Sei ragioni per cui il M5s non può sottrarsi al dovere di governare

Sei ragioni per cui il M5s non può sottrarsi al dovere di governare

18 Dicembre 2017 0 Di Marino Marquardt

Sono almeno sei le ragioni per cui il M5s, se vince le elezioni ed è primo partito del Paese, non può provarle tutte prima di rinunciare a governare.

Sei ragioni per cui il M5s non può sottrarsi al dovere di governare

Sono almeno sei le ragioni per le quali il M5s – da primo partito del Paese – non può sottrarsi al dovere di provarle tutte prima di rinunciare a governare:

  1. La annunciata prorogatio di Paolo Gentiloni a Palazzo Chigi in attesa – o in assenza – della formazione di un nuovo governo aprirebbe di fatto la porta a un governo Pd-Forza Italia. Non a caso Silvio Berlusconi ha annunciato il sostegno del proprio partito a questa “ipotesi emergenziale”. Ne scaturirebbe una sorta di “Monti 2.0”. Un governo che potrebbe protrarsi per molto tempo.
  2. La rinuncia a Palazzo Chigi del M5s consegnerebbe di fatto il Paese nelle mani di un governo Berlusconi-Salvini-Meloni più Accessori democristiani o di un governo Renzi-Berlusconi più Accessori democristiani. Dopo lo streaming con Bersani si ripeterebbe l’errore. Allora la scelta pentastellata regalò al Paese prima Letta e poi Renzi, domani un nuovo rifiuto a cercare intese regalerebbe all’Italia in un sol colpo Renzi e Berlusconi insieme. Ciò rappresenterebbe una colpa e una dimostrazione di imraturità politica indelebile.
  3. L’assenza iniziale dei numeri per governare – data la potenza economica di Berlusconi – non costituirebbe un problema per il leader di Forza Italia. L’Uomo di Arcore già in passato ha dimostrato di saper comprare uomini e cose con estrema disinvoltura. Domani come ieri, facendo ricorso anche ad escamotage che gli consentano di bypassare la legge. Anche quella anti-trasformismo di recente conio.
  4. Il sempre più ridottissimo spessore etico-morale dei politici partoriti dal Porcellum in poi faciliterebbe il compito dell’Architetto forzista. E’ noto infatti che la bramosia per il Potere dei riconfermati o neo nominati parlamentari spingerebbe costoro a fare di tutto, anche a vendersi l’anima al Diavolo di Arcore, pur di non perdere gli appena conquistati – o riconquistati – stipendi, bonus, vitalizi, privilegi e poltrone.
  5. Ieri dalla Annunziata Luigi Di Maio ha aperto alla possibilità di intese post elettorali. Lo ha fatto con la prudenza di chi sa che su questo tema bisognerà condurre alla ragione i “duri e puri”, i “talebani” del Movimento. Ma il fatto che abbia iniziato a parlarne è un segnale incoraggiante.
  6. Non è con le riserve mentali e con i pregiudizi che si fa politica. Politica è “Arte del Possibile”, è pragmatismo. Politica è un esercizio che richiede intese e anche compromessi. Purché questi ultimi siano Alti e vadano incontro alle esigenze della collettività. Mantenendo ferma la barra dell’onestà.Tra M5s e Liberi e Uguali di Grasso vi sono moltissimi punti programmatici in comune, dal Reddito di cittadinanza, alla cancellazione della Legge Fornero, alla reintroduzione dell’Art.18… Il tentativo di arare bene questo campo è un dovere soprattutto per la prima Forza Politica del Paese. E le parole in merito pronunciate ieri da Di Maio lasciano ben sperare. Un consiglio a chi non è d’accordo su questa linea: si occupi di altro, vada a fare quattro chiacchiere al bar o vada a fare l’invasato allo stadio. E la smetta di giocare con la politica! Non è materia sua!!!