Spaccato il partito di Bouteflika, Algeria sul punto di una svolta

Spaccato il partito di Bouteflika, Algeria sul punto di una svolta

19 Marzo 2019 0 Di Corrado Corradi

Algeria sull’orlo di una svolta dalle imprevedibili conseguenze dopo che ben 72 dei 120 dirigenti del Fln, il partito al potere, hanno contestato la presidenza di Bouteflika.

Algeria, i vertici del FLN si spaccano

Situazione politica in Algeria in rapida evoluzione ormai prossima ad una svolta di cui è però difficile prevedere i possibili esiti.

L’inizio di questa svolta, domenica 17 marzo, quando ben 72 mouhafedh, gli alti dignitari regionali del Fln, hanno siglato una dichiarazione in cui esprimono il loro sostegno a, testualmente, «il risveglio delle coscienze delle masse popolari». Il Fronte di Liberazione Nazionale è il principale partito alverino, protagonista prima della Guerra di indipendenza dalla Francia e poi del governo del Paese fino ad ora.

La dichiarazione di domenica assume un pregnante valore per almeno tre ragioni essenziali:

  • 72 dignitari su un totale di 120 é un numero ragguardevole;
  • giunge nell’apogeo della protesta popolare;
  • il clan che sostiene il presidente Bouteflika risulta essere letteralmente caduto dalle nuvole e non sa come mettere una pezza a una tale defezione.

Effettivamente nessuno si aspettava un così consistente fronte di resistenza interno al partito del presidente.

La dichiarazione dei dignitari usa un linguaggio arzigogolato e a tratti anche disarticolato, ma inequivocabile.

«Noi, mouhafidhs – onorevoli – del Fln – si legge nella dichiarazione – domenica scorsa, presso la sede di Lakdariya, wilaya di Bouira, salutiamo il movimento di contestazione popolare del quale dichiariamo sostenere tutte le rivendicazioni legittime e prendiamo le distanze da ogni dichiarazione proveniente dal presidente dell’istanza illegittima del partito».

E ancora, «salutiamo il risveglio delle masse popolari e ne apprezziamo il senso civico espresso in tutte le manifestazioni che si sono susseguite e che esprimono le più oneste aspirazioni del popolo volte a costruire uno stato moderno, democratico colmo di giustizia e libertà».

«Rigettiamo globalmente e nel dettaglio ogni decisione promanante dall’istanza della parte illegittima del partito».

A tale dichiarazione ha fatto eco Ahmed Gaid Salah, Capo di Stato Maggiore dell’Esercito che ha rilanciato: «Il popolo e l’Esercito condividono la stessa visione sul futuro del Paese».

Sembra pertanto che i «mouhafidhs» del Fln non siano soli nella loro presa di distanza dal «pouvoir» incarnato da Bouteflika; anche altre organizzazioni si sono espresse in tal senso.

Per esempio i moujahiddin, ossia i combattenti della guerra di liberazione paragonabili ai partigiani italiani dell’Anpi, l’organizzazione nazionale dei figli dei martiri della guerra di liberazione, nonché l’associazione degli ex del Malg (il servizio d’informazione durante la guerra di liberazione).

Anche il proclama congiunto di queste associazioni parla di un Bouteflika asservito a un potere che vuole «perpetuare un sistema che ha raggiunto i suoi limiti e che rischia di portare il paese verso i peggiori pericoli».

Si registra inoltre la defezione di molte sigle sindacali affiliate all’Ugta (Union Générale des Travailleurs Algériens) il cui capo continua invece ad esprimere il suo sostegno a Bouteflika.

La domanda che circola in seno alla stragrande maggioranza degli algerini é la stessa ed é ammantata da un certo pessimismo:

«Le clan Bouteflika entendra-t-il raison pour autant? Rien n’est moins sûr. Et c’est le scénario du pire qui se profile dorénavant à l’horizon». Ossia, “il Clan di Bouteflika intenderà ragione? Nulla é meno sicuro di ciò, si profila quindi all’orizzonte lo scenario peggiore”.