Scissione del Pd a rate, agli elettori il conto finale

Scissione del Pd a rate, agli elettori il conto finale

21 Febbraio 2017 0 Di Marino Marquardt

Scissione del Pd a rate. Oggi la Direzione del partito. Ma alla fine toccherà agli elettori presentare il conto.

Scissione del Pd a rate

Dalle jacovelle legate alla scissione del Pd (inutili e ripetitivi tira e molla, ndr) un dato emerge chiaro. Questo: a mettere in condizione Matteuccio e la sua banda di non nuocere più dovranno essere gli italiani alla prima occasione di voto.

Già, perché non potrà essere una scissione a rate, non potrà essere il pugno di disobbedienti con la valigia a creare fastidi attraverso la nascita di una ipotizzata nuova Sinistra, né potrà essere il disobbediente pentito Michele Emiliano in via di aggregazione ai malpancisti cagasotto dell’asse interno DamianoCuperloOrlando, né potrà arrecare eccessivi fastidi Dario Franceschini con il suo gruppo, né Francesco Boccia, l’antirenziano con nucleo familiare bipartisan (la moglie, Nunzia De Girolamo, è parlamentare Forza Italia, 50mila mensili i due).

Detto ciò, quanto sta accadendo nel Pd va oltre lo psicodramma. Va al di là del bene e del male.

Una trama di terz’ordine nella quale il gioco del cerino tra le parti va a innestarsi in storie e ambizioni di piccoli uomini.

Elfi che si azzuffano circondati dal coro massmediatico dei soliti scemi, un coro che continua a cantare i pregi della“risorsa Renzi” e a piangere sulle tensioni nel Pd. L’inutile rito della Direzione Pd di oggi non sposterà di una virgola quanto già scritto negli ultimi giorni.

Alla fine – vedrete – confezioneranno un bel pacco per quella fetta di elettori ancora non sufficientemente smaliziata.

Meno male che al più tardi tra un anno si tornerà a votare. Sarà l’occasione per la definitiva resa dei conti tra i cittadini e i guardiani dei Poteri forti.

Frattanto una anteprima di ciò che accadrà potremo averla col Referendum sul Jobs Act e con le amministrative di fine primavera.