Scuola, la carica dei Dirigenti Scolastici del futuro

Scuola, la carica dei Dirigenti Scolastici del futuro

06 Settembre 2016 0 Di Fiammetta Gorini

A pochi giorni dalla ripresa delle lezioni, sta per prendere il via l’atteso concorso per Dirigenti Scolastici, che dovrebbe immettere in servizio almeno mille nuovi presidi. Il Rettore del Convitto Nazionale Vittorio Emanuele II di Roma, Paolo M. Reale, spiega le sfide del futuro che attendono i Dirigenti Scolastici dopo la riforma della Buona Scuola

In arrivo mille nuovi Dirigenti Scolastici

Ci siamo. Dopo anni di attesa e le immancabili polemiche che precedono l’avvio del nuovo anno scolastico, sta per partire il maxi concorso finalizzato all’assunzione di almeno mille nuovi presidi, secondo quanto dichiarato dal Sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone. Più che presidi bisogna però chiamarli Dirigenti Scolastici, secondo quanto stabilito dal decreto sulla Buona Scuola, che tante polemiche sta suscitando.

Nuovi poteri e nuove sfide sono analizzati da Paolo M. Reale, Rettore del Convitto Nazionale Vittorio Emanuele di Roma, antica istituzione scolastica che ospita scuola primaria, secondaria di primo grado e licei, per un totale di 1800 alunni, intervistato in esclusiva da Italia Notizie24.

Sopra, Paolo M: Reale, Rettore del Convitto Nazionale Vittorio Emanuele II, di Roma.

Sopra, Paolo M. Reale, Rettore del Convitto Nazionale Vittorio Emanuele II, di Roma.

Come è cambiata la figura del dirigente scolastico nel tempo?
Negli ultimi 15 anni sono avvenuti cambiamenti notevoli di natura qualitativa e quantitativa. Ci si è fortemente discostati dal profilo del preside di deamicisiana memoria, quasi un buon padre di famiglia, un po’ paternalistico e fisicamente sempre presente, icona di un immaginario collettivo oramai del passato. Con l’istituzione della dirigenza scolastica, ex art. 25 del Dlgs 165/2001, il profilo del capo d’istituto è fortemente cambiato e rinvia a due visioni distinte: è il dirigente terminale  della Pubblica Amministrazione, assicura la gestione unitaria della sua scuola, ne ha la legale rappresentanza, é responsabile della gestione delle risorse finanziarie e strumentali e dei risultati del servizio;   al contempo è il rappresentante dell’autonomia scolastica, promotore di libertà individuali fondamentali come la libertà di insegnamento, di ricerca e di scelta educativa delle famiglie ed è il garante dell’attuazione del diritto degli alunni all’apprendimento.
Il dirigente scolastico è divenuto un dirigente pubblico   quasi a tutti gli effetti (il quasi è dovuto al mancato adeguamento di stipendio alla dirigenza amministrativa), come anche gli ultimi decreti attuativi della L 124/ 2015 confermano, e svolge una funzione plurale, con molte antinomie. Al DS si chiede di essere  uno specialista  del generale, di esercitare responsabilità pubbliche e private, di essere al contempo dipendente e datore di lavoro, di rispondere della scuola nelle sue molte dimensioni: formazione, amministrazione, luogo di lavoro.
Insomma gestire le istituzioni scolastiche è oggi un’attività molto più complessa  e articolata che in passato. Le competenze riguardano ambiti e adempimenti molteplici come sicurezza, riservatezza, amministrazione trasparente, gestione del bilancio, gestione del personale, appalti e concessioni di servizio, relazioni sindacali, FIS, organico potenziato, alternanza scuola – diretta dei docenti, composizione di conflitti…
E naturalmente al dirigente compete in primis  l’organizzazione del servizio di istruzione: analisi partecipata dei fabbisogni, Inclusione e BES, PTOF, RAV, PDM ecc.
Il tutto seguito dalla valutazione dei risultati ottenuti, come previsto dalla Legge 107/2015, art. 1, commi 93 e 94 e dalla direttiva  ministeriale del 28 giugno scorso.

In riferimento alle novità introdotte l’anno scorso, qual è un suo primo bilancio?
Nel complesso direi positivo. E’ stato avviato un processo di riforma epocale che richiede tempo e, forse, qualche aggiustamento in corso d’opera. Quando avremo tutti i provvedimenti per cui il governo ha ricevuto le deleghe, il quadro sarà forse non solo più completo ma anche più unitario. Certo, a un anno dalla L 107 tanti timori credo proprio siano stati fugati, in primis quello del preside sceriffo  che si è rivelato sostanzialmente un bluff. Sono stati avviati cambiamenti significativi per i quali, ad esempio per la valorizzazione del merito dei docenti, bisognerà attendere la conclusione del monitoraggio triennale. Su altri fronti bisogna proprio iniziare: per esempio la riforma degli organi collegiali. In sostanza rimango fiducioso e auspico che per la scuola italiana possa essere la vera grande occasione per allinearsi alle attese del contesto, europeo e non solo. Le sfide globali a cui gli studenti sono chiamati, i miei in primis (quasi un centinaio in questo anno sarà in mobilità dalla Cina agli Stati Uniti), richiede  coraggio, audacia e determinazione.

Quali sono le sfide principali che un dirigente scolastico si trova ad affrontare oggi?
Rispetto al passato e, come detto, non bisogna risalire molto indietro, a mio parere, ci sono due elementi  di novità che oggi incidono fortemente sulla gestione delle scuole. Il primo di natura qualitativa, riconducibile a reali e non aleatorie motivazioni sociologiche: siamo in un contesto di maggiore complessità da un lato e  di più sofisticata personalizzazione dei servizi, dall’altro. Il secondo di natura quantitativa: le dimensioni delle scuole sono notevolmente aumentate e un DS deve occuparsi di un numero notevole di alunni, spesso su più sedi anche distanti tra loro.
Per affrontare tanta complessità, sono necessari obiettivi chiari e l’uso di strategie, non solo organizzative,  per raggiungerli. In una realtà a legami deboli come è il mondo della scuola, vocata all’apprendimento, il dirigente,  e questa per me è la vera sfida, deve saper mediare tra  capacità manageriali e  competenze di leadership; deve tendere con ottimismo pedagogico al suo obiettivo prioritario: il successo formativo degli alunni. Di questo, in ultima istanza, deve rispondere  e su questo deve essere valutato: lo sviluppo professionale dei docenti, la motivazione alla formazione della comunità professionale   incide sugli esiti degli studenti, orientandoli a scelte consapevoli e coerenti con il mondo in cui opereranno.