Rigorosamente controcorrente: un mese e mezzo di Enrico Letta nel Pd

Rigorosamente controcorrente: un mese e mezzo di Enrico Letta nel Pd

29 Aprile 2021 0 Di Rebecca Gnignati

Azioni, dichiarazioni e ostacoli di Enrico Letta, il “rottamatore” che guida il Pd contro le correnti e che vuol creare un nuovo Ulivo.

Rigorosamente controcorrente: un mese e mezzo di Enrico Letta

A un mese e mezzo dall’ascesa del’ex premier al Nazareno, il bilancio sul progresso compiuto. A cominciare dalla sua più importante battaglia: sconfiggere le correnti interne al partito. Quelle stesse forze che hanno determinato la caduta del suo predecessore, Nicola Zingaretti.

Il 14 marzo scorso, Enrico Letta, ex premier, ha lasciato il suo incarico di rettore della Scuola di Studi Internazionali di Sciences Po a Parigi  per tornare in politica. Nel discorso tenuto in occasione dell’Assemblea del Partito Democratico il 14 marzo, Letta ha detto: “Non appena sono tornato ho studiato le correnti attuali, ora mi candido a fare il segretario ebbene: ancora non ho capito qual è la geografia delle correnti”. Il giorno dopo, accettando l’incarico, il neo segretario dem si espresse dicendo “Non vi serve un nuovo segretario, ma un nuovo Pd“; le correnti “vanno superate”. 

Qual é dunque questa famigerata geografia delle correnti, oscura alla stesso Segretario? 

Eccone una mappa, da sinistra al centro, o meglio da CuperloGuerini, passando da Orlando e Franceschini.

(N.B: Gli amministratori sono un gruppo trasversale, caratterizzati dal desiderio di far sentire maggiormente la voce dei territori, piuttosto che da una posizione politica specifica.)

Tutte le correnti sembrano essere scomparse domenica 14 aprile, quando Letta ha ottenuto 860 sì per la sua candidatura a segretario Dem. Eppure, é bene ricordare che sono state alcune tra queste correnti, in particolare Base Riformista e i Giovani Turchi, a dare filo da torcere a Nicola Zingaretti, la cui linea politica é molto rispettata dall’attuale segretario. Sono proprio queste due aree politiche che hanno tra le loro fila più ex renziani di quelli che vorrebbero riconoscere e che quindi, potenzialmente, potrebbero diventare un problema per Letta.

L’ultimo problema di Letta é giovanissimo: si chiama Le Agorà e fa capo a Goffredo Bettini da aprile 2021. Un ibrido tra corrente e think tank, questa nuova entità ha il retrogusto di una dichiarazione di guerra, sopratutto se firmata da un uomo, Bettini, fedelissimo di Zingaretti e nostalgico del Conte II, appena un mese dopo l’attacco diretto di Letta alle correnti. Ad ogni modo, Letta non replica e questa sera si confronterà pubblicamente con Conte  proprio nella sede delle Agorà.

Ora che abbiamo chiara la forma del nemico dell’ex premier, possiamo dedicarci ad analizzare come quest’ultimo sta tentando – o meno – di smembrarla.

I primi 45 giorni di Enrico Letta alla segreteria del Pd

Le prime sei settimane dell’ex rettore di PSIA sono state gremite di avvenimenti: apparizioni, dichiarazioni e azioni. Vediamo come si sono susseguite.

Dunque, in seguito all’Assemblea PD del 14 Marzo, e quindi alla conferma di Enrico Letta come nuovo segretario del Partito Democratico, quest’ultimo si é mosso, come annunciato nel suo discorso di candidatura, all’interno di quattro macro-aree politiche: giovani, un nuovo “Ulivo”, diritti, parità di genere. 

Difatti, l’ex premier é un coraggioso difensore dei giovani, per i quali preme per il voto a 16 anni e dei cui diritti si é fatto portavoce nel contesto della ripartizione dei fondi del PNRR e di Next Generation Eu: quest’ultimo vorrebbe renderlo permanente “per consolidare la svolta politica che si è prodotta in Europa, per archiviare definitivamente la stagione dell’austerità”.

