Ricetta elettronica, una storia lunga tredici anni

Ricetta elettronica, una storia lunga tredici anni

27 Febbraio 2016 1 Di Pietro Nigro

Ricetta elettronica, va in vigore il prossimo primo marzo ma in Italia se ne parla, e si fanno esperimenti, dal 2003. Tra tentativi, perplessità, difficoltà e resistenze. Ecco il lungo iter legislativo seguito per arrivare alla nascita della ricetta dematerializzata.

Ricetta elettronica, se ne parla dal 2003

La ricetta elettronica, o meglio la ricetta dematerializzata, insomma, la ricetta on line, va in vigore il prossimo primo marzo. Ma in Italia se ne parla – e si fanno esperimenti – almeno dal 2003. Quell’anno, infatti, è andata in vigore la legge 326/2003, che all’articolo 50 prevedeva appunto l’introduzione di una ricetta unica per tutta l’Italia, da produrre prima su carta e successivamente in formato elettronico, insieme all’introduzione della tessera sanitaria (TS) e all’obbligo di invio dei dati di tutte le ricette, in un primo tempo per le sole farmacie (2008) e successivamente anche dei medici (2011).

Il sistema sanitario nazionale è un complesso meccanismo, in cui operano ed interagiscono attorno al paziente tantissimi soggetti, dai medici ai farmacisti, dagli uffici delle asl alle amministrazioni regionali. Un sistema complesso che richiede una efficienza difficile da realizzare, e al cui interno si possono annidare, come infatti è successo svariate volte in Italia, dispersioni, sprechi, errori nelle prescrizioni, e anche truffe e furti. Non a caso, infatti, attorno al sistema sanitario agiscono anche organizzazioni di categoria dei professionisti coinvolti, imprese, l’Agenzia delle Entrate, l’Inps, la Guardia di Finanza. A coordinare questo complesso sistema è stata chiamata la Ragioneria generale dello Stato (Rgs), che agisce attraverso il suo braccio operativo, la Sogei, la società del Ministero dell’Economia e Finanze dedicata alla produzione e gestione di servizi informatici e tecnologici.

Per come è oggi, il sistema delineato dalla legge del 2003 gestisce circa 600  milioni di ricette ogni anno, nel procedimento che coinvolge medici e farmacisti. Solo che il sistema è asincrono, nel senso che i medici e i farmacisti, con le loro attrezzature tecnologiche, possono contribuire alle esigenze di monitoraggio della spesa farmaceutica trasmettendo le informazioni in loro possesso in tempi diversi e successivi alla rispettiva attività. Con la nuova ricetta elettronica centralizzata, si dovrebbero centralizzare anche tutte le informazioni connesse alla gestione della prestazione farmaceutica, che diventano così sincrone.

A dare una prima disciplina alla effettiva trasmissione elettronica dei dati è stato il Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 26 marzo 2008, che ha dato le norme di attuazione per le trasmissioni dati dei medici. Ma la regolamentazione effettiva è arrivata con tre successivi decreti ministeriali, per la Regione Lombardia (14 luglio 2010), Val d’Aosta, Emilia Romagna, Abruzzo, Campania, Molise, Piemonte, Bolzano, Calabria e Liguria (21 febbraio 2011), Trento, Toscana, Sardegna e Puglia (21 luglio 2012), e infine Veneto, Marche, Sicilia, Lazio, Friuli Venezia Giulia e Umbria (2 luglio 2012). Ma tutti questi decreti riguardavano esclusivamente le procedure per la trasmissione telematica dei dati, che veniva scaglionata per le varie regioni fino al 31 dicembre 2012.

Ma per arrivare alla vera e propria ricetta elettronica, e quindi per dare attuazione al decreto legge 78/2010, peraltro modificato dalla legge di conversione 122 del 2010, è stata necessaria una ulteriore ed intensa produzione legislativa. A cominciare dal decreto 2 novembre 2011, emanato dai ministeri di Salute ed Economia, che ha disciplinato le modalità tecniche per la realizzazione della ricetta dematerializzata. Norme che poi il ministero della Salute ha dovuto concordare con ogni singola Regione nel corso dell’anno successivo.

E l’anno dopo, puntualmente, non certo l’avvio della ricetta elettronica, ma un ulteriore passaggio legislativo e burocratico. Nella legge 221 del dicembre 2012, quella contenete tutte le “ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese”, è stato inserito anche l’articolo 13, che stabilisce che le Regioni e le Province autonome “provvedono alla graduale sostituzione delle prescrizioni in formato cartaceo con equivalenti in formato elettronico, in percentuali che, in ogni caso, non dovranno risultare inferiori al 60 percento nel 2013, all’80 percento nel 2014 e al 90 percento nel 2015″.

Nel frattempo, il 14 settembre 2012, il ministero della Salute ha intanto pubblicato sul Portale della Tessera Sanitaria le “Linee guida per l’adeguamento delle procedure informatiche della ricetta elettronica, il documento tecnico elaborato da ministero, Agenzia italiana del Farmaco, ministero dell’Economia e delle Finanze, e Sogei, per disciplinare l’adeguamento tecnico necessario per consentire ai sistemi informatici di medici, farmacie e regioni la trasmissione telematica delle informazioni previste dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, quella famosa sulla Spending review.

Infine, l’ultima tappa di questa telenovela legislativa e burocratica, il Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 14 novembre 2015 che finalmente detta le norme per la “Circolarità della ricetta dematerializzata farmaceutica su tutto il territorio nazionale”, il provvedimento che definisce le “modalità di attuazione del comma 2 dell’articolo 13 del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modifiche, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, in materia di prescrizioni farmaceutiche in formato digitale”, in vigore dal 1° gennaio 2016”.

Già, dal primo gennaio 2016, il termine originariamente previsto perché “il prelievo dei medicinali prescritti su ricetta farmaceutica dematerializzata a carico del Servizio sanitario nazionale (SSN) sia effettuabile presso qualsiasi farmacia pubblica e privata convenzionata con il SSN del territorio nazionale”.

Ora il nuovo termine, il primo marzo, giorno a partire dal quale sarà, o dovrebbe essere possibile ricevere una prescrizione elettronica dal proprio medico e vederla utilizzata in una qualsiasi farmacia d’Italia. Sempre che vengano risolti i tanti problemi applicativi continuamente segnalati da aziende ed organizzazioni di categoria (da ultimo, vedi qui)