Return to Silent Hill, il nuovo videogioco a cinema. La critica non lo apprezza

Return to Silent Hill, il nuovo videogioco a cinema. La critica non lo apprezza

30 Gennaio 2026 Off Di Emanuel Felice Coppola

Return to Silent Hill è l’adattamento cinematografico di uno dei videogiochi più iconici e influenti della storia del medium. Ora è nelle sale italiane ed è arrivato come un evento atteso tanto dai fan storici, quanto dagli appassionati di cinema horror. Nel film vediamo l’universo di Konami sul grande schermo, e non è la prima volta. Già nel 2006 Christophe Gans, regista di Crying Freeman e Il patto dei lupi, si era occupato di un adattamento cinematografico. Ora  è tornato a confrontarsi con Silent Hill, questa volta affrontando direttamente Silent Hill 2, il capitolo più amato, complesso e psicologicamente stratificato della serie.

Un racconto frammentato e senza inquietudine

Nella sua prima parte, il film tenta di rimanere il più possibile aderente alla struttura e agli eventi del videogioco originale. Seguiamo James Sunderland (Jeremy Irvine) nel suo arrivo a Silent Hill dopo aver ricevuto una misteriosa lettera da Mary (Hannah Emily Anderson), la moglie defunta, che lo invita a tornare proprio in quel luogo sospeso tra nebbia e cenere, ormai quasi completamente abbandonato. Nel corso del viaggio, James incontra una serie di personaggi fondamentali: Angela, una giovane donna fragile e profondamente segnata da un trauma; Eddie, un ragazzo dall’indole aggressiva e instabile; Laura, una bambina irriverente che sembra conoscere Mary; e infine Maria, figura centrale e ambigua, identica nell’aspetto a Mary ma caratterizzata da una personalità radicalmente diversa, che lavora come spogliarellista nel nightclub Heaven’s Night. Qui emerge uno dei primi problemi dell’adattamento.

A partire da un certo punto del film, le traiettorie narrative di questi personaggi, in particolare quelle di Angela ed Eddie, vengono progressivamente abbandonate, fino a risultare del tutto irrilevanti. Le loro storie restano incompiute; manca qualsiasi reale accenno alla loro backstory, elemento invece centrale nel videogioco. Il regista sembra dare per scontato di rivolgersi a uno spettatore onnisciente, già consapevole delle dinamiche psicologiche e simboliche dei personaggi.

La seconda parte del film procede in modo frettoloso, saltando passaggi chiave e semplificando drasticamente snodi narrativi fondamentali, fino a giungere a un finale insipido e privo di qualsiasi reale impatto emotivo. Dal punto di vista artistico e visivo, il confronto con il film del 2006 è impietoso: il design delle creature, la direzione artistica e l’atmosfera risultano più deboli. Return to Silent Hill, inoltre, non riesce quasi mai a generare autentica tensione, terrore o inquietudine. Elementi che nel videogioco originale costituivano l’ossatura stessa dell’esperienza vengono qui ridotti a semplici suggestioni visive, prive di costruzione e di ritmo.

Le due strade del film

Il film sembra oscillare tra due strade inconciliabili: da un lato la fedeltà al videogioco, dall’altro il desiderio di introdurre elementi di novità e deviazioni narrative. Nel tentativo di percorrerle entrambe, finisce per perdersi, senza riuscire a valorizzare né l’una, né l’altra, restituendo un’opera confusa, priva di identità e incapace di reggersi autonomamente.

Le pessime valutazioni della critica, con un 16% su Rotten Tomatoes e un Metascore di 33 su Metacritic, lo testimoniano. Ma c’è anche la delusione del pubblico, come dimostrano il 29% di gradimento su Rotten Tomatoes e il voto medio di 4,3 su IMDb. I numeri raccontano di un’occasione clamorosamente sprecata e confermano, ancora una volta, come l’incontro tra cinema e videogioco richieda solide basi concettuali e una reale comprensione del medium di partenza.

 

Banner Istituzionale Italpress 666x82