Roma: al Teatro delle Muse, Ricchi in canna e poveri sfondati

Roma: al Teatro delle Muse, Ricchi in canna e poveri sfondati

25 Ottobre 2017 0 Di Redazione In24

Il Teatro delle Muse di Roma torna alla tradizione: dal 20 ottobre al 26 novembre “Ricchi in canna e poveri sfondati”, rilettura di un testo del napoletano Antonio Petito.

Roma, al delle Muse Ricchi in canna e poveri sfondati

Al Teatro delle Muse di Roma, con Ricchi in canna e poveri sfondati, torna in scena il teatro di una volta. Quello, in particolare, della tradizione napoletana, grazie a questa interessante rilettura di un testo del drammaturgo napoletano Antonio Petito, uno dei più capaci interpreti della maschera di Pulcinella, proposto dall’autore Geppi Di Stasio, che di teatro napoletano è un fine conoscitore.

Il testo, che sarà portata in scena dall’ormai collaudata ditta composta da Wanda Pirol, Rino Santoro e lo stesso Geppi di Stasio, riporta dunque sulle assi del teatro romano la più genuina e collaudata tradizione del teatro napoletano.

Sul palco la compagnia stabile, con Rino Santoro nel ruolo di Ciccillo, Wanda Pirol in quello di Concetta, lo stesso Geppi Di Stasio nei panni “americani” di Giacomino. Accanto a loro, Susy Pariante nella parte di Giulietta, Roberta Sanzò nel ruolo di Mary, Antonio Lubrano nei panni dell’esattore don Camillo, Clara Morlino nelle vesti di Carmela, Giuseppe Vitolo nel ruolo di Veniero, Carlo Badolato che interpreta il barone Liggio, Manuela Atturo, Alida Tarallo, Patrizia Bellucci, Luca Materazzo e Roberto Paone.

Il tema al centro del testo, come lascia intendere il titolo Ricchi in canna e poveri sfondati, è quello più collaudato di quella tradizione, la “fame”, status e condizione atavica di un certo iconico e stereotipato “napoletano” che tanti spunti ha dato proprio al teatro leggero e alla commedia.

Il risultato è una “situation comedy”, ambientata negli anni Trenta del secolo scorso, in cui protagonisti sono i contrasti sociali esistenti tra i vari personaggi e le mille situazioni che determinano.

Il testo è ispirato ad una farsa che Antonio Petito ha rappresentato a Napoli, nel suo teatro San Carlino, e che ruotava intorno alle “pulcinellate”.

Don Ciccillo e Donna Concetta conducono una grama esistenza. La loro figlia Giulietta è corteggiata da Veniero, figlio del Barone Liggio, che è anche il padrone di casa e che aspetta quattro mesi di affitto arretrato. Ma dagli USA è in arrivo Giacomino, il fratello emigrato, che si spera arriverà con valigie cariche di dollari. Invece, lo “zio d’America”, dell’americano pieno di soldi ha solo le apparenze, i vestiti e la fidanzata Mary, ed è tornato povero in canna come era partito. Eppure, il suo inserimento nella modesta casa di Ciccillo e Concetta darà il via a tali e tanti colpi di scena che accompagneranno poi lo spettatore fino all’obbligatorio ma originale lieto fine di ogni commedia che si rispetti.