Rubli, Gasolio e Politica. Ci hanno provato ma l’affare non è andato a buon fine. Trappola per Salvini?

Rubli, Gasolio e Politica. Ci hanno provato ma l’affare non è andato a buon fine. Trappola per Salvini?

13 Luglio 2019 0 Di Marino Marquardt

Ci hanno provato, hanno avviato la trattativa ma poi l’affare non sarebbe andato a buon fine. E’ questa la morale della favola che si trae dalle quotidiane rivelazioni dei giornali sull’Affaire “Rubli, Gasolio & Politica”, il maledetto imbroglio che da giorni sta agitando la Lega e il suo Leader, Matteo Salvini.

Un affaire che avrebbe potuto trovare legittimazione legale se fossero stati approvati gli emendamenti della Lega allo Spazzacorrotti e al Decreto Crescita

Un Affaire che – a voler essere maligni – avrebbe potuto trovare anche la legittimazione legale se fossero passati due emendamenti leghisti al Disegno di Legge Spazzacorrotti e al Decreto Crescita votati in Aula nel novembre 2018. Due provvedimenti – particolari non trascurabili – entrambi successivi al chiacchierato incontro all’Hotel Metropol di Mosca tra l’Uomo di fiducia di Salvini – Gianluca Savoini – ed esponenti della nomenklatura putiniana.

Nello specifico, per quanto riguarda lo Spazzacorrotti, la Lega cercò di bloccare sul nascere il testo presentato dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, testo che imponeva il divieto ai partiti di ricevere fondi dall’estero. Il Carroccio, infatti, con un emendamento dei suoi parlamentari Iezzi, Bordonali, De Angelis, Giglio Vigna, Invernizzi, Maturi, Stefani, Tonelli, Vinci, chiese – di fatto – l’abolizione di questo divieto. Quando si dice coincidenze…

Avvocato-testimone scrive a Repubblica: “La trattativa ci fu”.

Un maledetto imbroglio che giorno dopo giorno si arricchisce di nuovi elementi. E’ di oggi la pubblicazione della lettera inviata a Repubblica dall’avvocato Gianluca Meranda, tra i presenti alla riunione il cui audio è stato pubblicato dal sito americano BuzzFeed. “La trattativa sul petrolio ci fu, ma alla fine non si perfezionò” , scrive l’avvocato.

Ai giuristi il compito di stabilire se soltanto l’avvio di una trattativa del genere possa costituire reato considerando anche la relativa eventuale ricaduta geopolitica.

Frattanto un fatto è certo: la diffusione delle chiacchiere scambiate nella hall dell’Hotel Metropol oltre a rappresentare un “avvertimento” a Matteo Salvini, oltre a mettere lo stesso sotto lo schiaffo dei Soci di Governo, oltre a farlo apparire soggetto inaffidabile agli occhi dei nuove vertici Ue, ha costituito per il Leader della Lega un invito ad abbandonare i panni di Arlecchino. Salvini – sembra ammonire la storiaccia – non deve più essere servo dei due padroni Donald Trump e Vladimir Putin, i nemici-amici convintamente sodali nel tentativo di sbriciolamento della Ue.

13/07/2019  h.08.00