In tema di diritti, nel suoi primi 45 giorni Letta si é battuto per il conferimento, ottenuto il 14 aprile con il sì del Senato,  della cittadinanza italiana onoraria a Patrick Zaki, ricercatore dell’Università di Bologna imprigionato in Egitto. Inoltre, il segretario Dem si é espresso a favore della calendarizzazione e l’approvazione del Ddl Zan in Senato e, in seguito  alle recenti tragedie nel Mediterraneo, ha dichiarato:

Dobbiamo rivedere la proposta fatta dalla Commissione a settembre in materia di politiche migratorie e trasformarla in un vero Next Generation Migrations, che contenga tutti i tasselli della soluzione, a partire dal superamento definitivo della Convenzione di Dublino.

La maxi alleanza della sinistra

Vediamo ora, in maniera più approfondita, le due aree che sono i cavalli di battaglia del neo segretario:

la maxi alleanza di sinistra.

La prima attività a cui si é dedicato Enrico Letta é stata l’incontrare gli esponenti della forze politiche, alleate e nemiche (oltre a quelle indicate nell’infografica, l’ex premier ha discusso con Giorgia Meloni, leader di FdI, il ministro Speranza di Leu, Bonelli dei Verdi e Fratoianni di Sinistra Italiana).

Ma se con le forze di destra Letta ha tastato il terreno per comprendere quali sono i dossier su cui poter avere un dialogo costruttivo, gli incontri con i leader del centro sinistra hanno avuto un obbiettivo ben preciso.

La volontà sarebbe quella di formare una maxi coalizione di sinistra, che spanni da Leu a Calenda, passando per i 5 Stelle, sul modello dell’Ulivo. L’ex premier ha fatto varie dichiarazioni a questo proposito, restano quindi nel solco della linea Zingaretti, facendola però in qualche modo maturare.

Infatti, il presidente della Regione Lazio sosteneva un’alleanza con i pentastellati il cui volto sarebbe dovuto essere, senza discussioni, Giuseppe Conte.

Letta amplia il campo di visione, allargandolo a tutto il centro sinistra, e avanzando l’ipotesi di un PD protagonista. A questo proposito, il segretario ha dichiarato infatti:

La leadership di questa alleanza la decideremo, dipenderà da come si organizzerà l’alleanza, normalmente sono gli elettori che decidono, chi prenderà più voti avrà diritto di fare la scelta di proporre la leadership.

Eppure, sembra che questo grande ritorno di un centrosinistra competitivo sarà orfano d’un partito: Italia Viva. Matteo Renzi si é infatti pronunciato più volte contrario ad un qualsiasi tipo d’alleanza con il Movimento 5 Stelle, ancor più a seguito del recente video circolato in rete di Beppe Grillo, fondatore del Movimento.

L’alleanza si sta profilando anche in maniera negativa, ovvero tramite un’opposizione crescente tra PD e Lega .Letta non ha infatti perso occasione di ammonire il leader avversario (anche se alleato di governo) su twitter: “La Lega di Salvini scelga se stare al governo o all’opposizione”.

Parità di Genere

“Pd incrostato di maschilismo, servono gesti forti” ha detto Letta appena salito al Nazareno. Il segretario ha fatto delle pari opportunità il tratto caratteristico della sua leadership. Dal suo arrivo, la segreteria PD ha metà dei rappresentati di sesso femminile – Braga, Cenni, D’Elia, Ghizzoni, Gribaudo -, una dei due vicesegretari é donnaIrene Tinagli, insieme a Giuseppe Provenzano– e Graziano Delrio e Andrea Marcucci, anziani capigruppo PD alla Camera e al Senato, hanno passato il testimone a due colleghe, Debora Serracchiani e Simona Malpezzi.

Enrico Letta: rottamatore?

Ora, se queste azioni possono sembrare i “gesti forti” necessari a scrostare il maschilismo del PD, gli equilibri delle correnti non sono stati toccati. Alla Camera, Debora Serracchiani ha preso il posto del suo capo-corrente, Graziano Delrio. In Senato, é una componente di Base Riformista che ha preso il posto di un suo collega di corrente. Irene Tinagli si salva, ma Giuseppe Provenzano viene dalla stessa corrente del suo predecessore, Andrea Orlando.

L’ex premier sta combattendo i suoi nemici con i fatti: poco ma sicuro, questi primi 45 giorni sono stati pieni e proficui. Ma il nemico di Enrico Letta non é questo o quel capo corrente, bensì il ben oliato sistema che le sorregge tutte. Vedremo come se la caverà, a partire da stasera, alle Agorà di Bettini.