico generale, diciamo il rafforzamento del governo di centrodestra”.
Non è cosi ? Il governo ha caricato troppo il referendum, cerca una legittimazione popolare .
“Gli argomenti sono molteplici, ma parliamo del contesto politico dentro il quale si svolge il referendum. È un grave errore quando questo viene accettato dai sostenitori del Si e anche dal Ministro della Giustizia. Questo errore, qualche volta, lo commette, anche la Presidente del Consiglio, con conseguenze negative sulle prospettive del Si”.
Il contesto politico dovrebbe restare fuori, nonostante le preoccupazioni suscitate dalla riforma su alcuni principi costituzionali.
” Il 22 e 23 marzo non si vota sul contesto politico. Se cambierà o non cambierà, a seconda del risultato referendario, è elemento secondario. Quando si vota sulla Costituzione, l’attenzione fondamentale deve essere solo sul testo e il testo in questo caso dispone la separazione delle carriere”.
Ma il Ministro Nordio rivolgendosi alla segretaria Pd Elly Schlein, ha dato un senso di utilità politica alla riforma. Non è giusto.
“La frase di Nordio è stata la seguente: ‘mi stupisce che una persona intelligente come Elly Schelin non capisca che questa riforma gioverebbe anche a loro nel momento in cui andassero al governo’. La segretaria del Pd ha detto : “questa riforma serve al governo per avere le mani libere e porsi al di sopra della legge”. Vuole sapere cosa hanno in comune queste due frasi apparentemente l’una contro l’altra armata ?”
Ce lo dica.
“Hanno un presupposto comune: la segretaria del Pd vuole combattere una prospettiva. Il Ministro, paradossalmente vuole sostenerla. Il presupposto comune è la subordinazione del Pubblico Ministero alla politica. Ma questa subordinazione non ha un minimo di accenno nel testo della riforma. Ed è paradossale che lo faccia il Ministro”.
È la prova che il contesto prevale sul testo ?
“Esatto. Invece, quando si parla di Costituzione è assurdo privilegiare il contesto politico nel quale avviene una riforma. La Costituzione è qualcosa che rimane a lungo nel tempo. Noi stiamo superando definitivamente l’ordinamento giudiziario fascista stabilito nel 1941 con il decreto Grandi. Il contesto politico può cambiare anche rapidamente.”
Ma i cittadini hanno compreso il testo o il contesto ?
” C’è tutta la campagna elettorale per fare in modo che il testo della riforma sia il punto di attenzione dei cittadini”.
Troppa politica e animosità li confonde e non va bene.
” Li danneggia perché li allontana dalla piena comprensione della posta in gioco”.
I sostenitori del No vedono rischi per la Costituzione e insistono sulla sottomissione del Pubblico Ministero al potere politico. Vedremo quanto effettivamente i contenuti della riforma prevarranno sulla battaglia politica.