SPECIALE 80° DELLA COSTITUZIONE/ Ottant’anni di Costituzione: la Repubblica che siamo
02 Giugno 2026Buon anniversario Repubblica. Ottant’anni fa l’Italia sceglieva sé stessa, diventare una comunità solidale e pacifica. Con il referendum del 2 giugno 1946 e poi con la Costituzione in vigore dal 1° gennaio 1948, un popolo uscito dalla guerra, dalla dittatura fascista e dalla vergogna, scriveva il proprio futuro. Un futuro che ancora oggi proviamo a definire meglio .

La Costituzione italiana è innanzitutto una dichiarazione di umanità. I principi fondamentali non sono norme astratte, ma la risposta autentica a tutto ciò che era accaduto fino alla Liberazione. Per anni la persona era stata suddito, numero, nemico. La Costituzione del 1948 all’articolo 2 proclama, invece, che la Repubblica “riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo “. Li riconosce e li tutela perché il popolo è l’essenza della democrazia. “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge” è l’altro pilastro che dobbiamo tenere alto, in un Paese dove migliaia di immigrati diventano o aspirano a diventare cittadini italiani. Quindi, accoglienza e umanità.
I Padri costituenti affidarano alla Repubblica l’obbligo di rimuovere gli ostacoli che impediscono la partecipazione delle persone alla vita del Paese. Tra luci e qualche ombra gli italiani partecipano alla vita democratica. Sentono come loro dovere affrontare le prove che nascono dentro una grande comunità. Negli anni ce ne sono state di decisive e drammatiche: dalla rottura dell’unità nazionale, al terrorismo, dalle stragi, alla mafia, alle deviazioni degli apparti dello Stato, dalla corruzione politica, alle crisi economiche, fino a una terribile epidemia. “L’attacco al cuore dello Stato”, risolutivo di trame, congiure ed omissioni trovò un Paese pronto a respingerlo con la forza dell’unità e il presidio di noi tutti. La mia generazione è cresciuta con il senso delle istituzioni e la difesa della libertà. Ne abbiamo dato prova con coraggio e determinazione in molte circostanze.
Abbiamo affrontato ingiustizie e squilibri in ogni campo, a cominciare da quel diritto al lavoro che resta la precondizione per sentirsi veri cittadini. Oggi c’è da fare qualcosa di più, come scrive il Prof Piero Sandulli nell’articolo qui accanto.
L’articolo 1 della Carta stabilisce che l’Italia è ” una Repubblica fondata sul lavoro”. Fu una scelta precisa, fatta in uno spirito di concordia nazionale, derivazione delle idealità cattolica, socialista, laica, liberale, perchè preserva la dignità di chi studia, costruisce, insegna, inventa, produce. La Resistenza all’occupazione nazista aveva liberato lo spirito, l’impegno, la coesione di un popolo.
La divisione dei poteri, l’indipendenza della magistratura, la libertà di stampa, il diritto all’istruzione, la tutela della salute: ogni articolo della nostra Carta è un presidio contro l’arbitrio. Per la prima volta nella storia dell’Italia il potere non è nelle mani di una sola persona. È diviso, controllato, amministrato. In questi lunghi anni ci sono stati eccessi e abusi ma lo spirito di un paese unito non è venuto meno. I partiti politici e le libere associazioni, tutelati dalla Carta, devono interpretare e correggere i fenomeni di disaffezione alla partecipazione che coinvolgono migliaia di giovani. Dimostrino, le organizzazioni democratiche rappresentative, sensibilità ed azione affinchè le nuove generazioni sentano vicine la “Costituzione materiale”. E sappiano scegliere i custodi veri della democrazia.
La festa degli italiani che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha voluto in piazza del Quirinale è la rappresentazione fisica della volontà dei Padri costituenti di non disperdere un patrimonio storico e morale. Ritrovarsi nell’agorà accanto ai simboli dell’unià nazionale.
Ottant’anni dopo la Costituzione non è un reperto politico e giuridico. È uno strumento vivo, sottoposto anche recentemente alla volontà popolare attraverso un referendum. Uno strumento, capace di interpretare i conflitti del presente: la pace globale, il diritto al lavoro nell’era dell’automazione, la tutela dell’ambiente, la sfida dell’era digitale, la tolleranza.
Sappiamo che la democrazia va difesa contro ogni degenerazione e diventa fondamentale ricordarsi che anche l’esercizio democratico può generare mostri, come il sonno della ragione. La comunità ha il dovere di aiutare le istituzioni, la politica, gli eletti ad affrontare e risolvere i problemi secondo quello che sta ben scritto in un testo elaborato nel secolo delle due guerre mondiali, delle tragedie umane e civili, dell’olocausto, delle dittature, ma anche della speranza e della costruzione di un futuro migliore.


