Sanremo, marketing e altri appunti disordinati

Sanremo, marketing e altri appunti disordinati

12 Febbraio 2017 0 Di Andrea Fontana

Francesco Gabbani trionfa al Festival di Sanremo 2017 (foto Rai.it)

La scimmia nuda ha vinto il Festival della canzone italiana 2017. Giustamente ed è un buon segnale. L’unico!

Quella che si è conclusa ieri sera è stata un’edizione sottotono, nonostante gli ascolti quasi record. Un buon segnale perché è sempre difficile ripetersi. Anzi, nell’era dei social e dei talent, è più difficile confermarsi che conquistare il famoso quarto d’ora di celebrità. Francesco Gabbani, vincitore a sorpresa davanti all’annunciata trionfatrice della vigilia, Fiorella Mannoia, si era già imposto lo scorso anno tra le giovani proposte con Amen, anche in quel caso la miglior canzone dell’edizione. Stesso risultato del 2016 (terzo) anche per Ermal Meta, quest’anno tra i big, che ha avuto modo di mettersi in luce anche come interprete grazie alla serata delle cover.

Qualcuno dirà che ha vinto il disimpegno. Può essere, ma si tratta di un disimpegno intelligente, ironico e non banale. Francesco Gabbani e Fabio Ilacqua (autori del testo di Occidentali’s Karma e anche di Amen) hanno confermato di saper leggere la realtà con un occhio diverso da tutti i colleghi, particolarmente concentrati sull’uomo e sulle nostre possibilità di riscatto. Tutti molto seri, convinti e condivisibili, ma un po’ pallosi, prevedibili. Apprezzabile il richiamo di Amara e Salvatore Mineo, autori di Che sia benedetta cantata da Fiorella Mannoia, sul valore della vita, soprattutto in un momento in cui la cronaca italiana ci mette sempre più spesso di fronte a scelte drammatiche come quelle del trentenne friulano suicida, stanco del precariato; ineccepibili i valori cantati da Ermal Meta in Vietato morire, come quelli dei brani di Michele Bravi e Fabrizio Moro; sottoscrivibili ad occhi chiusi le istanze di Bianca Atzei e Paola Turci; romantiche e impregnate di buoni sentimenti le canzoni proposte da Michele Zarrillo e Gigi D’Alessio (per una volta non avrebbe meritato l’eliminazione immediata). A tutte, però, mancava il sorriso. L’ha portato un quasi trentacinquenne che nell’ultima conferenza stampa ha voluto sottolineare come “Facciamo gli intellettuali, ma siamo delle scimmie e abbiamo istinti animali”.

Facciamo gli intellettuali,
ma siamo delle scimmie
e abbiamo istinti animali

Che la canzone non fosse scema l’avevo dichiarato in un post per gli amici su Facebook appena ascoltate tutte le canzoni in gara.

Non ho dubbi. Scelgo Gabbani. “Tutti tuttologi col web, coca dei popoli, oppio dei poveri”. La canzone è scritta da Francesco Gabbani, Filippo Gabbani, Fabio Ilacqua e Luca Chiaravalli. 
Il verso ‘La scimmia nuda balla’ è una citazione del libro di Desmond Morris. “Comunque vada, panta rei”

Ora per dare un senso a questa edizione sarebbe bello se vendessero congiuntamente il disco di Gabbani e il libro dell’etologo inglese: “La scimmia nuda”. Morris l’ha scritto nel 1967 ed è, cito da Wikipedia, rivoluzionario per lo sguardo sconvolgente e al contempo molto scientifico con il quale affronta l’evoluzione del comportamento umano sin dalla preistoria, analizzando l’uomo in quanto primate. Pur essendo l’unica scimmia priva di peli (da qui l’aggettivo nuda) il comportamento dell’uomo è sostanzialmente analogo a quello degli altri primati.

Sarebbe un’intelligente operazione di marketing. Non credo si farà e mi piacerebbe che i guru del marketing mi spiegassero il perché.

Dal punto di vista televisivo è mancato il momento clou. L’anno scorso c’era stata l’esibizione di Ezio Bosso, sicuramente il momento migliore per Carlo Conti nei tre anni di Festival in qualità di direttore artistico. Era difficile ripetersi e anche inutile, considerando che l’unica concorrente temibile quest’anno era al suo fianco. Piuttosto c’è da augurarsi che il prossimo direttore artistico (non è detto che debba essere anche il presentatore) sappia essere un po’ più vario nelle scelte, magari concentrandosi maggiormente sugli autori piuttosto che sugli interpreti.

Il meccanismo delle giurie quest’anno ha funzionato abbastanza bene. Unico errore, togliere dalla finale D’Alessio, sicuramente più consistente della Comello, di Clementino, di Bernabei e Samuel. Oggettivamente Ron e Albano sono apparsi un po’ sfiatati e Giusy Ferreri ha azzeccato un’esibizione su tre. Da notare che sul podio non c’è alcun artista uscito da un talent. Negli ultimi 10 anni era successo soltanto nel 2008 e nel 2014.