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Marco Zullo - Rubrica Marco di Fabbrica
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SPECIALE 80° DELLA COSTITUZIONE/ Perché il Sud “tradì” la Repubblica

SPECIALE 80° DELLA COSTITUZIONE/ Perché il Sud “tradì” la Repubblica

02 Giugno 2026 Off di Redazione Italia Notizie 24

Il Referendum del 2 giugno 1946 per la scelta tra Monarchia e Repubblica divise l’Italia in due e non solo per la preferenza elettorale. I votanti furono 24.946.878 con il risultato che 12.718.641 di voti andarono alla Repubblica e 10.718.502 andarono alla Monarchia.

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Il voto alla Repubblica prevalse al Nord, mentre il Sud si pronunciò a favore della Monarchia. Per la Monarchia votó anche il futuro Presidente della Repubblica, Luigi Einaudi.

La differenza di consensi tra Nord e Sud ha prodotto centinaia di studi, libri e dibattiti. Qui riportiamo l’opinione di uno dei maggioir storici contemporanei italiani, il Prof. Giuseppe Ignesti.

“Alla base delle differenze del voto tra Nord e Sud Italia ci sono molte ragioni. L’esperienza bellica influì certamente sull’orientamento del voto e il Sud, che conobbe prima del Nord la liberazione dall’occupazione tedesca, visse quell’esperienza come una specie di continuità politico-amministrativa con la Monarchia. I cittadini sudditi avvertivano  un bisogno di protezione, di sicurezza, di giustizia. Nel Sud sopravvivevano condizioni di povertà estrema, in quello che definisco il “popolo minuto”. Ma nelle quattro giornate di Napoli, per esempio, quel popolo combattè i tedeschi con determinazione e pochi mezzi.

Nelle regioni del Sud  c’era una società di tipo feudale, con un economia chiusa su se stessa, molto legata alla presenza del Sovrano. Accanto alla grande corte c’erano le piccole corti dei latifondisti che davano lavoro al popolo. E questa apparente contraddizione, tra ribellione ai tedeschi e continuità quasi statuale con la Monarchia si manifestò tre anni dopo la iberazione di Napoli, con il voto plebiscitario dell’80% del Sud a favore della monarchia. Si consideri anche che le previsioni di voto alla vigilia del referendum erano indicative, sia nei grandi numeri, sia nella loro distribuzione geografica.

Nel voto monarchico fu sicuramente importante il voto dei cattolici. In modi diversi ma sostanzialmente convergenti, la religione cattolica, la fede, la Monarchia, il Sovrano, erano percepite come le uniche istituzioni che potevano soddisfare il bisogno di sicurezza e di protezione, soprattutto dopo una guerra. In tutto questo c’erano radici psicologiche e culturali, come in un patto non scritto che solo nell’età moderna si evolve in forme democratiche. La Repubblica era tutta da costruire.

Il Prof. Giuseppe Ignesti è docente di Storia contemporanea, Storia dei rapporti tra Stato e Chiesa e Pro-rettore alla LUMSA di Roma.

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