Spesa pubblica: il tesoretto da 19 miliardi che i ministeri non spendono

Spesa pubblica: il tesoretto da 19 miliardi che i ministeri non spendono

23 Febbraio 2021 0 Di Tommaso Corno

Conto riassuntivo del Tesoro, nel 2020 la spesa pubblica relativa ai Ministeri lascia residui pari al 10% del totale. L’inchiesta: come vengono gestiti i soldi dello Stato?

Conti dello Stato, il debito esplode nel 2020: emessi titoli per 160 miliardi di euro

Che il 2020 avesse messo l’economia del Paese in difficoltà, purtroppo non di pari passo ma più che nel resto del mondo, si sapeva. Ma fra scostamenti di bilancio, bonus vari e fondi che vanno e vengono, diventa facile perdere il conto di quanto lo Stato stia realmente risentendo a causa dell’emergenza sanitaria, sia per quanto riguarda il suo impatto economico nell’anno passato che in relazione alle prospettive di spesa ed investimento che questo nuovo governo può avere in vista del Recovery Fund.

I dati riportati nel conto riassuntivo dello Stato, pubblicati il 3 febbraio, possono aiutare a comprendere la direzione economica intrapresa dall’Italia in uno dei periodi più complessi della sua storia repubblicana.

Il quadro generale è quasi ovvio, viste le circostanze: debito pubblico alle stelle, PIL in caduta libera e, nel complesso, un’economia pressoché ferma.

Per tenere in funzione il meccanismo dello Stato e coprirne le spese, nel 2020 si è reso necessario il ricorso ad un’emissione di titoli di Stato per oltre 160 miliardi di Euro, un’enormità rispetto ai 39 miliardi emessi nel 2019.

Le chiusure alle quali la pandemia ha costretto le imprese italiane vengono così bilanciate dall’intervento dello Stato, in particolare attraverso i ministeri.

Spesa pubblica: nel 2020 i ministeri spendono 980 miliardi, domande sui residui in conto capitale

Proprio da parte di questi ultimi, nel 2020, la spesa totale è stata di oltre 980 miliardi di Euro. Di questo totale, 98 miliardi rappresentano la spesa in conto capitale, utilizzata per finanziare investimenti effettuati sia da parte dei ministeri stessi che da famiglie, aziende o privati. Una spesa cospicua, più che raddoppiata rispetto al 2019, ma i cui componenti non sono necessariamente evidenti.

La definizione di “spese in conto capitale” è relativa agli investimenti, ma non è del tutto chiaro se misure come i vari bonus emessi nel corso dell’anno scorso figurino fra queste spese.

Dato l’incremento notevole di questa voce rispetto all’anno precedente, tuttavia, sembrerebbe ipotizzabile che questi ultimi vengano effettivamente considerati come elementi di questa categoria di spese.

Un dato che salta all’occhio è che, delle spese in conto capitale totali, 12 miliardi figurano sotto forma di residui, ovvero soldi che non sono ancora effettivamente usciti dalle casse dello Stato.

Questo può accadere per due ragioni. La prima è che gli investimenti, e i relativi creditori, sono stati identificati ed in attesa di pagamento. La seconda è che questi residui siano residui di stanziamento, e cioè che rappresentino una spesa per gli investimenti di creditori non ancora identificati.

Il conto riassuntivo del Tesoro non specifica quanti di questi 12 miliardi appartengano a ciascuna categoria, ma di vero c’è che oltre il 10 per cento dei fondi annuali dei ministeri non escono dalle casse degli stessi. E per alcuni di questi, la percentuale sale fino a superare il 50 per cento.

Residui stabili rispetto al 2019, ma in che modo vengono impegnati?

Un dato che, rispetto a quello del 2019, preoccupa relativamente poco: il valore dei residui per le spese in conto capitale è aumentato di soli 170 milioni nel corso dell’anno scorso, una variazione proporzionalmente inferiore rispetto all’aumento iperbolico delle spese totali sostenute dai ministeri.

Rimane, tuttavia, l’incertezza riguardante la distribuzione dei residui fra le due categorie sopracitate.

Eppure, si tratta di una distinzione significativa, che definisce il modo in cui lo Stato gestisce le proprie spese e, indirettamente, anche il proprio bilancio.

Un’alta proporzione di residui di stanziamento può essere indicativa di un’allocazione imperfetta dei fondi, o di una mancanza di appeal ai prospettivi investitori.

Dato il debito che lo Stato ha contratto nel 2020 e l’ormai prossimo arrivo dei soldi del Recovery Fund, diventa importante comprendere quale tipo di spese funziona, e quali invece rendono le casse dei ministeri statiche.

Comprendere l’entità dei residui ministeriali, e di conseguenza sviluppare una conoscenza più approfondita del modo in cui lo Stato impiega effettivamente i fondi stanziati, richiede una serie di approfondimenti sulle dinamiche dei vari Ministeri e sulla natura delle spese sostenute da questi ultimi, per poter effettivamente identificare i residui di stanziamento ed evidenziare in che modo, negli ultimi anni, lo Stato ha gestito tali residui.