Roma Capitale: legge costituzionale sul binario morto. “Caro Gualtieri, decentra uffici e servizi”
11 Agosto 2026Il disegno di legge costituzionale che modifica l’articolo 114 della Costituzione, per dare a Roma Capitale poteri e risorse simili a quelli di una Regione, è ormai dimenticata. Con la riforma, Roma Capitale entrerebbe a far parte degli Enti costitutivi della Repubblica con il potere di legiferare su alcune materie di competenza concorrente.

La legge, purtroppo, è finita nel tritacarne di questa inconcludente partitica, che non è in grado neppure di accordarsi su una lettura comune della Costituzione. Prendiamone atto e speriamo che sia la Città stessa a riappropriarsi del suo ruolo. Le idee a proposito.
Il grande Campidoglio
Ricordo che tempo fa fu lanciata l’idea del grande Campidoglio, da contrapporsi in magnificenza ed importanza delle opere esposte, al grande Louvre di Parigi. Al punto in cui siamo penso sia giusto rilanciare il ruolo dell’Urbe riprendendo quell’idea, che intendeva dedicare tutti i palazzi siti sul Campidoglio a destinazione museale. É un’idea realizzabile ? Penso di si, soprattutto perchè nell’epoca del decentramento del lavoro – per chi conosce Roma- non è affatto necessario che l’Avvocatura comunale, l’Ufficio del personale, la Ragioneria generale stiano sul colle più glorioso di Roma. Sono strutture burocratiche sicuramente utili, ma che possono traslocare altrove.
Solo il Consiglio comunale e la Giunta, oltre agli Uffici del Sindaco che hanno compiti di rappresentanza, possono e debbono restare lì ubicati: il resto può essere tranquillamente decentrato. Aggiungo che anche il Palazzo dell’Anagrafe può essere spostato, tanto più che con l’informatizzazione dei servizi non ha più bisogno dello spazio che occupa oggi. Allo stesso modo, la sede dell’Assessorato al commercio di via dei Cerchi può essere restituito alla sua primigenia destinazione di sede museale.
Regole speciali per la Capitale
Sono tempi difficili, ma la grandezza di Roma, per chi la ama e intende difenderla, negata da una partitica litigiosa incapace di fare la sintesi neppure sulla sua Capitale, può e deve senz’altro riemergere. Le forze politiche – ahimè! – rappresentate da un Parlamento che si nega alla sua storia, possono riaffermare quanto (ormai da oltre cinque lustri) Roma ha diritto di avere. E l’Amminsitrazione comunale non deve restare fuori da questo percorso identitario.
La Capitale d’Italia ha bisogno di regole speciali come accade per molte capitali europee , per questo un passaggio fondamentale è il decentramento di uffici e servizi dal Campidoglio. Sarebbe un segnale straordinario. In conclusione,
poichè la partitica non se ne avvede, troppo impegnata a litigare sul nulla, per poter studiare e risolvere i veri problemi del Paese, è necessario e urgente reimpostare il tema dall’indiscusso patrimonio artistico dell’Urbe. Batta un colpo chi può.


