Roma, l’ammuina sul caso Stadio ingigantisce i gravi problemi dei Cinquestelle

Roma, l’ammuina sul caso Stadio ingigantisce i gravi problemi dei Cinquestelle

17 Giugno 2018 0 Di Marino Marquardt

Caso Stadio della Roma. C’è da indignarsi. C’è da disgustarsi nel leggere i titoli, nel prendere atto del bombaradamento massmediatico su Luigi Di Maio e su Virginia Raggi.

Stadio della Roma, sul M5s bombardamento con petardi per fare soltanto ammuina

Un bombardamento fatto usando soltanto rumorosi petardi e non bombe al Napalm. Dalla Rai a Mediaset a La7, da Repubblica al Corriere della Sera, dalla Stampa al Messaggero, al Mattino e agli altri cosiddetti organi di informazione. E’ una fiera della disonestà intellettuale elevata all’ennesima potenza.

Di Maio e la Raggi vanno criticati su altri temi sui quali hanno avuto modo di mettere in vetrina i propri limiti.

Di Maio e la Raggi non hanno preso un centesimo in questa storiaccia come non hanno preso soldi in altre vicende. I Due non hanno lucrato a differenza del sindaco di Milano Giuseppe Sala, del Pd, di Forza Italia e di altri dei quali presto si conosceranno i nomi.

Una storiaccia che ha ridato fiato anche al Giovanotto di Rignano sull’Arno. E ad orecchie attente hanno l’effetto di un boomerang le parole dell’ex Capo Scout. Si tratta infatti di affermazioni secondo le quali il M5s sarebbe uguale alle altre forze politiche in materia di onestà.

E’ una equazione da sprovveduto bottegaio, questa dell’ex premier. Già perché Matteo Renzi ha affermato che i Cinquestelle in sostanza fanno schifo al pari degli altri partiti. Ergo i Cinquestelle fanno schifo al pari del Pd.

Alta analisi politica – come si vede – da parte di Uno che sognava di fare lo statista godendo dell’appoggio di un ambiente e di una famiglia borderline.

Detto ciò, le critiche da muovere a Di Maio e alla Raggi sono altre e di altra natura. Si tratta di una doverosa  distinzione che sfugge alle piccole e grandi firme della cosiddetta Informazione.

Il gioco di opinionisti e relativi palafrenieri è del resto quello di sempre, è quello di fare ammuina per confondere le idee alle persone.

Di Maio e Raggi inadeguati a svolgere i rispettivi ruoli

La prima critica su tutte da rivolgere al Capo pentastellato e alla Sindaca di Roma è l’inadeguatezza a svolgere i rispettivi ruoli.

Le defaillances della Raggi erano note da tempo mentre quelle di Di Maio –  fino a ieri abilmente nascoste sotto la giacca e la cravatta da statista – stanno emergendo in questi giorni in tutta la loro drammaticità.

Il Capo politico del M5s sta rivelando l’assenza di quel necessario spessore che dovrebbe essere patrimonio di un leader. Di Maio, unitamente a Davide Casaleggio e agli altri che contano tra i Cinquestelle, in seguito alla rivoluzione culturale fatta registrare nell’ultimo anno, ha reso fragile e infiltrabile il Movimento. E non è da escludere che gente con cappucci, grembiulini e compassi abbia già tentato una prima incursione…

Ma non è tutto. Il M5s non avendo una definita scala di valori al di là della venerazione della neutra “onestà” ora rischia di sfaldarsi sulla questione migranti. In assenza di sentimento solidaristico gli elettori di Sinistra che hanno votato i Cinquestelle potrebbero allontanarsi dal Movimento.

Il carente spessore politico di Di Maio e la conseguente abdicazione con annessa genuflessione a favore di Matteo Salvini potrebbe insomma costar caro ai Cinquestelle. I borbottii – tanto per usare un eufemismo – nella base pentastellata di moltiplicano giorno dopo giorno.

Non basta insomma più urlare “onestà, onestà”, valore che peraltro dovrebbe essere patrimonio comune e che quindi dovrebbe rispecchiarsi nell’etica intima di ciascuno; questo valore “onestà” insomma  non dovrebbe tradursi – come il M5s lascia intendere – nell’esclusivo rispetto della legalità e di leggi talvolta non esempio di pubblica moralità perché varate sotto la spinta di inconfessabili interessi privati del Legislatore di turno.

I Cinquestelle, insomma, dovrebbero iniziare a interrogarsi anche sull’onestà d’animo, sull’onestà etica e non soltanto sull’onestà legale. Ma è impresa improba, è roba da filosofi…

Inutile dire che in questo contesto sconcerta l’assordante silenzio del Garante Beppe Grillo. Silenzio inquietante che forse nasconde giganteschi malumori interni

M5s sull’orlo di una crisi fatale, dunque. Il Movimento rischia di sgonfiarsi.

Per ritrovare la credibilità perduta Di Maio ora ha un solo sentiero da percorrere, quello che lo porta subito dopo il Def al varo delle misure economiche promesse in campagna elettorale. In primis reddito di cittadinanza, pensioni con modifica Fornero e assegni di cittadinanza. I poveri e i disoccupati del Paese non possono più aspettare.

Il tutto senza peraltro attardarsi sulle riforme del Jobs act e della Giustizia con relativo allungamento dei tempi della prescrizione. Basta col la Giustizia ad uso e consumo dei ricchi!

Per i Cinquestelle – è chiaro – è già tempo da ultima spiaggia, insomma.