Roma, ucciso nel parco degli Acquedotti l’ultrà laziale Diabolik

Roma, ucciso nel parco degli Acquedotti l’ultrà laziale Diabolik

08 Agosto 2019 0 Di Redazione In24

Omicio nel tardo pomeriggio a Roma, nei pressi di Cinecittà. A finire sotto il colpo mortale del killer l’ultra della Lazio Fabrizio Piscitelli, detto Diabolik.

Omicidio in serata a Roma, ucciso un ultrà della Lazio

Indagini della polizia sul luogo in cui è avvenuto l’omicidio di Fabrizio Diabolik Pascitelli al Parco degli Acquedotti, in via Lemonia a Roma (ph. Italia Notizie 24).

Indagini della polizia sul luogo in cui è avvenuto l’omicidio di Fabrizio Diabolik Pascitelli al Parco degli Acquedotti, in via Lemonia a Roma (ph. Italia Notizie 24).

Indagini della polizia sul luogo in cui è avvenuto l’omicidio di Fabrizio Diabolik Pascitelli al Parco degli Acquedotti, in via Lemonia a Roma (ph. Italia Notizie 24).

Un colpo di pistola, sparato a quanto sembra a bruciapelo da un uomo che correva come un qualsiasi sportivo: così è caduto, tra le 1830 e le 19 di questa sera, al parco degli Acquedotti di via Lemonia a Roma, Fabrizio Piscitelli, conosciuto anche come Diabolik, esponente della tifoseria laziale e con precedenti legati alla droga.

A dare l’allarme, stando alle prime ricostruzioni giornalistiche, uno dei tanti passanti che come ogni giorno a quell’ora affollavano quel tratto di parco tra l’antico acqudotto romano e la adiacente via Lemonia, a un passo da Cinecittà, dove abitulmente si ritrovano gli abitanti della zona per passeggiare o per fare footing e ginnastica.

E anche la vittima, l’ultrà della Lazio Fabrizio ‘Diabolik’ Piscitelli, in maglietta azzurra e pantaloncini neri, stava correndo tra gli alberi e gli attrezzi da ginnastica in legno che costellano quella parte di parco, quando è stato raggiunto da un unico colpo di pistola sparatogli da distanza ravvicinata e che gli è entrato in testa, pare all’ltezza dell’orecchio sinistro. Morto probabilmente sul colpo, il suo corpo si è accasciato supino al suolo davanti ad una panchina.

Sul posto sono immediatamente intervenuti gli agenti di polizia del vicino commissariato Tuscolano, nonché quelli della squadra Mobile, cordinati da Luigi Silipo, quelli della Scientifica e quelli della Digos, che hanno bloccato e transennato sia quel tratto di via Lemonia sia la zona del parco dove è avvenuto l’agguato, per compiere i rilievi sul corpo dlela vittima, mentre secondo alcuni organi di stampa ad indagare sull’omicidio sono stati chiamati anche i magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia.

Sul luogo sono accorsi anche alcune decine di amici, parenti e familiari del morto. E non sono mancati momenti di tensione, quando in almeno un paio di occasioni, i familiari della vittima hanno iniziato ad inveire contro alcuni giornalisti presenti sul posto, urlando epiteti come “sciacalli” e “iene” e minacciandoli di sfasciare le telecamere se non si fossero allontanati. Oggetto delle minacce dapprima alcuni giovani reporter che stavano facendo riprese e fotografie proprio nella zona dove la Scientifica stava effettuando i suoi rilievi, poi anche tutti gli altri che attendevano nei paraggi.

A poca distanza, poi, proprio all’ingresso del parco su via Tito Labieno, una donna, probabilmente parente della vittima, si è sentita male ed è svenuta, ed è stato necessario chiedere l’intervento di una ambulanza per prestarle soccorso ep ortarla in ospedale.

Per ridurre la tensione, la polizia ha fatto allontanare i giornalisti e i cameramen accompagnandoli a distanza di oltre 100 metri, praticamente dietro al nastro posto all’incrocio con via Tito Labieno, con i soli parenti ed amici del morto e qualche sporadico passante rimasti a “occupare” quel tratto di strada fino alle 22,quando finalmente il corpo di Piscitelli è stato trasferito all’Istituto di Medicina legale dell’università Tor Vergata dove avverrà l’autopsia.

La polizia ha iniziato subito le indagini, raccogliendo anche le testimonianze dei presenti, mentre a tarda sera alcuni parenti del morto sono stati accompagnati in questura per essere interrogati.

Diabolik, ultrà laziale con precedenti per droga

Classe 1966, Fabrizio Piscitelli, conosciuto anche come Diabolik, era molto noto nel mondo della tifoseria laziale, ma era stato in passato coinvolto anche in alcune vicende di droga.

Diabolik era lo storico capo ultrà degli Irriducibili della Lazio, ed attivamente impegnato nella produzione e vendita di gadget della Lazio con una società intestata alla moglie e alla figlia.

Ma Piscitelli è stato coinvolto anche in vicende di droga, ed ha accumulato diverse condanne, alcune anche definitive, per vari reati. E’ stato arrestato anche nell’ottobre del 2013, dopo una breve latitanza, con l’accusa di essere promotore e finanziatore di un traffico internazionale di sostanze stupefacenti.

Tre anni fa la Finanza gli ha anche sequestrato un patrimonio di oltre 2 milioni di euro in automobili, immobili di lusso e partecipazioni societarie, ritenuto spropositato rispetto ai redditi dichiarati negli anni.

Inoltre, Diabolik è finito sotto processo anche per una storia di estorsioni e minacce al presidente della Lazio Claudio Lotito, collegata alla tentata scalata alla società.