Se il voto non basta, qualcuno forse spera che si imbraccino i forconi?

Se il voto non basta, qualcuno forse spera che si imbraccino i forconi?

07 Aprile 2018 0 Di Marino Marquardt

Le capriole, le piroette e le clownerie dei vincitori e vinti del 4 marzo impongono l’interrogativo: se il voto non basta, qualcuno forse spera che si imbraccino i forconi?

Le stanche liturgie e le ingannevoli chiacchiere hanno stancato gli italiani

Viste capriole, piroette e clownerie dei vincitori e vinti del 4 marzo, a questo punto la domanda è d’obbligo: Se il voto non basta per togliersi dalle scatole il Delinquente Abituale di Arcore, l’ex Capo Scout di Rignano sull’Arno e le vecchie liturgie cos’altro diavolo devono fare gli italiani? Si vuole forse che imbraccino i forconi?

Le prospettive politiche sono infatti al momento avvilenti.
Sbiadita la speranza Cinquestelle (oggi chiedono ad altri ciò che cinque anni fa sdegnosamente negarono a Pierluigi Bersani), accantonati streaming e trasparenza, scolorito il sogno di una nuova politica possibile, vincitori e vinti delle recenti elezioni propongono i logori copioni del passato fondati su stanche liturgie e ingannevoli chiacchiere.
Il quadro è desolante.
Uno scenario in cui furbizie partitiche, interessi e narcisismi spingono ai margini il tanto sbandierato Bene Comune.

Nella Fiera delle Vanità di questi giorni non c’è spazio per i bisogni dei socialmente deboli

Nella Fiera delle Vanità di questi giorni non c’è spazio per i bisogni dei socialmente deboli del Paese, non vi sono margini per la costruzione di un futuro accettabile per le giovani generazioni, non c’è diritto di cittadinanza per la concretezza risolutrice dei problemi. L’impressione è che oggi come ieri il Paese sia nelle mani di un ceto politico incapace e incompetente.

Ciò che maggiormente irrita degli apprendisti statisti del Terzo Millennio e dei consumati imbonitori del secolo scorso è la mancanza del coraggio delle proprie azioni e la scarsa memoria delle parole pronunciate appena poco tempo prima.

Eloquenti in merito gli esempi dei tira e molla post elettorali e delle contraddittorie affermazioni che qualificano ed offendono innanzitutto chi le pronuncia. Ciò non è frutto di Alzheimer precoce, è figlio della disonestà intellettuale e della voglia di restare in partita anche al costo di sputtanarsi

L’ultima sconcezza politica e intellettuale in ordine di tempo è rappresentata dall’invito del M5s al Pd a collaborare.

Una scemenza senza se e senza ma.

A meno che i Cinquestelle non abbiano deciso di mandare al rogo il proprio programma elettorale…

Già perchè i pentastellati vogliono cancellare la massima parte delle leggi ispirate dalla scorsa maggioranza a guida Renzi. Il Pd, insomma, accettando la proposta dovrebbe rinnegare se stesso e il proprio operato legislativo.

In questa elementare considerazione si specchia tutta la confusione che regna sovrana nelle teste di alcuni degli aspiranti architetti della nuova Legislatura.

Il precipitoso ritorno alle urne forse ci salverà.

Prima che i disperati imbraccino i forconi.

Già perché l’effetto catalizzatore della rabbia popolare svolto dal M5s è in via di esaurimento. Se non si è già esaurito…