Schlein a tutto campo. “Uno non vale uno, siamo pronti per governare”
03 Ottobre 2026Un affondo deciso che modifica gli equilibri del centrosinistra e fissa paletti per il futuro della coalizione. Elly Schlein alla Direzione Nazionale del Partito Democratico ieri ha pronunciato un discorso destinato a segnare una svolta nel dibattito sulle prossime elezioni politiche e sull’organizzazione del cosiddetto “campo largo”.O non è meglio dire progressista con altre forze di Centro dentro ?

La linea del Nazareno: «Generosi sì, ingenui no»
Il passaggio più incisivo della relazione di Schlein ha preso di mira, senza troppi giri di parole, le dinamiche interne all’alleanza di opposizione. È stata abile Elly, quando ha sfruttato lo storico slogan del Movimento 5 Stelle riportandolo all’oggi : «uno non vale uno». Addio Grillo e seguaci della prima ora della presa dei Palazzo Chgi con l’Avvocato, futuro capo di governo a doppia sponda, pescato in quel di Firenze. Ieri ha dovuto ascoltare.
«A noi nessuno ha regalato nulla», ha rivendicato Schlein, ricordando come il PD sia stabilmente la prima forza d’opposizione e – udite, udite!- con un peso elettorale quasi doppio delle altre componenti della coalizione. Lo avevo mani detto ai partner ? Una centralità guadagnata «col sudore e con l’impegno» alle ultime tornate europee, regionali e comunali. Poi il M5S dice che con l’alleanza larga loro hanno conquistato Regioni guidate da loro esponenti. Va bene, ma era ieri e la partita non aveva davanti Giorgia Meloni
«In qualsiasi altro Paese europeo è la prassi normale che a guidare sia il partito che prende un voto in più: non si tratta di egemonia, ma di democrazia», ha aggiunto Schelin. Pur riaffermando la disponibilità del PD a costruire un’alleanza inclusiva, il PD vuole essere generoso ma non ingenuo. La sfida delle primarie e dei gazebo non è stata abbandonata, ma ci si conterà e con la segretaria candidata si può vincere. D’altra parte lei è a capo del Partito proprio grazie alle primarie.
L’attacco a Meloni e la sfida del 2027
Schlein ha bocciato l’operato della maggioranza, accusando il governo di aver trasformato la stabilità politica in un sostanziale immobilismo che danneggia il Paese. Pressione fiscale, salari stagnanti e difficoltà della sanità pubblica sono stati indicati come i punti critici di questa legislatura.
Ascoltata l’elencazione dei demeriti del centrodestra dovremmo, allora, aspettarci un programma speculare e contrario. Il guaio è che anora non se ne vede traccia. «Dopo vent’anni abbiamo la concreta possibilità di vincere le elezioni, di portare un vero cambiamento e di migliorare la vita dei cittadini». Un invito, quet’ultimo, rivolto molto all’interno del PD alle correnti e sottocorrenti, affinchè sia più unito per far crescere nel Paese un’alternativa vera.
Da ieri Elly Schlein ha abbandonato la veste di mediatrice paziente e ha preso quella di leader di un partito di maggioranza relativa. Giuseppe Conte ha raccolto il guanto di sfida accettando l’orizzonte delle primarie come via percorribile per garantire la partecipazione democratica. Evidentemente ha trascurato l’orgoglio della segretaria PD per riportare la discussione sulle primarie. È tattica affinchè non perda una parte di controllo della coalizione. I temi divisivi dentro ci sono, a partire dalla politica estera e da un radicalismo che pesca anche detro il PD. L’errore conclamato è di escludere in anticipo aperture e alleanze con le forze di Centro che , beninteso, si stanno organizzando
Il M5S fino a ieri ha avuto buon gioco a infilarsi dentro le contraddizioni del PD i cui esponenti ogni giorno raccontano divisioni e distinguo che la gente non capisce.
La forza elettorale del PD è certamente superiore a quella del M5S e Schlein fa bene a ricordarlo. Ma la forza deve tradursi ( e presto) in idee-forza per indicare una prospettiva al Paese, di progetti “per”, piuttosto che i No e gli slogan stracciati da Conte all’ultima convention: un vizio d’origine del grillismo di cui liberarsi. Giorgia Meloni è lì pronta a demolirli di nuovo.


