Regno Unito, la vittoria elettorale spinge la Brexit di Johnson

Regno Unito, la vittoria elettorale spinge la Brexit di Johnson

13 Dicembre 2019 0 Di Pietro Nigro
Nuovo impulso alla Brexit come la vuole il premier Boris Johnson dopo la schiacciante vittoria dei Conservatori alle elezioni in Gran Bretagna.

Regno Unito, elezioni vittoriose per i Conservatori

Una imponente vittoria quella ottenuta dai Conservatori alle elezioni di ieri in Gran Bretagna. E il trionfante premier Boris Johnson rilancia il percorso verso la Brexit a fine gennaio, così come lui stesso l’ha disegnata, ma magari con l’aiuto di tutte le parti in causa. E ciò grazie ad un appello che lo stesso premier ha lanciato oggi a ricomporre le lacerazioni degli ultimi tempi e a ritrovare la indispensabile unità di intenti.

Johnson, che ha condotto la campagna elettorale all’insegna del “Get Brexit Done”, facciamo la Brexit, ma anche del “più soldi per sanità, istruzione e polizia”. ha avuto ragione: alla fine della competizione elettorale, i risultati dei 650 collegi elettorali del Regno Unito dimostrano che il Partito Conservatore c’è, è in buona salute e che i suoi avversari sono stati asfaltati. I Consrvatori, infatti, battono i principali avversari, i Laburisti, vincendo 365 seggi contro 203. Praticamente il miglior risultato elettorale dal 1987.

In termini politici, con il vento in poppa dei risultati elettorali, Johnson conferma che procederà con la Brexit prevista per il 31 gennaio, soprattutto grazie alla più solida maggioranza che si ritrova ora in Parlamento.

Ma lungi dal cantar vittoria, il leader Conservatore lancia appelli “unitari” e pacificatori sin dalla sua prima uscita fuori Downing Street.

“Chiedo francamente a tutti e due i lati dello schieramento di quello che, dopo 3 anni e mezzo di dibattiti è un argomento sempre più sterile, ed esorto tutti a trovare una sutura, per avviare la guarigione. Dopo cinque settimane di campagna elettorale, francamente, credo che questo paese meriti una pausa della discussioni, della politica e dei dibattiti sulla Brexit”.

Ora, non resta che procedere a marce forzate in Parlamento per approvare tutti i provvedimenti legislativi necessari, il Withdrawal Agreement Bill, entro la data stabilita per l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea.

Vittoria dei Conservatori: 365 seggi su 650

La vittoria, stando ai numeri definitivi diffusi nella giornata di oggi, è schiacciante. I Conservatori hanno infatti ottenuto la maggioranza al Parlamento britannico, conquistando 365 seggi su 650, 67 in più di quelli che avevano.

I laburisti di Jeremy Corbyn si fermano a 202, avendo perso seggi in alcune delle loro roccaforti storiche nell’Inghilterra settentrionale e centrale.

“Al governo conservatore di questa nazione è stato assegnato un potente mandato a portare a termine la Brexit – ha affermato il premier dopo aver riconquistato il suo seggio parlamentare – Una vittoria “storica” vittoria che consentirà al governo di rispettare la volontà democratica” del popolo. La Brexit “è ora una decisione incontestabile, inconfutabile” del popolo britannico, spiega ancora, aggiungendo che “quello uscito dalle urne è “un mandato storico, dobbiamo essere all’altezza della sfida”. L’uscita dall’Europa, assicura, si compirà “il 31 gennaio, senza se e senza ma”.

La vittoria dei Conservatori, ovviamente, va di pari passo con la sconfitta drammatica della opposizione ad oltranza alla Brexit, e travolge i Laburisti che quella politica hanno portato avanti in questi anni. Per loro, quella di ieri è stata la peggiore sconfitta almeno dal 1937.

Jeremy Corbyn ha ammesso la sconfitta.

“Si tratta ovviamente di una notte molto deludente per il Partito laburista – ha detto il leader del Labour, anticipando “un processo di riflessione” – Non guiderò il partito in nessun’altra campagna per le elezioni generali”. I laburisti hanno perso una sessantina di seggi rispetto alle elezioni di due anni fa.

Ed è a loro che si è rivolto Johnson con i suoi appelli all’unità.

“Voglio parlare anche a coloro che non hanno votato per noi o per me e che volevano e forse vogliono ancora rimanere nell’UE – ha affermato – Voglio che voi sappiate che nel mio governo conservatore non ignoreremo mai i vostri buoni e positivi sentimenti di calore e simpatia verso le altre nazioni d’Europa. Perché adesso è il momento, proprio mentre lasciamo l’UE, di lasciare che quei sentimenti naturali trovino una rinnovata espressione nella costruzione di un nuovo partenariato che è uno dei grandi progetti per il prossimo anno”.

L’altro grande sconfitto è il Partito Liberal democratico, il cui leader Swinson si è addirittura dimesso dopo aver perso il suo seggio nell’East Dunbartonshire in Scozia.

“I risultati della notte scorsa sono ovviamente enormemente deludenti nel mio seggio ed in tutto il Paese, con Boris Johnson che ha ottenuto la maggioranza – ha detto Swinson in una dichiarazione -. Sono orgogliosa di questa campagna, i liberal democratici hanno combattuto per l’apertura, la generosità e la speranza. Siamo stati onesti su quello in cui crediamo ed in quello che stiamo cercando di ottenere”. Ma il risultato rappresenta “una chiara sconfitta per i valori liberali, anche se ci sono milioni di persone nel Paese che ci credono, unendoci per combattere per questi possiamo creare un futuro positivo”.

I Libdem si affidano ora, ma solo fino alle elezioni per il rinnovo della leadership il prossimo anno, alla baronessa Sal Briton e al parlamentare Ed Davey.

Brexit, ora al lavoro per negoziare l’accordo commerciale con l’Ue

Per il governo Johnson, ora, si tratta di riavviare, ma certo con maggior vigore, i negoziati con l’Ue. Assodato che il Regno Unito esce dall’Ue, infatti, occorre disegnare un colossale accordo commerciale. E il tutto, possibilmente, in soli 11 mesi.

Un negoziato necessario per ridisegnare il futuro economico della Gran Bretagna, che ha un valore do 2,7 trilioni di dollari e che dopo il 31 gennaio, data della Brexit, inizierà ad attraversare un complesso periodo di transizione dalla vecchia integrazione senza dazi e barriere nell’economia europea ad un nuovo quadro di rapporti con gli altri 27 stati rimasti dell’UE.

Transizione che, secondo gli accordi attualmente in vigore, può durare fino alla fine di dicembre 2022, anche se i Conservatori hanno promesso in campagna elettorale che faranno di tutto per firmare i nuovi accordi entro la fine del 2020.